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Interviste Cinema

Bari International Film Festival 2014: come parla bene Sergio Castellitto!

L'attore e regista si conferma grande mattatore e incantatore.

Bari International Film Festival 2014: come parla bene Sergio Castellitto!

Protagonista di oltre settanta film e regista di quattro, Sergio Castellitto è il secondo filmmaker che si racconta al Bif&st.
Anche se l’affluenza al Teatro Petruzzelli, luogo deputato delle lezioni di cinema del festival, è un po’ minore per via della ripresa della settimana lavorativa, il pubblico è comunque numeroso.
C’è chi è entrato alle 9:00 per rivedere Non ti muovere, il film tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, e chi è arrivato dopo per le spiegazioni. Tutti ascoltano in religioso silenzio, accarezzando magari il sogno di entrare prima o poi nel “magico mondo” dell’entertainment italiano.

Decisamente meno ermetico del regista de La grande Bellezza, Castellitto dimostra di essere uno che si spende, che condivide tranquillamente sensazioni ed emozioni e che ha una grande capacità affabulatoria. Chissà… forse essere padre di 4 figli aiuta.
Ecco i suoi pensieri e le sue parole:

La paura
“La paura è la benzina dell’attore, ti prende (e deve prenderti!) perché ogni volta ti avventuri in un territorio nuovo. Senza quella sensazione il nostro mestiere perderebbe significato.
Questo palco me la ricorda molto: il teatro, il sipario... quante volte, poco prima che il sipario si alzasse o si aprisse, mi è venuta voglia di scappare via”.

Fare il regista
“Io non so perché De Sica e Cassavetes abbiano cominciato a fare i registi, in alcuni casi dipende dall’insoddisfazione che si prova a non vedersi offrire certi ruoli. Io non mi posso lamentare, ho lavorato con i grandi vecchi e con i miei più talentuosi coetanei. Non mi è mancato nulla, forse col tempo ho semplicemente scoperto di essere, più che un attore, un artista - ecco, l’ho detto, perdonatemi, un artista”.

Artisti si nasce
“Artisti si nasce. Desiderare di esprimersi non è solo un gesto di nevrosi e di narcisismo, è un gesto di entusiasmante disperazione.
Da ragazzo volevo rompere un vetro e ho avuto la fortuna di capire presto quale rompere. Sono arrivato alla recitazione per caso, ma ho subito capito che il talento è un mistero, è un olio che ti scivola dalle mani. Non bisogna lasciarlo al caso”.

La televisione
“Sono un attore fortunato, ma anche coraggioso. Ho fatto la grande televisione nazional-popolare.
Per me era ‘cinema per la televisione’. Dall’esperienza per il piccolo schermo ho imparato tanto”.

Il teatro
“Il teatro è l’unica forma di rappresentazione non virtuale. Quanti anni ha il cinema? 100? 110? Il teatro ne ha 4000. Non dimenticate di andare a teatro, perché il teatro è la sola cosa che conserva il suo valore di rito”.

La tecnica dell’attore
“Non sono un accademico, il Neorealismo italiano ci ha insegnato che il talento è ovunque. Spesso sono gli altri a scoprirlo, poi ognuno stabilisce una propria tecnica. Io a un certo punto mi sono reso conto che non recitavo, ‘ri-recitavo’, anzi ‘arirecitavo’, in altre parole ricostruivo lo stereotipo di me stesso: non bisogna farlo, bisogna sempre essere degli studenti”.

Momenti di svolta
“Ci sono dei film e dei registi che per me hanno segnato un passaggio di coscienza, L’ora di religione e Il regista di Matrimoni, per esempio.
Non ti muovere, invece, è stato la presa di coscienza di essere un cineasta”.

Le attrici
“Chi vuole imparare a fare l’attore, sappia che un attore maschio impara molto di più da un’attrice, perché non cade nella trappola dell’imitazione. La persona da cui io ho imparato di più è Vanessa Redgrave”.

Margaret Mazzantini
“Conobbi Margaret a Genova, facevamo Le tre sorelle di Checov a teatro. Ci siamo piaciuti e abbiamo cominciato a girare per l’Italia a bordo della mia A112. In quell’occasione abbiamo scoperto di avere diverse cose in comune, ma anche tante differenze. All’epoca lei non aveva ancora scoperto la sua vocazione, una vocazione dolorosa, perché la scrittura è un processo lenitivo, ma anche distruttivo. Quando decise di lasciare il teatro, lo fece per me. Fu un gesto di grande amore. Decise di seguirmi nel mio peregrinare da zingaro. Mia moglie ed io siamo sempre stati l’uno la sentinella dell’altro. Non abbiamo mai smesso di montare la guardia”.

Bartali
“Ho incontrato Bartali un anno dopo aver interpretato per la tv Fausto Coppi. Mi ha guardato malissimo e mi ha detto: ‘ma cosa le è venuto in mente?!’.

Padre Pio
“Fare Padre Pio è stata una profonda e meravigliosa esperienza. Sono andato nella sua terra e mi sono reso conto di quanto fosse stato capace di influire non solo sulla spiritualità, ma anche sulla psiche delle persone. Prima di cominciare la lavorazione, sono andato in vacanza a Salina e ho chiesto al mio barbiere di rasarmi la testa. ‘Sarò Padre Pio’ gli ho detto. E lui:’ le chiedo solo una cosa: la salute’”.

La fisicità
“Con il personaggio di Padre Pio la fisicità era diventata un’ossessione. Dovendo interpretare un uomo segnato dalla sofferenza fisica, ho cominciato a portare una cintura a cui erano attaccati dei pesi e mi capitava di pungermi la testa con le forcine da capelli. Per calarmi, invece, nel personaggio di Coppi, ho iniziato ad andare in bicicletta. Un giorno, al sole, a 38 gradi, in salita, ho capito che in quei momenti un ciclista non pensa a Schopenhauer, ma se a sopravvivere, al metro che farà dopo”.

Rivedersi
“Non amo rivedermi, ma non amo nemmeno non rivedermi. Odio quelli che dicono: ‘per carità’, io non mi rivedo mai’. Se alla televisione passa uno dei miei film, lo riguardo volentieri, magari mi ricordo cosa avevo mangiato quel giorno, di che umore ero. C’è sempre un sottotesto che viene fuori, un film nel film”.

Il successo
“Io ho vissuto sempre benissimo il successo. Mi fa piacere quando mi chiedono l’autografo o mi tirano per la giacca e mi dicono: ‘ grazie, il tuo film mi ha colpito’. L’unica cosa che gestisco male è l’insuccesso”.

Francesco Totti
“La grande recitazione del cinema italiano è dialettale, regionale. Totti sarebbe stato un ottimo attore del Neorealismo. Come mi piacerebbe dirigerlo! Per me che sono romanista è un mito”.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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