Interviste Cinema

Bruno Oliviero presenta La variabile umana

Il documentarista debutta nel cinema di fiction con un film interpretato da Silvio Orlando

Bruno Oliviero presenta La variabile umana

Arriverà nelle sale italiane il prossimo 29 agosto - preceduto dalla presentazione in Piazza Grande il 9 agosto al festival di Locarno e da una speciale anteprima alla presenza del regista, degli attori e del musicista Michael Stevens trasmessa via satellite dal cinema Anteo di Milano il 28 agosto – il primo film di fiction del documentarista napoletano Bruno Oliviero, da 10 anni trapiantato a Milano. Si intitola La variabile umana e vede come protagonista un inedito Silvio Orlando, molto bravo nei panni di un tutore dell'ordine in crisi personale e professionale, trascinato in un'indagine che lo coinvolge molto da vicino. Gli altri interpreti principali sono la giovanissima debuttante Alice Raffaelli, Sandra Ceccarelli e Giuseppe Battiston.

Si tratta di un film, dice il regista “ispirato alla letteratura gialla americana degli anni Trenta, ad autori come Cornell Woolrich”. Ambientato in una Milano bella e ricca di colori caldi, in cui uomini anziani si accompagnano a spregiudicate adolescenti, il film suscita spontanea una domanda sui parallelismi con la cronaca recente. Risponde Oliviero “faccio da sempre documentari e sentire il clima del luogo è una delle mie prerogative. Ci siamo limitati a osservare il clima che si viveva a Milano. Al centro della storia c'è un uomo messo in crisi da istanze morali ed etiche che lo toccano da vicino, ma abbiamo lavorato su quello che c'era intorno e Milano era già così prima delle notizie di cronaca”.

Le musiche di La variabile umana sono di Michael Stevens, storico collaboratore di Clint Eastwood: “è stato un incontro straordinario, dovuto ai produttori (Lionello Cerri, Gabriella Manfré e Raicinema, ndr) a cui sono grato. Amo molto il cinema americano e i film di Clint Eastwood, ma Michael si è aperto a un'idea di cinema più europeo, nello specifico italiano, in cui la musica non copre tutto l'arco dell'emozione. Abbiamo lavorato insieme per adattare la sua musica a una diversa sensibilità”.

Il film è molto ricco ed elegante, curato nella fotografia e nei movimenti di macchina. Oliviero racconta: “Non mi pongo problemi in termini di stile. Eduardo De Filippo, di cui sono indegno concittadino, diceva: “cerca la vita e trovi lo stile, cerca lo stile e trovi la morte”. Per quanto ho potuto mi sono posto dei problemi riguardo alla precisione con cuo potevo raccontare questa piccola storia su una parte della nostra società, in una città che rappresenta una serie di mitologie del nostro paese. Mi sono sentito più libero che nei documentari e la scelta della fiction è stata ideale per affrontare la parte intima senza essere voyeuristico come può accadere nella vita reale. (…) Penso che per fare il cinema oggi bisogna fare delle proposte agli spettatori, dargli qualcosa di nuovo: si tende per lo più a desaturare i film di questo genere, che sono sempre lividi, tendenti al bianco e nero. Col direttore della fotografia ci siamo detti invece che dovevamo costruire una sorta di iperrealtà, saturando in post produzione. Volevamo mischiare il cinema classico hollywoodiano, con i suoi carrelli e i dolly, con la macchina a mano più semplice possibile, che viene dal documentario”.

Infine, sul suo straordinario protagonista, Silvio Orlando, ecco cosa racconta Oliviero: "Silvio Orlando interpreta un uomo che dopo la morte della moglie ha lasciato tutto da parte, specie il rapporto con la figlia, ha perso tutti i legami col mondo reale e riaggancia i rapporti con la realtà attraverso uno shock. Ha una sua etica, anche se forse è un cattivo padre. Sulla carta era un uomo per cui non dovevamo provare simpatia, mentre Orlando notoriamente è un uomo simpatico. L'abbiamo scelto perché non ha mai fatto una parte del genere e anche lui è rimasto molto contento vedendosi nel film. E' stata una scommessa, secondo noi vinta".

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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