Interviste Cinema

Chiamami col tuo nome: Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet presentano il film a Roma

46

Arrivano finalmente in Italia un giorno dopo l'annuncio delle 4 nomination agli Oscar regista e protagonisti di un film molto apprezzato.

Chiamami col tuo nome: Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet presentano il film a Roma

C'è una folla enorme davanti all'Hotel De Russie di via del Babuino a Roma, quando arriviamo, con largo anticipo, per l'incontro stampa col regista e i protagonisti del film Chiamami col tuo nome, fresco candidato a 4 premi Oscar 2018, per la sceneggiatura non originale, miglior canzone, l'interpretazione di Timothée Chalamet e come miglior film. C'è così tanta gente che i compassati portieri del prestigioso hotel costruito dal Valadier e che per un periodo ha ospitato una storica sede della RAI, perdono la pazienza e l'incontro stampa, diviso tra quotidiani e siti web, comincia con oltre un'ora di ritardo. A memoria - lavorando in questo ambiente dal remoto 1990 – non ricordiamo tanta eccitazione se non per qualche mega star hollywoodiana. Del resto è anche giusto che Luca Guadagnino si goda il suo meritato spotlight anche nel suo paese natale, dove per lo più i suoi film non sono mai stati apprezzati come all'estero. Chiamami col tuo nome, però, che il pubblico italiano potrà vedere al cinema da domani, 25 gennaio, sembra essere piaciuto a tutti o quasi.

Il regista arriva accompagnato dal super trendy e lanciatissimo Timothée Chalamet, o Timothy, visto che è americano di padre francese, e dall'altissimo Armie Hammer, che dopo aver posato per le foto si presenta alla stampa con un ultracomoda tuta da ginnastica. Si parte dall'idea che il film, pur raccontando una storia d'amore gay, parli un po' di una famiglia ideale. In realtà, sostiene Guadagnino: “Non penso sia un film su una storia d'amore gay, per me è più un film sull'aurora di una persona che diventa un'altra persona, un film sul desiderio che non conosce definizioni di genere e infine è anche un film sulla famiglia, ho molto pensato che potesse essere il primo passo verso il canone disneyano, inteso come un tipo di racconto emotivo in cui il gruppo di famiglia è un luogo in cui ci si migliora a vicenda. Pensiamo alla trilogia di Toy Story, dove un gruppo di misfits sgarrupati si unisce e forma una specie di famiglia”.

L'affermazione fa ridere i due protagonisti, che ne capiscono lo spirito anche se non si sentono affatto personaggi disneyani. Commenta Chalamet: “In realtà io faccio solo film disneyani. A parte gli scherzi in realtà in fondo è in parte vero, ma sopra ogni altra cosa c'era il mio desiderio di lavorare con Luca perché è raro per un attore a questa età trovare un ruolo di questo genere e poter lavorare con registi tanto bravi con una carriera già significativa. Come attore il mio compito è rendere giustizia al personaggio e alla storia, essere aperto e non sentirmi vulnerabile nei confronti del personaggio. Sentivo la responsabilità di portare verità in una storia molto conosciuta, vista l'estrema popolarità del libro, soprattutto in America ma non solo”.

Chiamami col tuo nome è anche un film sulla scoperta della sessualità a 360 gradi? Chalamet si dichiara d'accordo con la definizione e aggiunge:  "L'altro giorno parlavo del film con un regista e dicevo che il monologo di Michael Schulbarg alla fine, che è il cuore del film, parla di come ci si rapporta all'amore e di come si affrontano l'istinto e la sessualità, e lui mi ha detto che secondo lui quella scena ha più a che fare col dolore. E ripensandoci penso abbia ragione. Ho letto il libro cinque anni fa, quando si è cominciato a parlare del film, ho ritrovato la mia copia di recente e ho visto che avevo sottolineato tutto il monologo, che ci dice che c'è magari un momento in cui si soffre e ci si sente distrutti ma che proprio per questo è inutile aggiungere dell'altra sofferenza, non serve a niente”. (Armie Hammer, fino a questo momento silenzioso, chiosa “Sono d'accordo con tutto quello che ha detto”).

