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C'è chi dice no - le interviste ai protagonisti

Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini insieme al regista Giambattista Avellino, all'attore delle "grandi occasioni" Giorgio Albertazzi e Marco Chimenz di Cattleya hanno raccontato il film C'è chi dice no in uscita il prossimo 8 aprile.

C'è chi dice no - le interviste ai protagonisti

C'è chi dice no - le interviste ai protagonisti


Non sappiamo se hanno ceduto anche loro alle lusinghe di una raccomandazione, o più elegantemente di una "segnalazione", ma di sicuro i protagonisti di C'è chi dice no hanno trovato un modo originale e decisamente liberatorio per vendicarsi di chi gli aveva ingiustamente scippato il posto, o la promozione tanto agognata.

Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini insieme al regista Giambattista Avellino, all'attore delle "grandi occasioni" Giorgio Albertazzi e Marco Chimenz di Cattleya hanno raccontato il film in uscita il prossimo 8 aprile.
C'è chi dice no sceglie il registro della commedia per raccontare un tema (quello delle raccomandazioni) serio e ingombrante nel nostro Paese. Il motivo lo spiega Avellino: "Non abbiamo, attraverso dei toni divertenti e giocosi, voluto dare una visione edulcorata e meno significativa del fenomeno. Il grimaldello della risata è stato uno strumento cercato e funzionale alla resa di una storia, che non vuole essere superficiale o evasiva, ma leggera. Avevamo voglia di raccontare un aspetto importante, denso e forte del nostro Paese. Il fatto che il protagonista sia triplice (Argentero, Cortellesi, Ruffini) segue il medesimo ragionamento di proporre una realtà più vasta mostrando il "marcio" in tre lavori significativi differenti: Paola è un medico, Luca un giornalista, Paolo un avvocato. La mancanza di meritocrazia arriva dappertutto, questi tre eroi/vittime cercano di farcela, di opporsi al sistema con una strategia particolare".

Eravamo curiosi di sapere perché si fosse scelto di ambientarlo a Firenze (sottoponendo gli attori non toscani a un lavoro intensivo sul dialetto) e sempre il regista ha definito questa: "una questione di cucina narrativa. Volevamo mettere i nostri protagonisti il più possibile sotto pressione e una città come Firenze ci è sembrata perfetta. Non è abbastanza grande da spingerti a credere che ci sono molte alternative al di fuori di quel che stai facendo. Adesso in effetti si può dire la stessa cosa anche per le metropoli, tuttavia il fatto che Firenze, oltre ad essere bellissima, avesse una dimensione ridotta ci ha convinto che potesse chiudere meglio il destino dei nostri personaggi, obbligandoli a una reazione".

La reazione appunto. I tre amici, ritrovatisi ad una cena di classe, delusi dai mancati obiettivi raggiunti, per colpa di "figli di", raccomandati o fidanzate eccellenti, meditano una vendetta da mettere in atto con un'attivita di stalking incrociata.
La più lucida e risoluta, una volta scelta la strategia, è proprio Paola Cortellesi: "Irma è molto arrabbiata, non ha nulla da perdere in quel momento, perché sente di essere brava e capace come medico, ma è impotente di fronte a certi privilegiati. Questo le impedisce di essere felice, di realizzarsi nel lavoro e anche come donna, vorrebbe un bambino, ma la precarietà la fa desistere".

La versatilità di questa attrice e l'attualità del tema "raccomandati" ci ha fatto ricordare che, in uno sketch televisio di non molto tempo fa, Paola di fronte al "tomone" della costituzione scatenava la risata alla sola lettura degli articoli, senza aggiungere altro. Quando in particolare arrivava a "i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto...", la risata (amara) si faceva più forte. La citazione ti sembra pertinente? "Si, direi proprio di sì. Lo ricordo molto bene quello sketch perché a differenza degli altri non avevamo scritto nulla, non era stato necessario ed ha funzionato bene così. E' piuttosto indicativo sapere che solo leggere il testo fondamentale dello Stato italiano possa far ridere per quanto poco questo si riflette nella realtà delle cose. Riparliamone - dicevo in quell'occasione".

Luca, il tuo personaggio, Max, ad un certo punto sembra cedere a quella via breve che fino a poco prima cercava di combattere, un tratto molto veritiero? "Si perché in realtà quello delle raccomandazioni è un tema che fa parte della nostra vita quotidiana. E' proprio perché la ricerca dell'agevolazione è una mentalità tanto diffusa e radicata che diventa difficile rivoluzionare il sistema. La presa di coscienza dei tre protagonisti è un piccolo passo, il metodo che scelgono non è consigliabile ma è meglio che rassegnarsi a subire". Inoltre sempre a proposito di rinnovamento e trasformazione della società non possiamo non riportarvi che Luca Argentero è un sostenitore del girl power, un primo ministro donna - ha detto - sarebbe un bel passo in avanti.

Il clima non poteva che essere disteso e piacevole sul set di questo film dove le vendette attuate dai "pirati del merito" non sempre riescono alla perfezione. Anche Paolo Ruffini suggerisce di non ripetere gli scherzi, alcuni anche piuttosto pesanti, ma di godere del film come di un buono spunto di riflessione: "le etichette mal si adattano a questa commedia, ci sono risate, emozioni forti e commozione. Sono dell'idea che quando il pensiero viene ispirato da una risata diventa più profondo".
Mentre a proposito dei suoi colleghi ha definito sia Paola Cortellesi sia Luca Argentero due secchioni. "Li prendevo anche un po' in giro perché erano sempre rigorosi, copione alla mano, attenti a studiare il dialetto, mentre io potevo essere spavaldo con il mio livornese. Finché il regista mi ha buttato in paranoia dicendomi che dovevo parlare il fiorentino. Non sono mica capace, gli ho risposto. Così ho fatto il livornese trapiantato a Firenze".

Argentero ha detto di rivendicare con orgoglio il fatto di essere un secchione: "a parte gli scherzi, nella comedia ci vuole un lavoro non indifferente di tempi, tecnica e strumenti accurati per riuscire ad essere efficace e convincente". Mentre Paola Cortellesi sugli altri componenti della banda del merito ha detto semplicemente "io ho conosciuto Paolo e Luca due anni fa in occasione di questo film e da allora non ci siamo più lasciati. Sembra scontato ma quando succede di avere queste occasioni e coltivare certi rapporti è davvero molto piacevole".

Nel cast anche Myriam Catania, Marco Bocci e Giorgio Albertazzi, in un ruolo, quello di un barone universitario che favorisce il genero, ristretto ma incisivo e divertente. Albertazzi ha ribadito la nobiltà della commedia, della grande tradizione di denuncia, basti pensare alla commedia romana. "Questo è un buon film, non è girato con superficialità. Si preoccupa di denunciare non solo le raccomandazioni e il nepotismo, ma anche la burocrazia opprimente che fa annaspare il nostro Paese".
A lui chiedevano tutti lumi sulla degenerazione del sistema. Ma anche ai suoi tempi era così? "Le raccomandazioni c'erano anche 50 anni fa, oggi è peggio, si sono moltiplicate perché è aumentato il numero di coloro che le possono dare. Prima c'erano due sottosegretari, oggi ne abbiamo sette". Ci sembra un'ottima sintesi.





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