Interviste Cinema

Benvenuti in casa Esposito: la commedia su un camorrista senza vocazione raccontata dai protagonisti

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Arriverà al cinema il 23 settembre la commedia di Gianluca Ansanelli Benvenuti in casa Esposito, che porta sul grande schermo il libro cult di Pino Imperatore, con Giovanni Esposito brillante protagonista. Li abbiamo incontrati a Napoli.

Benvenuti in casa Esposito: la commedia su un camorrista senza vocazione raccontata dai protagonisti

Napoli, a teatro, in tv, al cinema e nella vita, ha da sempre due narrazioni opposte e a volte complementari: quella solare, generosa, divertente, accogliente e “buona”, della miseria e nobiltà e dell'arte di arrangiarsi raccontata da Scarpetta, De Filippo e da tante commedie con Totò, e quella criminale, oscura e violenta narrata con accenti shakespeariani da serie come Gomorra, spesso indicata dai benpensanti come nociva all'immagine di una delle città più belle e ricche di talenti del mondo. A cercare di conciliare queste due anime in chiave comica è adesso la nuova commedia Benvenuti in casa Esposito, diretta da Gianluca Ansanelli, prolifico sceneggiatore (coautore anche dei recenti 7 ore per farti innamorare, Un figlio di nome Erasmus e Con tutto il cuore), che torna dietro la macchina da presa cinque anni dopo Troppo napoletano. Liberamente ispirata all'omonimo libro di culto di Pino Imperatore, pubblicato nel 2012 (e seguito da altri due), questa commedia racconta le vicende di Tonino Esposito (interpretato con grande verve dal quasi omonimo Giovanni Esposito, finalmente promosso a protagonista), figlio di un feroce boss del rione Sanità e totalmente inadeguato al suo ruolo, che dopo la morte del genitore viene mantenuto per rispetto delle volontà del padre dal boss da lui scelto in sua sostituzione (il sempre ottimo Francesco Di Leva).

Tra una gaffe e l'altra, tra l'affetto e le divisioni in seno alla sua stessa famiglia, Tonino troverà alla fine la sua strada per dire no alla vita criminale. Al fianco di Giovanni Esposito ci sono anche Antonia Truppo nel ruolo della moglie, Nunzia Schiano che è la suocera, Salvatore Misticone il nonno, il giovane Antonio Orefice e molti altri, mentre Peppe Lanzetta è Don Raffaele, un boss che, durante un pranzo, racconta ai suoi commensali la storia di Tonino, nella cornice che racchiude il film. Benvenuti in casa Esposito arriva in sala il 23 settembre grazie a Vision Distribution, attivissimo quest'anno nel dare nuova linfa al cinema italiano, e tra i produttori c'è Alessandro Siani, mentre produttori esecutivi sono i fratelli Alessandro e Andrea Cannavale, figli di un altro indimenticato grande esponente dello spettacolo napoletano, Enzo Cannavale. Il film aprirà il Napoli Film Festival e con l'occasione siamo andati volentieri in trasferta dove abbiamo incontrato il regista e parte del cast. Assente giustificata Antonia Truppo, impegnata su un set, mentre Francesco Di Leva, attualmente in fase di riprese di Nostalgia di Mario Martone, ha trovato il modo di liberarsi per partecipare all'incontro su questo film che parla di genitori e figli, scelte di vita ed emancipazione, bene e male, ma sempre con ironia tutta napoletana.

Gianluca Ansanelli ha presentato uno per uno con entusiasmo i membri del cast. Parlando del suo protagonista, Giovanni Esposito, ha fatto ricorso a un'efficace metafora sportiva: “Giovanni ha una lunghissima carriera, soprattutto come interprete di caratteri, ma qui aveva il peso di un protagonista, che è un po' come prendere un centometrista e fargli fare una maratona di 30 chilometri: deve conservare il fiato, non può dare tutto subito, come a volte fanno i comici quando interpretano dei comprimari in un film, che entrano in scena e fanno i fuochi d'artificio. Un protagonista ha un lungo percorso da fare e deve avere il fiato per arrivare alla fine, per cui ci siamo detti con lui fin dal primo giorno che questa era la cosa difficile, riuscire a mantenere l'equilibrio tra le scene comiche che inevitabilmente ci aspettavamo da lui e lo spessore di un personaggio che ha anche una storia un po' più sentimentale, deve risolvere il conflitto col padre, staccare il cordone ombelicale e trovare la sua identità, cosa non facile quando hai un genitore ingombrante”.

