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Beata ignoranza: la parola a Massimiliano Bruno e ai maschi alfa Alessandro Gassmann e Marco Giallini

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La commedia sui social, l'amicizia e la famiglia è stata presentato oggi a Roma.

Beata ignoranza: la parola a Massimiliano Bruno e ai maschi alfa Alessandro Gassmann e Marco Giallini

Prof. offline contro prof. connesso, ottima preparazione contro laurea presa quasi per caso, italiano contro matematica, Giallini contro Gassmann. O meglio Giallini con Gassmann, come in Tutta colpa di Freud, come in Se Dio vuole, come anche in televisione, dove ognuno ha il suo poliziotto famoso.
A riunire di nuovo due attori "altezza mezza bellezza" in questo inizio 2017 è Massimiliano Bruno, che in Beata ignoranza scherza con la dipendenza dalla rete e parla di amicizia e di famiglia. Lo fa in una commedia che scolora spesso nel melò e che ha un'origine ben precisa, come racconta il regista durante un'affollatissima conferenza stampa in un piccola sala di un hotel romano:

"La genesi di Beata ignoranza è un post che ho scritto su Facebook quattro anni fa e che ho condiviso con gli sceneggiatori, sperando che potesse essere il concept di un film. Nel post mi lamentavo del fatto che andavo poco al cinema, a teatro, che leggevo molto di meno i romanzi perché perdevo troppo tempo su Facebook. Da là è nata una storia in cui abbiamo potuto raccontare le nostre anime interne. Perché in me c'è un po' di Filippo e un po' di Ernesto. Spesso mi ritrovo schiavo di gruppi whatsapp, che so, il gruppo 'weekendino a Sutri', o quello del 'ci vediamo la partita dell'Italia insieme?'. E i gruppi non muoiono mai, magari dopo mesi ti compare da qualche parte un messaggio del tipo: 'Ma ce la facciamo una lasagna?'".

Fin dall'inizio di Beata ignoranza, i personaggi di Alessandro Gassmann e Marco Giallini si rivolgono direttamente allo spettatore parlando in macchina, preferibilmente per insultarsi, visto che sono rivali non solamente a scuola ma anche nella vita sentimentale passata. "Noi siamo tutti amanti della commedia all'italiana" - spiega Bruno - "e siamo rimasti colpiti da un paio di film la cui sceneggiatura ricorda in parte ciò che è stata poi la nostra. Parlo di C'eravamo tanto amati e Dramma della gelosia. In quei capolavori i personaggi si rivolgevano al pubblico, aprivano finestre sul loro passato. Io sono un figlio della commedia all'italiana ed è quasi paradossale che il film più diverso dagli altri che ho girato, forse il più nuovo, in realtà si rifaccia alla nostra tradizione, e quindi a qualcosa che esiste già".

A Massimiliano Bruno è capitato di approfittare, in determinate scene, anche della creatività dei suoi due attori principali: "Per alcune battute di Beata ignoranza ho collaborato con Marco Giallini e Alessandro Gassmann, che sono perfetti. Gassmann anche nella vita è molto superficiale, mentre Giallini è un vecchio signore travestito da motociclista della Nomentana. Con loro mi trovo benissimo. Sono i due attori ideali con cui lavorare".

A una conferenza stampa su un film che racconta anche la social-addiction, non poteva mancare la domanda sul rapporto con Facebook, Twitter etc. Fra Gassmann e Giallini, chi frequenta meno la rete è il secondo, che dice: "Io somiglio più a Ernesto che a Filippo, mi rivedo in lui, non sono uno che sta molto sui social. Su Twitter ho messo una sola foto in sei anni, ho una ragazza che segue i miei vari 'buongiorno mondo', 'buonasera mondo', 'sto cor gatto', 'sto cor cane', 'mio padre è andato via'... che poi non si sa se sia morto o andato a Milano o chissà dove, si capiscono fra loro questi dei social, io non li capisco. Passando a un discorso serio, vorrei che i social ci insegnassero a non ripetere sempre gli stessi sbagli. Però fatemi dire una cosa: che bello quando la musica non si scaricava da Internet! Che bello quando facevamo la fila da Disfunzioni Musicali per comprare l'ultimo album dei Clash!"

Gassmann invece, come sa chi lo segue, scrive abitualmente su Twitter: "Io uso solo Twitter, faccio piccole battaglie civili, ci passo mezz'ora la mattina e mezz'ora la sera. Credo che i social vadano conosciuti, ci saranno sempre di più, nei social c'è il meglio e il peggio della società, per questo bisogna sapere a cosa si va incontro. Andrebbe insegnato l'utilizzo di questa macchina soprattutto a scuola".
L'attore, insomma, fa un uso ragionato dei social, non come una sua conoscenza di cui si diverte a raccontare: "C'è una donna che lavora da noi e si chiama Assunta che è entrata in fissa con il gioco della Fattoria. Prima ci giocava solo sul telefonino, ora ha un ipad e gioca contemporaneamente su entrambi i dispositivi, oppure gioca su uno e parla con l'altro. Non legge più, non si dedica alla figlia, e diventa aggressiva se le dici qualcosa, il suo è un caso preoccupante".

Secondo Massimiliano Bruno, a volte la rete viene demonizzata troppo: "Credo ci sia anche anche un po' di diffidenza a priori nei confronti di Internet e dei social da parte degli adulti. Una volta i nonni contestavano ai ragazzini il fatto di andare in motorino, o i genitori si arrabbiavano con i figli perché tenevano la musica alta. Ora i grandi hanno paura di Internet un po' per principio".
"Però la rete ha abolito ogni scontro generazionale" - interviene Marco Giallini - "perché coinvolge tutti. Il padre di Massimiliano Bruno, per esempio, ha 82 anni e passa le giornate su Facebook. La rete, cari miei, cambia lo scambio".

Beata Ignoranza segna la prima collaborazione fra Marco Giallini e Massimiliano Bruno, che ha già diretto Alessandro Gassmann in Viva l'Italia e soprattutto ne Gli ultimi saranno ultimi. Il regista è rimasto folgorato dall'accoppiata, dal meraviglioso incontro con quelli che una giornalista ha giustamente definito due maschi alfa: "E' vero, Gassmann e Giallini sono tutti e due maschi alfa, ma si tratta di alfa diversi, e mi hanno aiutato l'uno a capire e a interagire con l'altro. Quando arrivo sul set, Alessandro è già arrivato da un'ora, è un austriaco, e quindi in qualche modo devo gestirlo. Giallini invece fa un po' tardi, e i primi 10 minuti ha bisogno di fare polemica su qualcosa, su qualsiasi cosa".
"E' perché c'è sempre qualcosa che non va" - interrompe Marco Giallini - "ma dopo le 9 sono un agnellino, dovete darmene atto".

"Quando Marco e Alessandro sono insieme e gridiamo: azione!”" - riprende Bruno - "mi diverto da morire a osservarli, mi appassiona la loro diversità. Potrebbero continuare a fare un po' di carriera insieme come è successo a Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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