Ma una famiglia così aperta, in quel periodo, non è un po' un'utopia? Esiste davvero? Risponde Guadagnino: "L'utopia per me è la pratica del possibile e dunque sì che esiste. Il 1983 è un anno storicamente importante, è il tramonto di un'epoca il cui risultato viviamo ancora oggi. C'era quella capacità di apertura della generazione degli anni Settanta che fa sì che oggi ci sembri così strano che ci siano dei genitori con la capacità di trasmettere anche un sapere emotivo ai figli, ma proprio questo è il motivo per cui ho deciso di farlo". Come costruisce la scena sul set? La prima cosa che ho imparato col tempo è che la cosa più importante è il movimento all'interno del quadro, come prende vita a partire dall'elemento umano che si muove nello spazio. A me piace coi miei attori dimenticare la sceneggiatura e poi col mio montatore, Walter Fasano, con cui lavoro da quasi 30 anni, abbiamo il compito di fare in modo che questa tela venga esaltata a massimo, che la verità del loro lavoro venga portata fuori e resa scintillante. Condividiamo la passione per l'immaginario decostruttivista, ci piace la dissonanza più che l'assonanza. Il privilegio è fare i film che vogliamo fare, a parte Melissa P, ho sempre avuto il controllo sul montaggio dei miei film.



Armie Hammer parla del suo metodo di lavoro sul set: “Luca ha un equilibrio meraviglioso, ci sono registi che si intromettono molto e ti dicono di fare una cosa, di spostarti in un certo modo, e invece con lui c'è un'incredibile libertà, esaltata dal fatto che abbiamo girato con un'unica mdp, una 35 mm., con un unico obiettivo, per cui una volta scelta l'inquadratura era come stare in una pièce teatrale e ci lasciava liberi di fare quello che avevamo bisogno di fare, come toccare o prendere in mano certi oggetti. E se la cosa funzionava ti lasciava vivere in quello spazio e andavamo avanti, mentre se non andava interveniva, in modo non invadente ma ti faceva delle domande che ti riportassero dove dovevi essere, ti chiedeva: “dove sei adesso? Non sei qua, ho bisogno che tu sia qua adesso”. E' una cosa che non capita spesso ma molto utile a un attore per essere riportato al personaggio”.



Girare questo film ha cambiato la sua percezione dell'amore? Chalamet risponde: “Mi viene da sorridere quando penso a me e al personaggio, io non ho mai avuto questo tipo di passione, con tappe significative come quelle di Elio, se ho imparato qualcosa dal film è come interpretare è capire la gente che si innamora intensamente, indipendentemente dal sesso, di un essere umano o di una pesca, che incidentalmente è una delle parti che preferisco del film. Penso che più riusciamo a tenere il sentimento libero, senza definizioni ed etichette, più saremo liberi e capaci come Elio di impegnarci nell'amore, compresa la sofferenza che comporta, senza aggiungerci altro dolore"

Infine, gli Oscar: Guadagnino, dopo aver dichiarato la propria felicità e l'orgoglio che condivide con cast e troupe, dichiara di non averci mai pensato ma di aver semplicemente goduto dell'amore e del successo che questo film, con un percorso molto tranquillo, iniziato nel gennaio 2017 al Sundance, ha raccolto lungo la via (una cinquantina, più o meno, i premi ottenuti fino a oggi). Dice, però, di averlo sognato a vent'anni e cita il messaggio di un'amica di vecchia data appena ricevuto su whatsapp, che gli ha ricordato di un lontano viaggio sull'autobus 64, quando, passando davanti al Vaticano, a quanto pare le disse “certo non diventerò mai Papa, ma una nomination all'Oscar potrei anche ottenerla”.

Un po' più serio Chalamet, che si dice: “scioccato. Ancora non riesco a crederci, mi sembra un sogno e stamani mi sono dato i pizzicotti per capire se ero sveglio e se era davvero successo. Sono molto grato perché per un giovane artista è incoraggiante e rassicurante ricevere dei segnali come questo che ti incoraggiano a continuare nella tua carriera. Dopo 4 o 5 anni di studi di arte drammatica a New York conosco bene questo mondo e so come ci si possa sentire a fare un provino ogni 10 giorni e non riuscire. A questo punto penso di dovermi godare questo momento perché nella vita di un attore ci sono alti e bassi, e quando ti trovi in un momento "non basso" goderselo è legittimo”.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo