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Bari International Film Festival 2014: Il Petruzzelli in delirio per Andrea Camilleri

C’era tutta Bari ad ascoltare Andrea Camilleri, intervistato dal regista rivelazione Pif.

Bari International Film Festival 2014: Il Petruzzelli in delirio per Andrea Camilleri

Più che una discussione sul cinema, la master class di Andrea Camilleri è stata per lo scrittore siciliano un’occasione per parlare dell’amico e collega Leonardo Sciascia, analizzando soprattutto il rapporto fra l’autore di “A ciascuno il suo” e la politica italiana.
Insieme a Camilleri, sul palco del Teatro Petruzzelli di Bari c’era Pif, reduce dalla vittoria del premio per la migliore opera prima e seconda. E’ stato proprio il regista di La Mafia uccide solo d’estate a porre le domande al suo conterraneo, insieme al giornalista nonché vicepresidente del Bari International Film Festival Enrico Magrelli.
Andrea Camilleri ha cominciato l’incontro con il pubblico ricordando Gian Maria Volontè, grandissimo attore a cui il Bif&st ha dedicato un proprio festival nel festival.

Gian Maria Volonté
“Con Gian Maria Volonté abbiamo lavorato insieme soltanto in radio. Aveva una voce bellissima, mi colpiva il modo in cui adeguava la voce al personaggio che doveva interpretare. Diventammo subito molto amici tanto che, quando nel 1968 il Centro Sperimentale di Cinematografia venne occupato, una delegazione di allievi capeggiata da Volonté venne da me e mi chiese di insegnare nel Centro occupato. Dissi di sì e insegnai per due anni. Non so esattamente cosa mi legasse a Gian Maria, l’ideologia politica non c’entrava, piuttosto ci univa una profonda amicizia”.

In Rai senza raccomandazioni
“Feci un regolare concorso alla Rai e mi sembrava che fosse andato bene. Mi telefonarono e mi dissero che in effetti ero stato bravo, ma che non potevano assumermi perché ero comunista. Tempo dopo mi chiamò Cesare Lupo per una sostituzione maternità. Mi fecero un contratto di sei mesi, poi un altro contratto di sei mesi e così via per 10 anni, alla fine mi assunsero. Sono uno di quelli che sono entrati in Rai senza nessuna raccomandazione”.

Leonardo Sciascia
“Conobbi Sciascia quando era agli esordi. All’epoca io facevo il funzionario Rai. Lo chiamai e gli chiesi di scrivere uno sceneggiato sul primo delitto di Mafia in cui erano coinvolte le banche e la politica. Era avvenuto nel 1900, il Presidente del Banco di Sicilia era stato accoltellato per prestiti non dati. Leonardo rifiutò, dicendomi che avrebbe dovuto fare un lavoro immane per documentarsi. Era destino, comunque, che diventassimo amici. Abitavamo a 30 chilometri di distanza. In più eravamo entrambi sotto il segno di Pirandello. Questo nume tutelare ci portò ad essere vicini e fu Sciascia a segnalare alla Sellerio un mio romanzo, contribuendo all’inizio di una collaborazione fra me e la casa editrice che dura tuttora. Devo molto a Leonardo. Ho 88 anni e alla mia età accade spesso di avere le batterie scariche. Quando mi capita, mi basta leggere 3 pagine di un suo romanzo e subito mi ricarico. Leonardo Sciascia è il mio elettrauto”.

Sciascia e la politica
“Leonardo Sciascia era un uomo irredimibile. La sua capacità di spaccare sempre in 18 il capello e la sua scrittura affilata come un bisturi cosa c’entravano con la politica? Con l’ordine di partito? La sua voglia di entrare in politica aveva a che fare con il suo impegno di cittadino. Si candidò a Palermo in una lista comunista indipendente. Fu un’esperienza negativa. Era un pesce fuor d’acqua e, se accettò di diventare deputato del Partito Radicale, probabilmente lo fece perché era convinto che avrebbe avuto un più libero accesso ai segreti della politica”.

Adattare un romanzo di Sciascia
“Sciascia è difficilissimo da portare in radio, televisione e al cinema, Sciascia è tutto nella sua scrittura apparentemente semplice, ma in realtà traboccante di metafore, allusioni. Sceneggiare un suo romanzo è uno sforzo enorme. Anche con la migliore volontà del mondo, o si scivola nella banalità o si pretende di spiegare tutto e allora si diventa noiosi”.

Sciascia, Guttuso e Berlinguer
“Leonardo Sciascia e Renato Guttuso fecero una tremenda litigata durante il sequestro Moro. Un giorno Guttuso chiamò Leonardo e gli disse: ‘Senti, Nanà (solo pochi potevano chiamare così Sciascia), andiamo a trovare Berlinguer per avere notizie’. Andarono da Berlinguer e lo trovarono distrutto. Enrico era convinto che il rapimento fosse il brillante risultato di un accordo fra il KGB e la CIA, che temevano fortemente il Compromesso. Si confidò con Leonardo e Renato come si fa con degli amici. Sciascia, però, scrisse subito un articolo sul Corriere della sera nel quale rendeva nota l’opinione di Berlinguer, che dovette smentire, dicendo: ‘Sciascia ha capito male”. Sciascia si difese e a quel punto sia io che Guttuso, che era membro del Partito Comunista, ci arrabbiamo. Scoppiò un finimondo. Guttuso e Sciascia litigarono per una settimana di seguito scambiandosi insulti. Alla fine Renato mandò a Leonardo un biglietto di auguri di Natale con cui sperava di calmare le acque. Ma Sciascia, scettico, mi disse: ‘Questo vuole la botte piena e la moglie ubriaca”.

I libri e i film sulla Mafia
“Non è semplice parlare di Mafia in un’opera di finzione, devi stare attento, perché sennò rischi di costruire dei personaggi che risultano simpatici e di cui si finisce per risultare complici. Pensate al Il padrino: l’interpretazione di Marlon Brando è talmente magnifica che si dimenticano tutte le cose brutte che ha fatto il personaggio. Credo che, quando si parla di Mafia, sia fondamentale un giudizio morale, come succede in “Gomorra” di Saviano. Io i miei libri sulla Mafia me li tengo ben stretti, cercando di non farli diventare film”.

Le nuove generazioni
“Mio padre diceva che la mia generazione era strana. Tutte le nuove generazioni sembrano strane. Il mondo cambia, i rapporti umani cambiano, così come le valutazioni. Ognuno vive il proprio tempo e si relaziona agli altri secondo i codici dell’epoca in cui vive. I paragoni sono inutili. Pirandello scriveva alla fine di una lettera a un amico: ‘Ti bacio sulla bocca’. Oggi non lo scriverebbe più nessuno”.

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