Giovanni Esposito, che ci ha lasciato presto per altri impegni ed è riuscito benissimo nel compito di cui sopra, si è dichiarato: “felicissimo di avere preso parte a questo film e interpretato questo personaggio che porta dentro di sé una grande tenerezza e che scopre, piano piano, grazie anche alla figlia e alla mamma che esiste un'altra strada, che non gli avevano fatto vedere nella sua vita, come se gli avessero dato un binocolo per vedere soltanto la strada dissestata della camorra e della criminalità, e scopre che c'è una casa, un posto dove può abitare la sua bontà d'animo”. Sul messaggio del film è intervenuto Francesco Di Leva: “Conosciamo benissimo il dramma che vive l'intera città. Per me la “famiglia” di Don Pietro, il boss, è un grido di allarme. Io vengo dalla periferia, come sapete, quando sparano dico sempre che è il loro modo per urlare alla città che vogliono essere ascoltati. Qua Don Pietro è un personaggio un po' più simile a un Gianluca Vacchi, pieno di soldi, che aspira a comprare quadri di un certo valore ma non ne capisce il senso, prova a spiegarlo ma non ci riesce... Storie come quella di Tonino che si ribella a un padre camorrista accadono veramente, anche di recente c'è stato un ragazzo che ha rifiutato il padre in galera e questa è la città che noi amiamo, che vogliamo. Come napoletano non posso che disprezzare qualsiasi forma di arroganza e di presunzione verso la mia città, come attore non posso che godere di prendere in giro questi personaggi e ridicolizzarli in qualche modo agli occhi del pubblico”.

Nunzia Schiano interviene per chiarire che “anche nella famiglia buona ci sono varie anime. C'è la ragazza che con l'istruzione va in un'altra direzione e i suoceri che come molte persone di Napoli vivono una condizione che non è quella di essere camorristi, ma persone comuni, normali, assuefatte a questo. All'interno della stessa famiglia si creano delle diversità e proprio questa commistione porta a una scelta, alla fine quello che conta è che la capacità della ragazza di andare oltre è così forte da portare anche il padre dalla sua parte, ma noi siamo gli ignavi, quelli di mezzo, a cui le cose stanno bene così perché lui porta i soldi a casa. Non siamo criminali ma nemmeno buoni fino in fondo”.

Naturalmente Benvenuti in casa Esposito, nonostante si finisca inevitabilmente nel dibattito per parlare di temi seri, è una commedia in cui si ride molto, grazie soprattutto alla bravura dei protagonisti e dei duetti irresistibili tra Tonino e Enzuccio (Orefice), che ricordano in certi momenti molte coppie celebri. E c'è anche un divertente numero musicale, ballato e cantato da Giovanni Esposito con molta verve, che fa il verso alla celebre “Il latitante” di Tommy Riccio: la canzone si intitola “E latitanza sia” ed è stata scritta appositamente da Enzo Savastano, il "cantante fantasma" interpretato da Andrea De Luca, con testi di Valerio Vestoso. Ma tutto questo e molto altro che non possiamo raccontarvi per non sciuparvi la sorpresa, potrete scoprirlo da soli andando a vedere il film, al cinema, il 23 settembre. Fa bene al cuore sapere che Napoli è ormai diventata un centro stabile di produzioni di ogni genere, che spaziano dall'opera d'autore alla commedia, dall'animazione alle serie tv, grazie a una fucina di talenti praticamente inesauribile.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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