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Boris - il cast e i realizzatori presentano il film

La presentazione del film poteva essere la parte meno divertente del fenomeno Boris ma andava fatta e quindi tanto valeva avere il pubblico delle grandi occasioni e un cast quasi al completo, seguendo, in questo, una tendenza corale ormai consolidata.

Boris - il cast e i realizzatori presentano il film

Boris - il cast e i realizzatori presentano il film


La presentazione del film poteva essere la parte meno divertente del fenomeno Boris ma andava fatta e quindi tanto valeva avere il pubblico delle grandi occasioni e un cast quasi al completo, seguendo, in questo, una tendenza corale ormai consolidata.

Quella che viene definita quasi una "militanza" porta con sé delle responsabilità, forse è proprio per questo che il blitz pacifico dei giovani precari del comitato "Il nostro tempo è adesso", ha scelto la conferenza stampa di presentazione a Roma per far sentire a propria voce e invitare, con cartelli dalle inequivocabili citazioni borissiane, a partecipare alla manifestazione nazionale del 9 aprile. "Boris rappresenta perfettamente la difficile condizione di milioni di giovani precari, stagisti e ricercatori in Italia".

Dopo le tre stagioni (dal 2007 al 2010) della sit-com che ha ironizzato sul dietro, e davanti, le quinte della produzione di una fiction televisiva, Boris approda al cinema, dal 1 aprile distribuito da 01distribution. Mantenendo la stessa intelligenza, ironia e vivacità di linguaggio, il film non è un mega episodio, ma un ritratto tragicomico del nostro cinema e del nostro paese. Godibile per questo anche dai neofiti.

La storia vede il regista René Ferretti rinunciare, ad inizio film, all'ennesima brutta scena (del giovane papa Ratzinger che corre felice a rallenti in mezzo a un prato) per una fiction. Dopo un momento di totale rifiuto delle brutture del suo lavoro, René torna con tante speranze ad affrontare un progetto "impegnato" per il cinema. Non passerà molto tempo e si renderà conto che anche quel mondo creduto poetico e libero vive delle stesse meschinità, compromessi e stranezze del piccolo schermo.

Di cosa ha paura René Ferretti abbiamo chiesto a Francesco Pannofino. "Dell’Italia, dei compromessi. Devi lottare moltissimo per uscire dalla mediocrità di certi schemi. Questo è il lavoro che hanno fatto coraggiosamente i tre autori che utilizzando l'ironia, in primo luogo su loro stessi, hanno già vinto". Proseguendo, il rassegnato ma scaltro regista di tante "brutte fiction" ha detto che il più bel complimento che ho ricevuto da loro è stato “Bravo Francesco, René è proprio come ce lo eravamo immaginati”.

I registi "illuminati" Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo (anche sceneggiatori e registi in alternanza della serie tv) hanno parlato del film come un "road movie da fermo", perché Ferretti non riesce a fare quello che spera e si trova a dover chiamare nuovamente a raccolta la vecchia, amata, squadra di cialtroni e primedonne.

"Abbiamo cercato di evitare il sorriso untuoso che ha un certo tipo di commedia", dice Mattia Torre, a cui fanno eco gli altri parlando di Boris come un film divertente e insieme un grido di disperazione: parla del cinema, ma parla dell'Italia.
E’ una stranezza il fenomeno di questa fiction divenuta un cult perché "dovrebbe far ridere, e fa ridere", Luca Vendruscolo continua con semplicità dicendo “abbiamo seguito una ricetta che era buona da tantissimi anni: ovvero scrivere una cosa convincente e metterla in scena. Un percorso netto, fatto bene, che per questo motivo risulta insolito. Racconta un cuore e lo segue con l'intento di far bene".

Giacomo Ciarrapico evidenzia in Boris tre motivi che hanno ribaltato il modo di fare sit-com in Italia "uno: non ci sono risate fuori campo, perché non devi invitare il pubblico a ridere; due: ridere non è il fine ma un mezzo per provare a raccontare una certa realtà; tre: non si parte dal personaggio televisivo famoso, tipo Gerry Scotti, che è un gran professionista (dice sorridendo) però...". E’ un linguaggio e una struttura reale che rompono con quella generale omologazione a cui ci ha abituato la televisione.

