Interviste Cinema

Con Fanny Ardant e Margarethe Von Trotta il Bif&st si fa donna

3

La regista tedesca e l’attrice e regista francese condividono ricordi durante una masterclass.

Con Fanny Ardant e Margarethe Von Trotta il Bif&st si fa donna

La masteclass della penultima giornata del Bari International film Festival è a due e rigorosamente al femminile, se non si conta la presenza, come moderatore, del direttore Felice Laudadio. Sul palco del Petruzzelli si passano amabilmente la parola due artiste - una francese e l’altra tedesca - che hanno in comune non solamente il talento e un film fatto insieme (Paura e amore, da una diretto e dall’altra interpretato), ma anche il doppio mestiere di attrice e regista. E se Margarethe Von Trotta ha attraversato l’intero Bif&est in qualità di Presidente, Fanny Ardant lo ha scelto come vetrina per la sua terza esperienza dietro la macchina da presa, quel Le divan de Staline nel quale Gérard Depardieu fa la parte di Stalin.  Ecco cosa hanno raccontato le due "colleghe" in un incontro particolarmente affollato dove sono state invitate a ricordare Ettore Scola (dal quale la Von Trotta ha appena preso il testimone alla guida della manifestazione barese) e Vittorio Gassman, a cui questi otto giorni di cinema sono dedicati.

Margarete Von Trotta attrice e poi regista - Non ho fatto nessuna scuola di cinema, ricordo di aver visto tanti film a Parigi all’epoca della Nouvelle Vague. Parigi era una città piena di cinéphile, c’erano studenti un po’ pazzi che mi hanno attirato nella cinémateque e nei cinema del Quartiere Latino. In quei luoghi ho apprezzato i film di Ingmar Bergman e mi è venuto il desiderio di seguire la sua strada, ma all’epoca nessuno pensava che una donna potesse fare la regista, e quindi ho cominciato a prendere lezioni di teatro e sono diventata attrice. E tuttavia, come un animale che attende la sua preda, aspettavo sempre di poter fare il salto.

Fanny Ardant sul passaggio alla regia - E’ successo perché spesso, quando facevo l’attrice in teatro, c’erano lunghi pomeriggi in cui, aspettando di andare sul palco, mi annoiavo.  E allora scrivevo e scrivevo. Scrivevo storie lunghe e alla fine un giorno qualcuno ha creduto in me. L’ho fatto così, senza avidità. Adoro fare l’attrice e per niente al mondo abbandonerei questo mestiere, e quindi ogni volta che passo dietro alla macchina da presa, è un gesto quasi clandestino.

Margarethe Von Trotta sugli attori - Gli attori devi amarli perché, in fondo in fondo, hanno paura di stare davanti alla macchina da presa. Molti miei colleghi pensano che gli attori siano degli automi a cui dire: "Vai da lì a lì". L’attore, invece, è una creatura vulnerabile, debole, ed è una cosa di cui occorre tenere conto. Bisogna lasciarlo libero di inventare e di proporre ciò che desidera. Ci sono attori con cui puoi discutere e altri che cominciano a piangere non appena gli rivolgi la parola. Un regista deve capire immediatamente chi ha di fronte, dev’essere un po’ uno psicoanalista.

Fanny Ardant attrice - Potrei paragonarmi a un cane che va in una foresta senza sapere cosa gli capiterà. Per me un film è come un odore da seguire. Non ho mai certezze, non so cosa vado a fare.

Fanny Ardant su Vittorio Gassman - E’ difficile parlare delle persone che hai amato. Vittorio aveva una grande personalità, era timido ma lo nascondeva bene. Era un uomo impaziente, nervoso, per lui erano tutti lenti. Quando siamo diventati amici, ho cercato di trascinarlo a fare teatro a Parigi, ma non ha voluto. Però veniva a vedermi da Roma, entrava nel mio camerino, mi portava al ristorante, mangiavamo il primo, il secondo e lui faceva finta di niente. Poi, arrivati al dolce, diceva: "Parliamo delle cose importanti", e così cominciava con le sue diagnosi intelligenti e spiritose. Adorava le donne e tante altre cose, aveva un lato malinconico, ricordo che mi ha protetto, anche io avrei voluto proteggerlo.

