Che vuoi che sia: a cena con Edoardo Leo, Anna Foglietta e Rocco Papaleo

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Che vuoi che sia: a cena con Edoardo Leo, Anna Foglietta e Rocco Papaleo

Per il suo quarto film da regista Edoardo Leo ha scelto la via forse meno facile da percorrere quando si fa la commedia: quella dell’amarezza. Il suo Che vuoi che sia, che sulla carta può sembrare leggero e un po’ piccante, in realtà è durissimo, e per questo coraggioso. Storia di una coppia con problemi economici che potrebbe guadagnare 250.000 Euro se girasse un video che la ritrae in intimità, nasce da una domanda di base che è anche l’interrogativo da cui parte una conferenza stampa-cena fortemente voluta dallo stesso Leo: che prezzo ha la nostra intimità?

"Il mio prezzo è l’incasso del film" - comincia, ridendo, il regista. "L’idea è venuta da una storia di Alessandro Aronadio e Renato Sannio che abbiamo profondamente cambiato per raccontare la ferocia dei social network e nello stesso tempo per affrontare un tema eterno: quanto costa la nostra privacy? Mi sembravano gli ingredienti perfetti per una commedia".

"Attualmente, per come mi stanno andando le cose" - interviene Anna Foglietta - "dico che la mia intimità non ha prezzo".

"Io non ho un'intimità"- risponde invece, tra il serio e il faceto, Rocco Papaleo. "Lo sapete benissimo, quindi, se c’è qualcuno disposto a 'investire', io ci sono".

Se in Che vuoi che sia Rocco Papaleo interpreta un parente acquisito di Claudio, il tecnico informatico impersonato da Edoardo Leo, la Foglietta è la sua compagna, una donna di nome Anna che fa l’insegnante e si distingue per dolcezza e integrità morale. Con Leo l’attrice ha già lavorato in più di un’occasione, ma una cosa è averlo come compago di set, un’altra è farsi dirigere da lui: "Edoardo regista è molto serio a differenza di Edoardo uomo e amico, che è goliardico. Il regista raggiuge livelli di autismo preoccupanti, non stacca mai, ha una visone totale, e poi, essendo attore, poi, ti fa capire come avvicinarti al personaggio. Edoardo è umile, ti fa rivedere una scena più volte, la mette in discussione insieme a te, quindi lavorare con lui è un arricchimento. Lo stimo tanto, come me viene un po’ dal basso, abbiamo fatto molta gavetta e quindi siamo detti: 'Questo è il nostro film, divertiamoci, ma giochiamocela bene questa carta'.

Forse per controbilanciare una tendenza che lo ha distinto, malgrado la sua volontà, quando lavorava per il piccolo schermo, al cinema Leo adora interpretare "brutte persone": "Ho un’indole che mi porta automaticamente all’autodistruzione. Ho fatto per troppo tempo serie tv in cui ero un bravo poliziotto, il ragazzo pulito della porta accanto, e quindi è subentrata la voglia di disintegrarmi un po’, e poi ho una forte passione per i gradi stronzi della commedia all’italiana, che volevano mostrarsi antipatici. Per me diventa quasi una missione prendere un personaggio orribile e farlo diventare simpatico, questo qui è antimoderno, odioso, la sfida era portare il pubblico a provare empatia nei suoi confronti: è un percorso più interessante rispetto al creare un personaggio timido, carino, a  cui volere bene. Credo che la commedia debba disturbare un po’ e il primo rimprovero che mi faccio è di non essere sufficientemente cattivo nelle mie commedie".

Nemmeno il fotografo Franco di Rocco Papaleo brilla per simpatia: "Il mio personaggio è un po’ una testa di cazzo, una delle mie caratteristiche è che non sono uno che entra nei personaggi, sono pigro, però qui mi sono dovuto confrontare con un progetto che rifletteva una realtà che Edoardo voleva indagare in profondità e quindi ho cercato di abbracciarlo quest’uomo un po’ vinto dalla vita. Alla fine, ho veramente adorato questa occasione che la sorte mi ha riservato. Sul set mi sono sentito a mio agio come non mai. Edoardo e Anna sono due super-attori. Erano bravissimi e spontanei, e le giornate in quella casa di merda dove faceva un caldo assurdo perché Leo aveva bisogno di un luogo claustrofobico le ricordo con passione, là dentro fra noi scorreva sensualità, una sensualità emotiva che raramente ho provato al cinema”.

Edoardo Leo ci tiene a distinguere fra commedia con la "c" maiuscola e film comico. La prima, che è il genere che lui ama percorrere, nasce sempre dall’osservazione della realtà, che muta continuamente e che lo porta sempre a confrontarsi con le grandi preoccupazioni del nostro tempo: "La cosa più difficile da fare è raccontare la realtà, da quando cominciamo a scrivere i film a quando escono, succede l’inferno. E’ più difficile oggi rispetto a una volta fare la commedia di costume, prima cerano due partiti e una religione, ora il mondo è diventato davvero complesso e non posso non confrontarmi con il fatto che i miei coetanei vivano una condizione di precariato. Soffermarmi sulla vita di una manager di successo non mi interessa. Può darsi che io mi ripeta nei miei film, ma narro ciò che ci sta succedendo. Noi abbiamo cominciato a chiamare commedia un po’ tutto, noi non facciamo tante commedie, noi facciamo tanti film da ridere, questo mi sembrava sufficientemente cattivo per appartenere alla prima categoria. Ho fatto pochi ragionamenti, mi sono confrontato con i Lucisano e con la Warner sui punti forti e deboli del film, poi sono andato dritto per la mia strada".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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