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Belli di papà: Diego Abatantuono e i suoi figli cinematografici sul film di Guido Chiesa

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Presentato alla stampa il film che esce il 29 ottobre.

Belli di papà: Diego Abatantuono e i suoi figli cinematografici sul film di Guido Chiesa

Nella mattina in cui Giove Pluvio minaccia di scatenare la sua ira su una Roma già martoriata, viene presentato alla stampa Belli di papà, il nuovo film della Colorado, distribuito da Medusa il prossimo 29 ottobre in 400 copie. Si tratta del lontano remake di un film messicano, Nosotros los nobles, che vede Diego Abatantuono nei panni di un ricchissimo padre di famiglia, vedovo, che decide di dare una lezione di vita ai figli viziati e nullafacenti, con uno stratagemma che li porterà da Milano a Taranto a guadagnarsi la vita. E' la prima volta che il regista Guido Chiesa affronta una commedia. Così ha risposto a una domanda in merito: “Avevo fatto una serie con la Colorado nel 2008 e da tempo pensavamo di fare una commedia per il grande pubblico. Tra tutti i titoli che sono venuti fuori questo era forse il più adatto a me per il tipo di storia che raccontava. Dopo Lavorare con lentezza, che è del 2003, avrei dovuto fare una commedia che poi non si realizzò e quindi non ho nessun pregiudizio riguardo al genere. In America ho lavorato molto con Jim Jarmusch che ne ha fatte diverse”.

Diego Abatantuono parla della sua esperienza: “Il cinema che mi piace è quello che viene bene, un bel film che si distingue sempre da un brutto film al di là del genere e del periodo storico. I modelli, per quanto inarrivabili, sono i film di Sordi, Gassman, Tognazzi, Monicelli, Risi. Io faccio i film che mi propongono e mi piace fare delle proposte, c'è la voglia di partecipare in modo attivo, a volte faccio anche qualche sorpresa e poi sta al regista scegliere se montarla o meno. Mi sono trovato molto bene con questo cast di ragazzi molto bravi e promettenti, alcuni dei quali anzi hanno già mantenuto le promesse".

Esordisce al cinema come attore (dopo l'esperienza di doppiatore in Hop) Francesco Facchinetti, nel ruolo del tremendo fidanzato della figlia di Abatantuono. Il poliedrico showman commenta il suo ruolo nel film: “Io sono cresciuto coi film di Diego, il primo che ho visto è stato Attila flagello di Dio quando avevo 13 anni ed ero nel pullman in gita con gli amici e poi li ho visti tutti. Ho avuto la fortuna di fare un sacco di lavori in ambito artistico e devo dire che rispetto alla musica e sicuramente alla televisione nel cinema c'è ancora molta poesia, c'è una ritualità, si condivide il set per settimane, si parla, il regista ti racconta e ti fa vivere la scena, la costumista ti vuole bello come non mai. Per me è stata una cosa molto speciale e divertente. Tra l'altro il film esce proprio il 29 ottobre quando mio figlio compirà un anno, non può essere un caso”.

Quanto è cambiata la sceneggiatura rispetto alla fonte originale? Risponde Guido Chiesa: “il film messicano è più vicino alle soap-opere sudamericane, pieno di primi piani e molto melodrammatico. Si svolge Città del Messico centro e periferia, mentre qua abbiamo scelto di andare da Milano a Taranto. Un altro elemento che ha trovato Giovanni Bognetti, autore dell'adattamento, è stata l’idea che l' avversità dei figli nei confronti del padre non fosse legata solo alla sua messinscena ma al fatto che scoprono che lui aveva una vita parallela. Abbiamo cercato di fare un film che non prendesse decisamente le parti del padre come fa il film messicano, abbiamo anche alleggerito l'aspetto della vedovanza. In ogni caso non avrei mai fatto un film contro i giovani, sono padre, ho due figli adolescenti e vedo in loro tutti i miei errori”.

Che tipo di padre è nella realtà Diego Abatantuono? “Bisognerebbe chiederlo ai miei figli, come nel film ho una femmina e due maschi ma sono diverso dal personaggio del film, che è molto ricco e molto assente. Spesso si dà ai figli solo un benessere economico mentre la presenza è la cosa più importante. In questo credo di essere un buon padre, ho sempre scelto di fare film che non mi allontanassero da loro e quando ho girato all'estero me li sono spesso portati dietro. E' uno dei mestieri più difficili al mondo, non si impara neanche se hai 15 figli perché ognuno è diverso dagli altri. L’educazione in una famiglia e in una società deve essere di tutti, nel film il padre manifesta il suo disagio, si accorge di aver sbagliato e cerca di educare i figli e alla fine viene educato a sua volta. Ovviamente essendo un film raccontiamo una storia straordinaria ma che credo che sia comune a tutte le famiglie. Difficilmente c’è un equilibrio perfetto, tra genitori e figli”.

Matilde Gioli, la giovane attrice rivelata dal Capitale umano, parla dell'idea che ha della sua generazione: “Sono molto ottimista su questo argomento, più mi informo nei vari ambiti universitari e lavorativi più mi rendo conto che c’è un sacco di voglia di fare da parte dei giovani. Si parla di noi come di una generazione pigra a cui mancano la spinta e l’entusiasmo, io questo non l’ho mai visto in nessun ambito. Piuttosto ho trovato anche il sistema italiano poco incentivante nei confronti dei giovani. Sono felice del messaggio positivo di questo film perché ci credo fortemente e credo che i giovani siano davvero in grado di fare qualcosa”.

Tra una battuta di Antonio Catania e degli altri attori presenti alla conferenza interviene Andrea Pisani, qua in solitaria senza il compagno Luca Peracino. “Se Antonio Catania è il Rivera del cinema italiano, allora io sono il Ranocchia. Questo è il mio secondo film  e non mi sembra vero perché è ogni volta è un sogno che non riesco a chiamare lavoro. Ho avuto dei bei riscontri da parte di amici e critici per questo film, spero che anche il pubblico la pensi così. Sono molto contento anche per il fatto che al cinema inizino ad esserci dei volti diversi e ci sia spazio anche per altri, anche per chi una volta questo spazio non ce l'aveva e se l'è creato su internet".

In Belli di papà, infatti, compaiono anche gli youtuber tarantini Nirkiop.



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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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