Interviste Cinema

Claudio Baglioni presenta Questo piccolo grande amore 2008

Una delle poche icone della musica pop italiana, Claudio Baglioni, ha presentato a Roma il suo ambizioso progetto “Questo piccolo grande amore 2008”; si tratta di un’idea multimediale che, partendo dal celebre brano, porterà alla realizzazione di un nuovo album, di un libro e di un film attualmente in lavorazione, per la regia di Ricca...

Claudio Baglioni presenta Questo piccolo grande amore 2008

Questo piccolo grande amore: parla Baglioni

Nella prestigiosa cornice dell’Hotel Cavalieri Hilton a Roma una delle poche icone della musica pop italiana, Claudio Baglioni, ha presentato il suo ambizioso progetto Questo piccolo grande amore 2008; si tratta di un’idea che, partendo dal celebre brano, abbraccia molteplici forme artistiche: quella musicale, con la pubblicazione di un album contenente ben 36 brani - i 15 del disco originale più tutti quelli scartati all’inizio - a cui seguiranno tre concerti a Roma, Milano e Napoli; quella letteraria, che prevede l’uscita del romanzo prevista per la fine di novembre; ed infine quella che più ci interessa, una trasposizione cinematografica attualmente in lavorazione, per la regia di Riccardo Donna e con protagonisti i due esordienti Emanuele Bosi e Mary Petruolo. In occasione della presentazione di questo evento abbiamo potuto scambiare poche battute con il cantautore, che in questo caso abbiamo intervistato nelle sue nuove “vesti” riguardanti la produzione per il cinema.

A.E.: Nel cast del film Questo piccolo grande amore lei figura come co-sceneggiatore insieme ad Ivan Cotroneo. Quali sono state le difficoltà nel lavorare con un tipo di espressione artistica molto “tecnico” come la sceneggiatura?

C.B.: Il mio contributo più che tecnico è stato contenutistico, essendo la storia tratta dall’album omonimo, che in pratica la conteneva e la raccontava già. Io ho scritto il soggetto, ma lo scheletro della sceneggiatura è stato realizzato da Cotroneo; il mio contributo specifico è stato quello di restituire allo script i contenuti ed il linguaggio di quel periodo. Poi abbiamo provato ad inserire anche qualcosa di più specificamente cinematografico: del musical infatti Questo piccolo grande amore avrà alcuni tratti specifici, ma credo che riguardino soprattutto la regia di Riccardo Donna.

A.E.: A proposito di regia: per avere un maggiore controllo sul progetto cinematografico ha mai pensato di curarla personalmente?

C.B.: No, io sono entrato nel progetto in maniera già abbastanza prepotente, cosa che magari anche necessaria, visto che si tratta comunque di una vicenda molto personale, che in alcuni tratti diventa autobiografica. Conosco Riccardo Donna da tempo, in passato abbiamo lavorato insieme a progetti sia televisivi che musicali: con lui abbiamo una visione comune della musica come creatrice di un tempo ben preciso, e nel film essa sarà sia narratrice che più propriamente di commento alla storia, quindi vera e propria colonna sonora.

A.E.: Si è scelto di ambientare il film nel periodo in cui uscì l’album ormai storico, e cioè nei primi anni ’70: un periodo molto contraddittorio per il nostro paese, fatto di disillusioni e di forti tensioni socio-politiche. Crede che sia importante che le varie forme artistiche come ad esempio il cinema continuino a raccontare il passato del nostro paese, anche quello meno roseo è più ambiguo come quel decennio?

C.B.: E’ fondamentale che qualsiasi tipo di forma artistica tenga sempre acceso il fuoco della memoria. Il nostro paese purtroppo non ne possiede molta di memoria, vive sul presente e tende a dimenticare in fretta il passato. Il mio disco uscì nel 1972, fu scritto tra il ’70 e il ’71: questi limiti temporali verranno superati sia nel film che nel libro che sto terminando di scrivere. Verranno raccontati non solo gli eventi di quel periodo, si racconterà del taglio netto tra gli anni ’60, quelli del boom economico, ed i primi anni ’70, un momento in cui tutto il mondo, anche l’Italia, fece un sogno collettivo. Un sogno che venne disilluso da quel decennio, che fu terribile, con questioni ancora irrisolte e molti misteri ancora non svelati. Certo, poi noi abbiamo continuato a sognare, ma non nello stesso modo: ognuno ha sviluppato il suo personale, ma si è perso quello collettivo. In questo mio progetto vorrei proprio raccontare quel tipo di sogno, breve, equivocato da molti, ma comunque splendido.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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