“Come attore il mio obiettivo è essere libero”: Gael Garcia Bernal sul documentario e le sue passioni

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“Come attore il mio obiettivo è essere libero”: Gael Garcia Bernal sul documentario e le sue passioni

Quando parla del suo festival di documentari, a Gael Garcia Bernal si illuminano gli occhi. Sarà perché una dozzina d’anni fa, quando nacque Ambulante, era più giovane ed entusiasta, sarà perché è un progetto nato da un gruppo di amici che volevano portare le storie di vita in giro per il Messico, ma l’attore messicano sembra pienamente a suo agio al Biografilm Festival di Bologna. Dedicato alle vite e alla realtà, così come il suo Ambulante, una macchina ormai oliata e di grande successo che porta negli angoli più impensabili del Messico - ma anche di altri paesi della latinoamerica - il meglio del documentario locale e internazionale.

A Bologna Bernal arriva portando in dote la seconda proiezione al mondo di Neruda di Pablo Larrain, per il legittimo orgoglio del direttore artistico del Biografilm, Andrea Romeo.

Neruda è stata l’occasione per conoscere meglio me stesso, lavorando con una famiglia che ben conosco - ha detto incontrando la stampa - che mi permette di volare come attore. Se mi avessero proposto un film a Hollywood, cosa che peraltro non accade, e l'avessi accettato rinunciando a Neruda, mi sarei sentito di aver perso tempo e una grande opportunità. C’è questo mito di Hollywood, una etichetta amorfa e astratta, ma in tutto il mondo si fa cinema. Preferisco storie che parlano a me e in cui posso imparare, essere libero, l’obiettivo principale di un attore, oltre a veder convivere dentro di me diverse personalità.”

Il messicano ha molte passioni e un’idea molto precisa di quello che vuole: come attore e come spettatore. “Ogni genere prevede un mio lavoro diverso, come interprete. Il teatro preferisco farlo che vederlo: è incredibile lavorare con un gruppo, divertente mettersi alla prova ogni sera, mentre il cinema mi piace più vederlo che farlo. Non amo i tempi lunghi sul set, il fatto di doverne parlare bene e come se fosse tutto previsto ancora prima di inziare a girarlo. Della pittura o del teatro se ne può parlare senza certezze, anzi provocando volutamente l’accidente che rimette tutto in gioco. Penso che anche i film vengano meglio quando succedono cose impreviste. Anche il documentario, preferisco vederlo, visto che non ho la pazienza di aspettare che accada qualcosa. I documentaristi sono folli, non è normale avere tutta quella pazienza”.

Idee chiare, non per forza convenzionali, ma anche la voglia di provare cose nuove, come la serialità televisiva. “Mi diverto molto a girare Mozart in the Jungle, è come una compagnia teatrale di repertorio”, ha aggiunto ricordando l’impegno che recentemente gli sta dando più soddisfazioni, con la vittoria del Golden Globe come miglior attore in una commedia o musical. La seconda stagione arriverà in Italia da mercoledì 29 giugno alle 21.10 su Sky Atlantic.

Non sembra proprio intenzionato a passare dietro la macchina da presa, così dichiara. Anzi, arriva al punto di ammettere come non ami neanche stare davanti alla macchina, “è un processo noioso, che fa perdere tempo, mentre io preferisco arrivare e fare tutto subito, preferisco il gioco, come il calcio. La camera altera sempre la realtà, manipola. La gente cambia il punto di vista. Il documentario è in effetti una finzione”.

Parlando della realtà che lo circonda, Bernal non perde la convinzione che il cinema sia anche politico, abbia una funzione trasversale che può aiutare il recupero della memoria o la costruzione di un futuro comune. “Penso al tema della migrazione, spesso presente nei miei film. Il cinema in sé è migrante, attraversa le frontiere e usa punti di vista differenti per far dialogare realtà distanti, possibilmente cercando di creare un mondo migliore. Trump dà la colpa di tutto ai messicani o ai musulmani o ai cinesi; i suoi sono discorsi di odio, proprio quando l’immigrazione negli USA è negativa: ci sono più persone ad entrare in Messico che viceversa. Desierto di Jonas Cuaron, di cui sono protagonista, affronta questo tema universale. Non saremmo qui senza l’immigrazione e chi si oppone inventando una mitologia fascista, falsa, con la sua narrativo d’odio, porta alla guerra civile, al genocidio. Detto questo, ovunque c’è intolleranza nei confronti degli immigranti, anche in Messico, dove i centriamericani vengono trattati malissimo.

Gael Garcia Bernal ha parlato diffusamente di Ambulante, festival con una visione simile al Biografilm, raccontando la genesi e alcuni aneddoti. “Volevamo portare i documentari ovunque: nelle piccole realtà, dove i cinema non ci sono, e nelle città, dove i multiplex programmano solo prodotti commerciali. Abbiamo iniziato in maniera quasi clandestina, con ingenuità e entusiasmo, poi abbiamo creato una fondazione senza scopo di lucro, una struttura che potesse avere a che fare anche con esercenti, politici. Volevamo unirci per dare visibilità a film che lo meritavano, andando in tour come una rock band. Ci sono voluti alcuni anni per trovare le misure, poi abbiamo creato il nostro motto, che è la nostra missione: scoprire, condividere e trasformare.”

Un festival in grande crescita, Ambulante, come anche il Biografilm di Bologna; due eventi dedicati alla realtà, alle vite di personaggi che, spesso da un punto di visto inusuale, cercano di cambiare la loro vita, cambiando a suo modo anche il mondo. Per Ambulante l’appuntamento è per il prossimo anno, fra aprile e maggio, mentre il Biografilm prosegue fino a lunedì prossimo, in attesa di tirare le somme di un’edizione molto interessante, con spettatori in crescita, e la consapevolezza di aver trovato una formula efficace per raccontare il mondo che ci circonda, senza banalizzazioni, ma inseguendo la complessità e ponendosi domande. Per le risposte spazio agli spettatori.

Neruda uscirà nelle sale italiane il prossimo 13 ottobre.




Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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