Interviste Cinema

Cate Blanchett racconta la sua Carol al Festival di Cannes

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L'attrice fa chiarezza sulla notizia relativa a sue presunte relazioni omosessuali

Cate Blanchett racconta la sua Carol al Festival di Cannes

Quando si scrive di Cate Blanchett il rischio del culto della personalità è dietro l’angolo. Icona di eleganza e classe degna delle grandi dive del cinema classico, l’attrice australiana ha sedotto l’ennesima platea di giornalisti nel corso della conferenza stampa a Cannes di Carol, presentato in concorso. Diretto da Todd Haynes, racconta di una storia d’amore contrastato tra due donne nell’America dei primi anni ’50; tema e ambientazione non sono lontani a quelli di Lontano dal paradiso.

Insieme alla Blanchett la sempre più convincente Rooney Mara, timida e decisamente poco loquace anche qui a Cannes.

Il regista ha voluto sottolineare come l’alternanza del punto di vista fra le due donne abbia rappresentato uno degli elementi centrali nel suo adattamento del romanzo omonimo di Patricia Highsmith, prima storia lesbica a lieto fine. “Per un riferimento a quello specifico periodo che sono i primi anni ’50, con ancora gli effetti del dopoguerra nelle città, abbiamo usato i lavori di fotografi come Vivian Maier. Abbiamo scelto di girare in super 16 per avere una grana torbida che aiutasse a rappresentare quell’epoca, giocando molto sulle inquadrature di finestre e dei riflessi creati dalla luce”.

Il lavoro di preparazione di Haynes è sempre molto accurato e coinvolge anche i suoi attori, che ricevano molto materiale in grado di far loro capire quale sarà l’atmosfera delle scene che si ritroveranno a girare. “In questo modo hai la consapevolezza di quello che avrai intorno,” dice al proposito la Blanchett. “Quando conosci i dettagli della mise en scène diventa tutto più semplice”.

Il tema dell’amore omosessuale ha monopolizzato le domande in conferenza stampa, con tutti che hanno sottolineato i passi avanti fatti negli anni verso la tolleranza e il rispetto della libertà di ciascuno in camera da letto. Altrettanto chiaro come ci sia molta strada da fare, considerato che in alcune nazioni del mondo l’omosessualità è ancora un reato. “Viviamo ancora in tempi estremamenti conservatori," dice ancora l'attrice austrliana, "se pensi diversamente sei molto sciocco. Leggevo su un titolo di giornale che questo sarebbe l’anno de La femme, come fosse uno slogan di moda. Speriamo che non sarà un anno solo. Il dibattito sul genere mi sembra uscito dalle agende, abbiamo perso molto terreno, ma è meraviglioso che ci siano produttrici che vogliono fare film intelligenti”.

La domanda maliziosa sulle scene lesbo era inevitabile. Per Cate Blanchett, “non c’è stata essuna differenza rispetto alle altre scene. Sapevamo come sarebbe stata da girare ed è stato divertente.” Rooney Mara ha aggiunto ironicamente, “sono nuda spesso, per cui non è stato un particolare problema per me”.

Nei giorni scorsi ha avuto molta diffusione l’estratto di un’intervista di Variety alla Blanchett in cui parlava di varie relazioni con donne. L’attrice ha precisato, con la consueta ironia e classe: "mi è stato chiesto se avevo avuto delle relazioni con donne. Ho risposto di sì, molte volte, ma se intendevano relazioni sessuali allora la risposta era no. Naturalmente quest'ultima parte è stata omessa".





  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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