Come non detto - abbiamo incontrato gli autori e il cast del film

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Come non detto è un film di prime volte: un giovane regista esordiente, uno sceneggiatore alla sua prima prova (il direttore marketing della Moviemax Roberto Proia), un protagonista bravissimo ma sconosciuto, debutti o utilizzi inconsueti per gli altri membri del cast, tutti in palla: Ninni Bruschetta, Monica Guerritore, Valeria Bilillo, Valentina Correani, Andrea Rivera, Lucia Guzzardi, e “il Libanese” Francesco Montanari nei panni della drag queen. Tutti insieme appassionatamente hanno presentato alla stampa il film, che verrà distribuito nelle sale dal 7 settembre in oltre 150 copie.

Roberto Proia così racconta la genesi del progetto: “Nasce da un'idea di 4 o 5 anni fa, ed è ispirato alla mia storia personale. Leggendo sceneggiature per lavoro mi è capitato di leggerne anche di brutte, e ho pensato che una sarei stato capace di scriverla anch'io. Il tema del coming out è quasi sempre stato affrontato dal cinema in modo tragico, ma io ho pensato che sarebbe stato possibile raccontarlo anche in forma comica. Ci sono tanti film indipendenti americani, ad esempio quelli della Fox Searchlight, che parlano di temi anche seri in modo leggero. Nel caso del ragazzo del film, come a volte succede nella vita, si fa tanto rumore per nulla. Essere se stessi non deve essere un atto eroico. Detto questo, inizialmente avevo proposto il film ad Andrea Occhipinti, che conosco da anni, e mi disse che era carino ma che ce n'era uno simile in uscita, Mine vaganti, in cui il discorso invece è affrontato in modo diverso, visto che lì i personaggi affermano senza problemi e anche in modo aggressivo la loro omosessualità, al contrario di Mattia”. A una domanda “militante” sulla mancanza nel film dello stigma che nella società italiana ancora accompagna e perseguita l'omosessualità, Proia risponde “E' vero, non c'è nessun j'accuse alla società, perché quello che mi premeva raccontare è che al di là di come può reagire o cosa può pensare il tuo vicino di casa, la responsabilità è tua: parti da te e comincia a volerti bene. E' questo per me il messaggio del film”.

Spiritosissima, Monica Guerritore, ormai a suo perfetto agio nella commedia, interpreta la mamma del ragazzo che ha difficoltà a dire ai suoi di essere gay, sia in versione “sottomessa madre italiana” che in un esplosivo rovesciamento finale, per il quale, racconta, si è ispirata “a Kathleen Turner, in film come La signora ammazzatutti. Anch'io nel film faccio il mio personale coming out che mi porta a liberarmi in modo un po' disordinato e primitivo ma autentico, anche così (l'attrice si alza in piedi e mostra il vestitino leopardato che indossa per l'occasione, ndr). (…) Nel caso del mio personaggio, da perfetta moglie di un uomo virile e maschile, rimasta sola, single e separata, comincia una ricerca di sé coi suoi piccoli mezzi molto poco eroici: quindi vede la televisione, con pillole di Crepet a La vita in diretta, sente per caso che c'è lo yoga che calma, scopre l'esistenza dei punti chakra che non sa neanche dove stanno, di Om che per lei diventa On, ma a modo suo tenta in maniera molto disordinata di trovare la sua strada, tanto che alla fine potrebbe tirar fuori il coltello e uccidere. E alla fine è così: leopardata. Mi piace l'idea del coltello dell'arrosto, che rappresenta la famiglia riunita, e che lei estrae dalla carne e forse vorrebbe piantare nel cuore del marito”.

