Interviste Cinema

Cate Blanchett, Rooney Mara e le scelte in sottrazione: Todd Haynes racconta Carol

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Il regista americano ha presentato il suo film alla Festa del Cinema di Roma.

Cate Blanchett, Rooney Mara e le scelte in sottrazione: Todd Haynes racconta Carol

Tra i titoli più belli del Festival di Cannes 2015, Carol di Todd Haynes debutterà nelle sale italiane il prossimo 11 febbraio, ma il pubblico romano (e non) della Festa del Cinema ha oggi l'opportunità di vederlo in anteprima, e di assistere a una masterclass tenuta dal regista americano. Il quale, comunque, ha colto anche l'occasione di presentare il suo film alla stampa.

Carol, come ha ricordato lo stesso Haynes, è tratto dal “secondo romanzo firmato da Patricia Highsmith dopo l'esordio di "Strangers on a Train". Nonostante il successo di quel libro e l'adattamento di Alfred Hitchcock, il libro non trovò un editore per via delle tematiche omosessuali, e fu pubblicato nel 1952 sotto lo pseudonimo di Claire Morgan, per poi essere riedito negli anni Ottanta. Quello che mi ha colpito del libro,” ha continuato il regista, “è che la Highsmith ha fatto un lavoro incredibile, stabilendo un'analogia tra la patologia della mente criminale che racconta nel resto della sua bibliografia, e la patologia della mente amorosa, imponendo la stessa visione ansiogena ad entrambi gli stati: d'altronde, tutti siamo stati in quello stato di ansia, di apprensione che caratterizza l'innamoramento, soprattutto quando non sappiamo se l'oggetto del nostro desiderio ci ricambia.”

“Una storia d'amore eterna che trascende le questioni di genere,” questo è Carol secondo il suo autore, che ha girato a basso budget, in soli 35 giorni, a Cincinnati. Restrizioni che il regista ha raccontato come una sfida energizzante per tutti i coinvolti: il suo direttore della fotografia Ed Lachman (lo stesso di Lontano dal Paradiso, I'm Not There e Mildred Pierce), per la costumista Sandy Powell, e ovviamente per le sue due magnfiche protagoniste: Cate Blanchett e Rooney Mara, quest'ultima premiata a Cannes come miglior attrice.
“Il lavoro di tutte e due le mie attrici è stato incredibile, non posso immaginare nessun altro nei loro ruoli,” dice Haynes. “Carol è il primo film che giro senza averloscritto, è un copione che ha una lunga storia, e quando mi è arrivato Cate Blanchett (con cui ho già lavorato in I'm Not There) era già legata al progetto.  È stato grande onore per me dover scegliere la sua controparte: Rooney Mara mi aveva sempre impressionato per la forza del suo understatement, la capacità di comprendere la forza del medium cinematografico e di capire come usare i toni in minore. Cate era d'accordo quando ho fatto il suo nome. E ho scoperto che nonostante la loro differenza di età ed esperienza sono molto simili, intelligenti, versatili, professionali. In più, sia Cate che Rooney comprendono benissimo la componente narrativa del film, e vogliono sapere tutti i dettagli dello storytelling per dare il risultato migliore. Abbiamo fatto assieme due settimane di prove, ed è stato incredibile.”

Per Haynes, una delle grandi sfide insite in entrambi i ruoli era quello di dover in qualche modo interpretare due donne diverse: “Carol ha un'immagine, ma sotto l'immagine c'è molto di più. E Cate interpreta sempre tutte e due le donne allo stesso tempo: per questo voleva sempre sapere con precisione se, per ogni scena, doveva dare spazio alla Carol privata o alla Carol vista dagli occhi di Therese. E lo stesso vale per Rooney, che se da un lato è una ragazza ingenua con delle ambizioni, dall'altro è una giovane donna ragazza cambiata nel profondo da quella relazione.”
Il percorso di trasformazione dei due personaggi, racconta il regista, è stato uno dei motivi principali che ha portato alla scelta di raccontare la storia di Carol e Therese come in un lungo flashback: “C'era anche la voglia di sovvertire la linearità del romanzo, e l'ispirazione di Breve incontro, ma quella struttura mi ha dato la possibilità di mostrare mostrare come, nel corso della loro storia, Carol sia diventata la parte più fragile, e di come Therese si sia fatta al contrario forte.”

Rispetto al libro della Highsmith, nel copione di Phyllis Nagy Therese è stata oggetto di un cambiamento che è piaciuto molto a Haynes: “Therese è stata tolta dal mondo della scenografia e delle ambizioni artistiche e fatta applicare alla fotografia e al giornalismo: mi piaceva questo inserirla in un ambiente meno bohémienne, il renderla meno attrezzata per comprendere bene i suoi sentimenti per Carol. E mi piaceva la metafora dell'imparare a inquadrare e vedere il mondo che arriva con la fotografia: mi piaceva raccontare il suo disagio nel far foto che comprendessero soggetti umani, e il fare di Carol la prima persona protagonista di uno scatto: Therese nel film impara a vedere il mondo, le persone e sé stessa. A capire che tipo di donna può essere lei.”

Più chiaro, invece, è da subito il tipo di donna che Carol è e il tipo che deve essere: “Uno dei fardelli che Carol deve portare è quello del privilegio e del denaro,” spiega il regista. “Per via della sua posizione, è supposta mantenere una certa apparenza, un certo posto in famiglia e in società, e nel film senti sempre che Carol ci ha sempre provato fino in fondo, a rispettare le regole imposte dal ruolo, ma che ora non ce la fa più, causando lo stupore e la rabbia del marito. Noi abbiamo comunque cercato di avere compassione per i compagni della protagoniste, per uomini che non hanno gli strumenti per affrontare quello che sta succedendo. In più, nel caso del marito di Carol, devo dire che è molto difficile scritturare un uomo che deve recitare con Cate Blanchett e che dimostri di avere la statura e la capacità di giocare alla pari con lei: in questo Kyle Chandler è stato bravissimo.”

Per Carol, film che racconta passioni forti, Todd Haynes ha sempre scelto la strada della sottrazione:  con la costumista Sandy Powell, ha “cercato di creare un look di smorzare ogni tipo di intensità emotiva, di modo tale che tu possa sperare che questa repressione venga spezzata e superata,” mentre perfino al montaggio e nella composizione delle musiche ha lavorato scegliendo sempre meno tagli e minore complessità. “Abbiamo preferito anche i silenzi alle parole, molto spesso,” aggiunge.
E se gli si chiede di un parallelo tra questo Carol e Lontano dal Paradiso, Haynes ricorda che non esistono “gli anni Cinquanta, ma molti anni Cinquanta. Carol è ambientato in un periodo ancora figlio dei Quaranta, mentre Lontano dal Paradiso parla dell'età di Eisenhower.”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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