Il trio di registi ha dovuto fare un grandissimo lavoro di montaggio e selezione scene, visto che il girato arrivava a ben 50 ore. A qualcosa abbiamo rinunciato con grande dispiacere dice Mattia Torre: "la scena nella quale Stanis va a solidarizzare incomprensibilmente con una comunità di barboni, convinto che questi conoscano il suo personaggio di Occhi del cuore, per poi lasciarli con la frase "non cambiate mai!". C’è qualcosa di mostruoso, ambiguo e profondamente umano nei personaggi di Boris che riscuotono tanto successo.

Nel film si è rinunciato ad alcuni dei "tormentoni" della serie televisiva (come “a cazzzo di cane”, o “smarmellare”) però è stata confermata l'intera affiatata squadra di attori, inserendo anche qualche nota di celebrità e riferimento, nemmeno troppo sottile ad attori e produzioni: c'è Nicola Piovani che perde a poker il suo Oscar con i 3 sceneggiatori, una insicura e ipernevrotica attrice dall'evocativo nome Marilita Loy, una scimmia presentata da Glauco-Tirabassi a Pannofino come "il numero 5 della Medusa".

"In un Paese in cui l'eccellenza è sospetta" dicono ancora i registi, René Ferretti non può che riconfermare la sua vecchia squadra. A partire da Stanis La Rochelle alias Pietro Sermonti che nel passaggio al grande schermo dice "non mi sono mai divertito tanto a interpretare un personaggio, tanta goduria. Auguro a chiunque un ruolo così. Stanis è un cane, una persona spregevole, che invaso dalle sue manie di grandezza, non trova altro modo di primeggiare che infilarsi in ogni inquadratura del film e rovinare il lavoro di René".

Il successo di Boris? “Non può che essere attribuito alla libertà che è stata concessa a tre autori straordinari che l'hanno fatta fruttare alla grande. Hanno usato un linguaggio finalmente nuovo, sono stati coraggiosi, visto che la tendenza comune è abbassare il livello, anche della comicità, per arrivare a tanti".
Quando poi gli abbiamo chiesto se era stato informato che su wikipedia qualche giorno fa risultava la sua data di morte ha detto: "era una mossa promozionale! No, a parte gli scherzi credo che l'equivoco sia stato generato dal fatto che il mio personaggio in Un medico in famiglia muore, e hanno fatto confusione. Questo è molto italiano!"

Confermato lo "stagista muto" (Carlo de Ruggieri) che si prende una rivincita, i tre sceneggiatori svogliati (Valerio Aprea, Andrea Sartoretti e Massimo De Lorenzo), il produttore (Alberto di Stasio) e il delegato di Rete (Antonio Catania), Biascica, l’elettricista rozzo ma con un cuore romantico (Paolo Calabresi) e chiaramente l'accurato direttore della fotografia Ninni Bruschetta che del suo Duccio dice "il personaggio è sempre in down, è per quello che è simpatico, eroina compresa. Mi piace definirlo il mio Rosencrantz, ovvero un uomo senza passato, senza futuro e soprattutto senza presente".

Naturalmente poi Caterina Guzzanti e Alessandro Tiberi che continuano simpaticamente il loro rapporto vittima/carnefice anche durante l'intervista. "Grande sadismo da parte degli autori e divertimento da parte nostra, dice Caterina. Alessandro è il mio schiavo preferito ma a parte questo credo che i nostri due personaggi siano quelli più sani di mente". Alessandro: "Io credo di aver imparato fin troppo bene a portare i caffé, forse è questo il mio destino, sento di poter fare lo schiavo sul serio". Però poi la battuta amara (e vera) c'è perchè la Guzzanti non si trattiene dal dire "ho sentito persone, che lavorano in questo settore, parlare di Boris come di un prodotto "carino". Ecco, vuol dire che non avete capito niente, perchè Boris parla di voi.”

Non abbiamo dimenticato la star, l'attrice per eccellenza di Occhi del cuore, riconfermata (ovvero imposta a René) anche per il debutto al cinema. Colei che può interpretare Madre Teresa di Calcutta rammaricandosi che non può darle buoni consigli sulla recitazione, la seducente Carolina Crescentini: "Corinna è straordinaria, la chiamano nei modi peggiori ma lei trova comunque le sue ottuse motivazioni per andare avanti. Mi piace perché è detestabile e simpaticissima".

Il set di Boris è qualcosa a tutto campo, ma per ora non è in progetto né una quarta serie né un altro film hanno assicurato gli autori. Non c’è un Boris 4, il riscatto. Chissà.

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