E Ninni Bruschetta, che al padre omofobo e macho presta la sua arte, ci racconta poi che quello che lo ha attratto del film è proprio “l'idea di mettermi in un ruolo che non solo non mi appartiene, ma che non ho mai conosciuto. Anche se potrebbe sembrare una cosa campanilistica, chi conosce la letteratura siciliana, soprattutto Brancati e molti altri scrittori e pensatori, sa che c'è un luogo in cui i costumi sono liberi, questo è proprio la Sicilia (…). Tra l'altro proprio nella letteratura brancatiana l'uomo è vittima della donna, è succube della figura femminile. Proprio per questo io ho avuto un padre straordinario sotto molto aspetti, ma soprattutto in questo senso. Non ho mai sentito mio padre fare battute su una donna e io non ho mai fatto battute su una donna, e questo non significa una chiusura, un'inibizione, ma semplicemente un rispetto che secondo me esiste anche nei confronti dell'omosessualità”.

Mattia è l'esordiente Josafat Vagni, davvero ammirevole per come risulta spontaneo e sicuro di sé in un ruolo non certo facile che lo vede sempre al centro dell'azione e che ci ha detto che “al contrario di me, che non mi sento mai a disagio in nessun posto, e su questo sto lavorando, Mattia è uno che ha sempre paura di quello che fa, di quello che dice, di essere notato e giudicato, e si trincera dietro questa paura, che diventa per lui come una droga. Mattia in fondo è un ragazzetto normalissimo, sempre pronto però a sentirsi fuori posto, per qualsiasi motivo, non solo per la sua sessualità. Non so se lavorerò di nuovo, ma essendo stato scelto da Ivan piuttosto presto, ho fatto da sparring-partner per tutti gli attori che venivano ai provini. Per tutte le mamme, le nonne, i fidanzati, i padri... questo mi ha aiutato a trovare Mattia strada facendo. Come esperienza è stata fantastica. Rispetto agli altri attori sul set, io ero come il ragazzo che porta i caffé, stavo lì a guardarli recitare, loro che fanno questo lavoro da più tempo di me.”

Francesco Montanari, smessi i panni del malavitoso di Romanzo Criminale, veste piume e paillettes, tacco 14 e calze a rete per dare vita alla Priscilla del Tiburtino, alias Alba Paillettes, MC del Muccassassina, nella vita Giacomo. Dopo aver dichiarato che “dopo questa esperienza non chiederò mai più alla mia compagna di fare la ceretta e mettere i tacchi”, torna serio parlando del ruolo; “siamo stati in questo locale a studiare questo mondo affascinante e teatrale nel vero senso della parola, dove c'è un canovaccio, e il resto viene dall'improvvisazione, con una meticolosità incredibile per tutti gli aspetti. Potrebbe sembrare uno stereotipo, ma non lo è, perché una drag-queen va volutamente sopra le righe, quella che rappresenta non è la donna, è l'estremizzazione della figura femminile vista attraverso uno sguardo maschile. E' Jessica Rabbit. E Alba ha il microfono, dunque è quella che conduce e organizza la serata, il deus ex machina”.

Il regista Ivan Silvestrini, 28 anni, ha tutto il diritto di essere definito “un giovane esordiente italiano”. Giustamente emozionato per la sua opera prima, racconta: “sono stato molto felice di esser stato ritenuto il regista giusto per questo film. Roberto mi ha scelto dopo aver visto il mio saggio di diploma al centro sperimentale e abbiamo lavorato insieme per quasi un anno alla rifinitura della sceneggiatura. E' stato un progetto pieno di cuore, da tutti i punti di vista, che ha portato a questo risultato che sposo totalmente. Sono molto felice di aver coinvolto questo cast che reputo perfetto, e che tutti abbiano accettato di partecipare”. A una domanda sull'estetica del film, risponde: “Con Rocco Marra, il direttore della fotografia, abbiamo deciso subito, dopo aver letto la sceneggiatura, di fare un film pop e di usare i colori a tutto spiano quasi senza ritegno. Questo lo ha reso felice, perché veniva da una serie di film d'autore molto cupi, e quindi insieme abbiamo dato sfogo alla nostra fame cromatica”.

Il risultato di questi entusiastici sforzi congiunti lo vedremo al cinema dal 7 settembre, e potrebbe rivelarsi una delle piacevoli sorprese della prossima stagione cinematografica.

Qui sotto trovate il video con le nostre interviste:



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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