Interviste Cinema

Carlo Verdone e il segreto di Borotalco 35 anni dopo: personaggi candidi e battute sincere nate sul set

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Il regista romano ha parlato del suo celebre film, presentato in versione restaurata alla Festa del Cinema di Roma 2017.

Carlo Verdone e il segreto di Borotalco 35 anni dopo: personaggi candidi e battute sincere nate sul set

Carlo Verdone è sinceramente e visibilmente emozionato.
"Essere qui a parlare dopo trentacinque anni di un film che avrebbe disegnato il mio destino è speciale," dice. "Rendermi conto di aver fatto una cosa che è rimasta nel tempo mi impressiona, mi fa piacere e mi fa anche provare della malinconia, pensando alle tante persone chi mi hanno aiutato a fare questo film e che oggi non ci sono più."
Il film, ovviamente è Borotalco, presentato nella sua versione restaurata da Infinity alla Festa del Cinema di Roma. "Per me è stato un film importante perché era una scommessa: dovevo assolutamente dimostrare di essere un attore e un regista capace di percorrere la strada canonica, di interpretare un personaggio unico e raccontare una storia unica," spiega. "Con Enrico Oldoini ci abbiamo messo un anno per trovare il soggetto giusto: mi sentivo nevoso, ma al tempo stesso ero molto carico. Infatti, trovato il soggetto abbiamo scalettato e scritto il copione molto velocemente. È stato a quel punto che Mario Cecchi Gori mi convocò e mi disse che Eleonora Giorgi era molto interessata a fare un film con me: io risposi subito che andava benissimo, e con Enrico adattammo su di lei il personaggio di Nadia."
La sera della prima Verdone e Oldoini, nervosissimi, si appostarono all'uscita del cinema per intercettare i pareri della gente. "Non ci muovevamo anche se tutti e due dovevamo andare a fare pipì," racconta. "Poi quando una coppia ci passò vicino, e lui disse a lei di essersi davvero fatto delle grandi risate, capimmo che avevamo fatto bene."

A far capire di aver fatto bene, ci sono anche anche il successo e popolarità di cui questo film, uscito nel 1982, gode tutt'ora. "Per come la vedo io il segreto, sta nell'amabilità e nel candore dei personaggi che abbiamo raccontato," riflette Verdone. "Personaggi caratterizzati da fragilità universali e da quel pizzico di mitomania che avevano tutti i ragazzi all'epoca. E poi, certo, anche a un'infinità di battute vere e sincere, spesso nate sul set, durante le prove, che sono state esaltate dai tempi della recitazione e dal montaggio. È strano," prosegue, "come alle volte le battute che sulla carta funzionino di più poi non fanno così ridere, e tu ci rimani pure un po' male, mentre invece cose alle quali magari non davi due lire poi diventano frasi di culto."

Se però Borotalco funziona benissimo ancora adesso, secondo Verdone non sarebbe possibile pensare e realizzare un film così al giorno d'oggi: "Oggi Sergio e Nadia sarebbero molto più disincantati di quanto eravamo noi allora," dice il regista. "All'epoca c'era molta più leggerezza, si viveva ancora di rendita sulla felicità degli anni Sessanta, anche se magari cominciavano i primi problemi col lavoro per i giovani; oggi ci sarebbero molta meno leggerezza e molti più problemi: quelle serate a casa di Nadia sarebbero diverse, ci sarebbe chi è depresso, chi si isola, chi si fa le canne da solo. Non fraintendetemi, la commedia si può fare e si fa anche oggi, ma ci sono delle differenze."

Ma allora come vede Carlo Verdone il panorama della commedia italiana oggi? "Mi capita, certo, di vedere qualche bel film, il lavoro di qualche bravo attore o qualche bravo regista," sostiene, "ma quello che manca al nostro cinema oggi è la continuità che permette a questi talenti di svilupparsi. In più, oggi non sappiamo più bene quale sia il nostro pubblico, e come guarda i film, siamo completamente senza orientamento, e questo crea qualche problema. Soffro molto a vedere il declino delle sale, si è perso il concetto di aggregazione. Poco tempo fa vedevo le immagini del concerto di Vasco in televisione, e il pubblico era più impegnato a dare le spalle al palco per farsi i selfie che non a vivere quel momento, collettivamente."
E delle serie tv, Verdone cosa pensa? "Probabilmente ne farà anche io," dice. "De Laurentiis ci sta pensando seriamente, e anche io, ma non prima di un paio d'anni. Fino ad allora nei miei progetti c'è solo cinema."

Trattandosi di un personaggio come Verdone, questo incontro avvenuto nel segno di Borotalco non poteva non portare con sé qualche aneddoto divertente. Come quando il regista ha raccontato che Lucio Dalla "si incazzò come una besta perché misero il suo nome a caratteri cubitali sul poster del film, mentre il mio era piccolo piccolo. Mi fece una telefonataccia, e io ci rimasi malissimo. Poi lui andò a vedere il film - lo vide praticamente sdraiato per terra perché la sala era piena. La mattina dopo mi chiamò, aveva capito che quello che gli avevo fatto era un grande omaggio. Mi disse grazie, ma anche di stare più attento alla dimensione dei caratteri, la prossima volta."
Di Mario Cecchi Gori, Verdone ha raccontato invece di quella volta in cui, dopo l'uscita trionfale del film, andò nel suo ufficio, trovandolo però serissimo con un sigaro in bocca che masticava nervosamente. "Gli chiesi se non fosse contento degli incassi, ma lui mi mostrò un foglio sulla sua scrivania. Era della Manetti & Roberts, che lamentava l'utilizzo del marchio 'Borotalco' senza averne i diritti, e ci voleva fare causa. 'Questi so' toscani, so' stronzi', disse Mario. 'Mi toccherà andarci a parlare di persona con questi, sarà uno scontro tra toscani.' Mario ci andò con gli incassi del film, e lì capirono che, dopotutto, il titolo del film era una bella pubblicità per loro.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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