Interviste Cinema

Bari International Film Festival 2014: a lezione di cinema da Paolo Sorrentino

Il regista premio Oscar per La grande bellezza si racconta al pubblico del Bif&st 2014

Bari International Film Festival 2014: a lezione di cinema da Paolo Sorrentino

Si è accostato al cinema pensando che fosse una palestra per dilettanti, ma poi a Hollywood ha scoperto che si tratta di un mestiere entusiasmante, ma tremendamente serio.
A soli 44 anni, vive già il passato con nostalgia e non racconta storie di giovani perché da sempre preferisce la compagnia e l’universo interiore di persone più adulte.

Diffidente nei confronti degli attori (Toni Servillo escluso), di un film ama particolarmente la fase “in solitario” della scrittura, percorso doloroso nel quale la prima ispirazione è sempre un personaggio e non una storia.
Va poco al cinema, rivede spesso i film che ama di più e ha imparato tanto da Fellini e da Scorsese, oltre che da Diego Armando Maradona.

Si chiama Paolo Sorrentino ed è reduce dalla vittoria dell’Oscar per il miglior film straniero.
Cosa ci fa al Bari International Film Festival?
Semplice: insegna il cinema e, anche se crede poco nelle scuole, ha accettato l’invito di Felice Laudadio a tenere una lezione di fronte a una platea, soprattutto di studenti, pronta ad ascoltarlo rapita fra le poltrone e i palchi del Teatro Petruzzelli. In mezzo al pubblico c’eravamo anche noi e questi sono gli argomenti affrontati dal regista de Il Divo e La grande Bellezza.

In principio fu uno scettico Toni Servillo
“Quando gli mandai la sceneggiatura de L’uomo in più, Servillo era un solido e affermato attore di teatro. Il tempo passava e non ci faceva sapere nulla. Allora gli telefonai e gli dissi che non avevamo più bisogno di lui perché avevamo trovato un sostituto. A quel punto, come spesso succede con gli attori, Toni lesse il copione tutto in una volta e al telefono mi disse: ‘Ma perché vuoi fare anche il regista? Hai scritto un’ottima sceneggiatura, fai dirigere il film a uno bravo”.

Disastri
“Prima di diventare regista, mi occupai per un breve periodo di produzione. Non era il mio campo. La mia capacità di organizzazione era pari a zero. Una volta mi capitò di smarrire il girato, e fummo costretti a rifare parecchie scene”.

I film moralisti
“Non mi piacciono i film che esprimono un giudizio preciso, non li ho mai amati. Sono ipocriti. Il moralista è pericoloso: dice subito la sua opinione e poi non ci sorprende più, non mantiene alto il nostro interesse fino alla fine.

I mascalzoni… che passione!

“Sono affascinato dai mascalzoni. E dagli asociali. I miei personaggi non sono esattamente dei trasgressori, ma avvertono un profondo disagio nel relazionarsi con gli altri. Anch’io sono un asociale. Andreotti era un asociale anche se poteva sembrare l’uomo più sociale del mondo. Quanto a Gep Gambardella, organizza eventi speciali e mondani solo perché vuole rimandare l’appuntamento con se stesso”.

Gestire e aprirsi agli altri
“Dei set mi piace molto quando arrivano i camion: penso che siano pieni di regali per me. Non mi piace invece essere quello che gestisce tutto. Odio avere a che fare con gli estranei. Detesto essere al centro dell’attenzione. Anche ascoltarmi mentre parlo mi dà fastidio. Penso di essere uno che sta ancora imparando e sono abbastanza egoista da annoiarmi a condividere le cose”.

Il quadrilatero berlusconiano
“In Italia, chi ci fa fare cinema tende a smussare ogni cosa e a ridurre qualsiasi storia, qualsiasi film in una specie di quadrilatero berlusconiano: stesso messaggio, stessa morale, stesso linguaggio”.

Di cosa parla veramente La grande bellezza
“Volevo raccontare Roma, L’Italia, cosa suscita il riso, tutte le preoccupazioni esistenti, ogni forma possibile di bellezza, ogni tristezza, ogni umana inquietudine. Quando cerchi di raccontare tutto, per forza tralasci qualcosa. Le uniche critiche che accetto sul film sono quelle di superficialità. In fondo la superficialità è una delle caratteristiche del mio Gep”.

I requisiti di un buon film
“Per cercare di avere una possibilità di affermazione, un film deve procedere su due binari paralleli. Bisogna lavorare da una parte sulle idee del film, dall’altra sul linguaggio. Da noi ultimamente si lavora sulle buone idee (su ciò che fa bene e ciò che fa male). Secondo me non basta, non sono d’accordo con il detto americano ‘per fare un buon film basta un’ottima sceneggiatura. Io ho sempre puntato al linguaggio, assumendomi dei rischi”.

Le idee
“Le idee cattive durano una giornata. Quelle buone arrivano ad ossessionarti e quando le sviluppi, non incontri difficoltà”.

Il rispetto del pubblico
“Quando faccio un film mi pongo sempre il problema del pubblico, cercando di fare qualcosa che possa piacere, interessare. I film che mi sono piaciuti di più da spettatore sono quelli che hanno avuto più successo di pubblico. Da ragazzo ero un cinéphile, poi ho cambiato abitudini e atteggiamento: ora cerco in tutti i modi di non far parte di nessuna élite di intellettuali”.

L’amore
“Non è vero che nei miei film l’amore viene visto in maniera poi così disincantata. Il disincanto, semmai, è una difesa, perché l’amore è dirompente, è qualcosa che prima o poi accadrà per forza, è impossibile sfuggire. Non ho mai fatto un film d’amore vero e proprio. Mi piacerebbe, ma non so se sarei in grado”.

Le canzoni
“Le canzoni sono presenti già quando comincio a pensare al film, oppure quando lo scrivo. Mi piace il modo in cui Quentin Tarantino usa la musica nei suoi film. La utilizza in maniera liberatoria, gioiosa, goliardica, non rigorosa”.

L’Italia, i film, il resto del mondo
“Solo in Italia non ci si è ancora messi d’accordo su cosa sia un film. Tutto il resto del mondo in vece lo sa. In un film non dev’esserci necessariamente una rappresentazione veritiera della realtà. Basta che un film sia verosimile al suo interno. Negli anni, mi hanno accusato di non mettere le periferie nei miei film. Le ho messe e poi si sono lamentati perché non c’erano le trattorie. Raccontare una città limitandosi a mostrarla così, con le sue trattorie e i suoi negozi è una cosa da ignoranti”.






  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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