Fanny Ardant su François Truffaut - François è stato il primo regista di cinema che mi ha dato fiducia. Quando mi ha chiamato, avevo alle spalle solo l’esperienza in teatro e lui, che era uno spirito libero, non pensava che la gente di teatro dovesse fare solo teatro. Ha detto semplicemente: "Voglio questa ragazza". Grazie a lui ho imparato che stare sul set è un privilegio, un privilegio anche doloroso. In tutti registi con cui ho lavorato in seguito ho cercato la passione che Truffaut aveva per il cinema, ma non l’ho mai trovata, non ho mai trovato nessun altro che fosse tanto animato dal desiderio di far scoppiare, con un film, un piccolo incendio.

Margarete Von Trotta su Ettore Scola - Avrei voluto essere una delle sue attrici, io l’ho conosciuto a Venezia dopo Anni di piombo. Avevo visto e ammiravo profondamente i suoi film. Voleva che scrivessi una sceneggiatura per lui, me lo disse per farmi un complimento, in realtà la cosa non lo interessava, ma non poteva dirmi: "Tu sei brava". Ogni volta che ho portato un film in Italia, lui è venuto a vederlo. Mi diceva: "Mamma mia, non c’è niente da ridere nel tuo cinema", mi sembri Dreyer. Pensava che il mio cinema fosse troppo tedesco.

Fanny Ardant su Ettore Scola - Ettore era intelligente, ma non era un intellettuale, c’era qualcosa di rapido, di veloce, nella sua comprensione delle cose. E aveva una grande ironia, rideva selvaggiamente delle cose che non poteva cambiare e si rattristava per i sogni che svanivano. Quando mi ha chiesto di recitare ne La famiglia, ero molto fragile e lui mi è stato vicino. Il set era un caos, tutti parlavano ad alta voce e io ero stordita, ma alla fine, come un prestigiatore, lui sistemava ogni cosa. Cenavamo spesso Marcello Mastroianni, lui ed io, ed era una gara di barzellette. All’inizio non le capivo. Cercavano tutti di parlare in francese, ma era un francese buffo, accademico. Ricordo di aver pensato: se loro fanno uno sforzo per parlare la mia lingua, io cercherò di parlare la loro.

Le Divan de Staline e Depardieu - Da ragazza ero appassionata di letteratura e arte russa ed era tanto tempo che volevo fare un film su come si comporta una persona davanti al potere. All’inizio non pensavo di affidare il ruolo di Stalin a Depardieu. Un giorno Gérard è venuto da me e mi ha chiesto: "Non hai una piccola parte per me?". "Sì, c’è un prete, si tratta di 2 giorni di lavorazione". Siccome girare con Gérard è meraviglioso, ho pensato: perché non renderlo protagonista del film? Chi meglio di lui può dare tanta forza al personaggio rendendolo odioso? Sapevo che non somigliava a Stalin, ma così avrei fatto un film non realistico ma metaforico, una favola”.

Margarete Von Trotta dice la sua su Dapardieu/Stalin - Depardieu è anche amico di Putin, era perfetto, dunque, per interpretare Stalin.

La risposta di Fanny Ardant - Solo i giornalisti pensano che il mondo sia bianco o nero. Putin non è peggio di Trump. Gérard è un avventuriero, si sa rapportare a qualunque persona: è un uomo libero, parla senza pesare alle conseguenze di ciò che dice, un po’ come faccio io, perché pensa che la vita sia corta. Non ha fatto un’apologia di Putin, ha detto: "Lascio la Francia, la Russia mi accoglie? Meglio così". Gérard è come un bambino che fa i capricci.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming