C'era una volta a… Hollywood: Tarantino, DiCaprio e Pitt presentano un film sulla perdita dell'innocenza

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C'era una volta a… Hollywood: Tarantino, DiCaprio e Pitt presentano un film sulla perdita dell'innocenza

Delle file chilometriche fuori e dentro il Palais des Festivals per vedere C'era una volta a... Hollywood vi abbiamo già raccontato, così come dell'attesa spasmodica da parte di tutti gli accreditati di Cannes 2019 e della lettera con la richiesta di evitare gli spoiler firmata da Tarantino che è stata letta prima di ogni proiezione stampa. Quanto alla Montée des Marches più attesa dell'anno… che dire? Che Leo e Brad insieme erano uno spettacolo indimenticabile oltre che eleganti e très chic nei loro smoking "classici", che Quentin Tarantino aveva gli occhiali da sole, appariva raggiante e si scambiava effusioni con la moglie Daniella Pick, che Margot Robbie, a suo agio in un abito Chanel Haute Couture, era bella da mozzare il fiato, che la folla era in delirio e che le star non si sono potute sottrarre ai selfie e agli autografi di ordinanza.

Quanto a the day after, se i più frivoli ancora si domandano: "Era più bello DiCaprio o Pitt"? (si sono già formati due partiti), i più seri parlano del film e dicono la loro (e per noi l'ha fatto Federico Gironi nella recensione di C'era una volta a... Hollywood). Al vero cronista, invece, oggi interessa soprattutto ascoltare Quentin e i suoi attori raccontare di C'era una volta a... Hollywood: del lavoro sul set, di com'era Hollywood a fine anni '60, di Sharon Tate e della setta di Charles Manson. Per fortuna esistono le conferenze stampa e quella del nono film del regista di Pulp Fiction, letteralmente presa d'assalto, segue il photocall su una delle terrazze del palazzo e si apre con Tarantino che ringrazia il festival per gli ottimi sottotitoli francesi e spiega la ragione per cui l'omicidio di Sharon Tate e dei suoi amici da parte della Manson Family eserciti ancora un grande fascino: "Credo che ancora oggi gran parte dell'appeal di quel gesto crudele risieda nella sua insondabilità. Ho fatto molte ricerche e credo che tante altre persone si siano documentate su quei fatti negli ultimi anni, leggendo libri o guardando documentari in televisione. Il modo in cui Charles Manson riuscì a convincere ragazzi e ragazze molto giovani a diventare suoi seguaci è incomprensibile, e più informazioni si raccolgono a riguardo, meno si riesce a capire il fenomeno e a interpretarlo, e questa sua oscurità continua ad avere una forte attrattiva".

Il massacro della donna che nel 69' era incinta di Roman Polanski e di alcuni suoi amici va di pari passo, nel film, con la storia dell'attore tv in crisi creativa Rick Dalton e della sua controfigura Cliff Booth, eppure è la parte di C'era una volta a... Hollywood che sembra interessare di più i giornalisti presenti a Cannes, tanto che qualcuno domanda al regista se abbia per esempio consultato Polanski prima di affrontare l’argomento. Un "no" secco è la risposta di Tarantino, che del regista che ha vinto l'Oscar con Il Pianista si limita a dire: "L'ho incontrato un paio di volte", per poi precisare: "Attenzione, Rick non lo definisce il miglior regista vivente, ma il regista più fico, infatti ancora oggi è difficile capacitarsi di quanti soldi abbia incassato Rosemary's Baby quando uscì. All'epoca già 8 milioni di dollari erano un incasso pazzesco, Rosemary's Baby ne guadagnò 35".

Un altro no Tarantino lo snocciola a chi gli chiede se si sia posto un problema morale nel ripercorrere un evento così spaventoso del recente passato USA, mentre a chi, pensando a una lunga sequenza ambientata nello Spahn Ranch (eletto a prima residenza di Charles Manson e della sua setta), lo invita a riflettere sulla manipolazione di ragazze giovani e innocenti individuando nel film quasi una rabbia nei loro confronti, dice: "Si trattava semplicemente di una comunità hippy un po’ sciroccata, quelle ragazze erano erano inquietanti, non c'è dubbio, ma anche se la scena ha un che di sinistro, ho cercato più che altro di soffermarmi sulla quotidianità di chi abitava allo Spahn Ranch e cavalcava, e faceva fare tour ai turisti. Io stesso, a 6 anni, ho cavalcato con mia mamma e mio papà da quelle parti, non so se siamo andati allo Spahn Ranch, mi piace pensare di sì".

"Per me non è una questione di rabbia nei confronti di determinati individui" - aggiunge Brad Pitt - "ma verso la perdita dell’innocenza. Nel '69, quando vennero perpetrati gli omicidi della Manson Family, c'era il movimento dell'amore libero, c'era tanta speranza, c'erano nuovi ideali, quando si verificò  la tragedia, ciò che inquietò fu l'emergere del lato oscuro della natura umana. Quello fu veramente il momento della perdita dell'innocenza, ed è di questo che parla C'era una volta a... Hollywood".

Nell'incontro con la stampa, ci sono anche momenti più lievi, come quando Quentin Tarantino, proprio come il personaggio di DiCaprio, tira le somme sulla propria vita: "Il bilancio che faccio oggi è diverso da quello che avrei fatto 3, 4 o 10 anni fa, perché 6 mesi fa mi sono sposato. Non l'avevo fatto prima e ora so il perché: stavo aspettando la ragazza perfetta". Anche Di Caprio e Pitt sono invitati a raccontare a ragionare sul loro presente professionale, e se il primo dice: "Mi sono subito identificato con il mio personaggio, perché anche io sono cresciuto all'interno dell'industria cinematografica, ho amici che lavorano con difficoltà e non posso che sentirmi grato per la posizione nella quale adesso mi trovo", il secondo spiega: "Io vedo Rick e Cliff come un solo individuo e per me, partendo da questi personaggi, il film parla soprattutto di accettazione: del tuo posto nel mondo, delle sfide che devi affrontare, dei compagni di viaggio, degli ostacoli che trovi". 

Ai due protagonisti una giornalista domanda come sia andata la loro prima collaborazione. "Mi sono sentito molto a mio agio lavorando con Brad" - risponde DiCaprio - "Facciamo parte della stessa generazione, abbiamo cominciato a lavorare più o meno nello stesso momento. E comunque avevamo a disposizione dei personaggi meravigliosi con una bella amicizia alle spalle e un legame fortissimo che si è trasformato in un'ottima intesa fra me e Brad. Brad non è solo un attore straordinario, è un professionista". "Ci siamo fatti tante risate insieme" - dice invece Brad Pitt. "E' bellissimo avere il meglio del meglio e dividere la scena con Leo. Speriamo di poter ripetere l'esperienza".

La bella Margot Robbie racconta invece di come si sia preparata a impersonare Sharon Tate: "Mi sono molto documentata, ho visto tutto ciò che potevo, ma siccome credo che il lavoro di un attore sia cercare di capire in che modo il personaggio che interpreta possa 'servire' la storia, mi sono concentrata sulla Sharon Tate del film, che è un raggio di luce. Volevo che fosse luminosa, che risplendesse: è stato il mio modo di rendere giustizia alla sua memoria".

Purtroppo dovremo aspettare ancora un bel po’ per vedere C'era una volta a... Hollywood nelle nostre sale, dal momento che l'uscita è fissata per il 19 settembre. Nel frattempo speriamo di avervi resi almeno un po’ partecipi del film, rispettando la richiesta di Quentin Tarantino di non spoilerare.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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