Interviste Cinema

Carlo Verdone e il suo cast presentano Posti in piedi in paradiso

Avevo gia' posato la penna, quelli di Posti in piedi in paradiso stavano gia' in piedi, quando Carlo Verdone ha aggiunto un'ultima cosa, non rispondendo a una domanda, ma semplicemente ringraziando per come lo ha accarezzato il destino, in questi anni di lavoro, 30 per la precisione dal mitico Borotalco.



Avevo già posato la penna, quelli di Posti in piedi in paradiso stavano già in piedi, quando Carlo Verdone ha aggiunto un'ultima cosa, non rispondendo a una domanda, ma semplicemente ringraziando per come lo ha "accarezzato" il destino, in questi anni di lavoro, 30 per la precisione dal mitico Borotalco.
Quindi sì, le parole non saranno fedelissime, ma istintive e sincere come l'affetto di Carlo per il suo mestiere, per quel primo film che andò bene, ed era una scommessa, per chi ha creduto in lui, per il pubblico che gli vuole bene e lo coccola da un sacco di anni.

Prima di quest'utlima cosa, detta in piedi, lui e un signor cast erano seduti per presentare la sua ultima "tragi-commedia", in uscita il prossimo 2 marzo. Ha parlato quasi sempre Carlo, un po' perché ci si rivolgeva a lui, un po' perché sottraendosi volontariamente al ruolo di mattatore, e occupandosi "di più e meglio" della regia, voleva renderci partecipi.
Ulisse, Fulvio e Domenico, ovvero Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino e Marco Giallini sono tre padri separati in difficoltà, economiche e affettive, con figli più o meno grandi, croce e delizia delle loro vite tentennanti.
"E' una situazione reale quella da cui sono partito - dice Carlo - evidente ai più. Spesso sono proprio gli uomini che, senza voler prendere le parti di nessuno, si trovano dopo la separazione ad uscire malconci, ad arrivare con fatica a fine mese". E' per questo che ai tre sembra una buona idea andare a convivere, non conoscendosi, pur di ammortizzare le spese. Ne viene fuori un disastro, uno spaccato di vita familiare alternativa, dove gli espedienti (prestazioni sessuali a pagamento) del personaggio di Giallini, la nostalgia musicale di Ulisse e la rassegnazione dell'ex critico cinematografico Fulvio, sono sinceramente divertenti.

"Sono sempre stato un osservatore attento della realtà, non mi sono mai voltato dall'altra parte, in questo caso la sfida era come raccontare la crisi". E sappiamo che per Verdone lo strumento più efficace rimane la commedia, dotata spesso di ironia graffiante. Quel che cambia, a parte il battesimo "verdoniano" per Pierfrancesco Favino e Micaela Ramazzotti, è il posto di Verdone all'interno di quella coralità che ama particolarmente: "non ho voluto essere io il mattatore, è giusto a un certo punto cambiare anche questa tradizione. Non vuol dire che mi metto da parte, ma che mi dedico di più alla regia e alle sfumature".
Il cast è stato elogiato dal regista per il grande senso della misura, in un film in cui le risate scaturite dai tre "miserabili" non sovrastano la situazione ma la accendono. "Era davvero necessario avere equilibrio altrimenti diventava la storia patetica di tre vitelloni". Invece da Favino che ruba ai buffet prima della conferenza stampa, a Giallini con l'abito firmato, ma il calzino bucato, i personaggi di Carlo cercano solo di guadagnarsi il paradiso.

E se un Marco Giallini in versione "cazzaro old fashion" prende con ottima cura il ruolo più comico e trascinante, Favino si inserisce perfettamnte nell'universo verdoniano, che lo ha accompagnato per anni (battute a memoria e uscita film da non perdere).
Vittima di questo tempo aggressivo e violento è anche la Gloria di Micaela Ramazzotti: "mi sono sentita in una storia di Carlo. Alla fine il mio personaggio, con tutta la sua forza stralunata e disastrosa si affeziona perché Ulisse è gentile eriuscirà anche ad aiutarlo".

Bene, Carlo Verdone punta tanto su questa nuova storia in cui ha detto di aver fatto uno sforzo in più, e ne è contento. In cui ha voluto essere se stesso, non essendo uguale a se stesso, in cui i figli sono più saggi dei padri, in cui le donne non escono nè male, nè giudicate, ma l'attenzione è tutta sui 3 mal assortiti coinquilini, che se la meritano. A trent'anni da Borotalco, ecco Ulisse Diamanti. Pronti, via.




Foto © FILMAURO - EUCALITTO


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