Avengers Endgame: "Epico e catartico", la parola ai nostri amati supereroi

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Avengers Endgame: "Epico e catartico", la parola ai nostri amati supereroi

C'erano tutti o quasi i supereroi dell'Universo Cinematografico della Marvel alla conferenza stampa di presentazione di Avengers: Endgame.
E difficilmente poteva essere altrimenti, visto che l'attesissimo film di Joe e Anthony Russo chiuderà una fase gloriosa dei cinecomic della compagnia, iniziata nel 2008 col primo Iron Man di Jon Fravreau e composta per il momento di ben 22 lungometraggi.
A Los Angeles abbiamo dunque incontrato i protagonisti dell'ultimo cinecomic che vedrà tutti insieme i supereroi della Marvel. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Non possiamo non partire da Robert Downey Jr., il più longevo degli Avengers. Quando ha indossato il costume di Iron man per la prima volta poteva prevedere un viaggio così lungo? Come ha costruito il personaggio e dove voleva dirigerlo quando ha iniziato?
Robert Downey Jr. - Ci ho pensato molto spesso recentemente. Ci sono sempre due forze contrarie nella mia personalità: una vede il cielo crollare, l’altra lo vede come un limite. Ricordo tutte le discussioni che avevamo con Jon Favreau mentre giravamo il primo film nel deserto, e lui fugava i miei dubbi dicendomi di aspettare e vedere dove Tony Stark si sarebbe diretto. In quel momento speravo soltanto di girare scene decenti ogni giorno, produrre materiale decente da immagazzinare. Volevo soltanto non combinare un casino allora...

Stessa domanda per Kevin Feige: quando ha iniziato a produrre Iron Man pensava che avrebbe realizzato ventidue film di tale portata?
Kevin Feige - La questione è relativa. Sapevo che avevamo assunto un gran regista e un grande attore per Iron Man, e ci siamo divertiti molto a girarlo. Le aspettative di successo non erano altissime e le ha superate, ma era rimasto comunque nella sfera di successo dei cinecomic del tempo, il che era ciò che volevamo. Eppure mentre giravamo il film, componevamo gli effetti speciali e sistemavamo i dettagli iniziammo a capire che si trattava di qualcosa di speciale, forse anche più di quanto pensavamo. Lo capimmo al Comic Con, dopo aver mostrato il primissimo trailer. Il vento iniziò a soffiare in maniera molto più consistente. Poi di nascosto girammo il cammeo di Samuel L. Jackson, e lo mettemmo in giro: il pubblico impazzì, voleva vedere l’universo di supereroi connesso come quello dei fumetti, cosa che non era mai stata tentata in un lungometraggio.

La prossima domanda è per i registi: la conclusione di Infinity War in che modo ha dettato il tono per realizzare Endgame?
Antohny Russo - Una cosa che amiamo fare come narratori è metterci all’angolo, in modo da costringerci a raggiungere un livello di narrazione dove non hai idea di come andare avanti. E' una condizione molto emozionante. Ti spinge a cerca vie nuove, estremamente creative. Abbiamo provato a farlo con la fine di ogni film Marvel che abbiamo diretto. Siamo molto fieri della fine di Infinity War. Endgame nell'anima racconta come i sopravvissuti hanno reagito a quella perdita, vera e devastante. Un'esperienza unica per tutti loro. Come va avanti una persona normale? E un supereroe? Questo è il cuore del film.

Cosa le piace maggiormente del personaggio di Okoye?
Danai Gurira - Ciò che amo di lei è il fatto che non si pente di nulla. E’ una tradizionalista nel senso che crede nella sovranità del regno di Wakanda. Ha toccato delle corde in me, perché sono nata negli Stati Uniti ma sono cresciuta in Africa. Così immaginare una nazione come Wakanda che non ha avuto alcuna storia di colonizzazione ed è diventata così prosperosa la fa sentire fiera, anche di esserne a guardia. Poter sviluppare questa storia con Ryan Coogler in Black Panther è stato magnifico, soprattutto perché mi ha lasciato sviluppare l’idea che Okoye è felice di fare quello che fa. Ama la sua vita e il suo paese. E allo stesso tempo la sua fierezza le consente anche di abbracciare la sua femminilità. E' un personaggio davvero completo.

E cosa rende invece Thor un personaggio così divertente da vedere e probabilmente anche da interpretare?
Chris Hemsworth - L'universo della Marvel è arrivato da me che ero ancora in Australia. Ricordo che avevo appena finito il liceo quando vidi Iron Man, e sognavo di far parte di quell'universo. E poi alcuni anni dopo mi hanno scelto per fare Thor, dandomi l'opportunità di salire a bordo di questo progetto. Quello che lo ha reso speciale sono state le persone con cui ho lavorato a partire da Kenneth Branagh. Il primo Thor era completamente nelle sue mani, e ha fatto tutto il necessario per farmi capire il personaggio. Da ogni regista ho imparato qualcosa di differente, e quando è arrivato Ragnarok ho finalmente sentito che stavo facendo il lavoro giusto. Ho avuto una grande esperienza con Taika, abbiamo scelto di fare qualcosa di molto diverso, reso Thor qualcosa di unico, mai provato prima. Ho chiamato Joe e Anthony dicendo che amavo questa nuova versione di Thor e volevo portarla avanti: mi hanno risposto che ne avevano una ancora nuova, e mi avrebbe entusiasmato. E così è stato.
In un certo senso è la degna conclusione di un viaggio davvero entusiasmante.
Chris Evans - Sottoscrivo quanto detto. Onestamente sono le amicizie e i rapporti stretti in questi anni che hanno reso il progetto della Marvel unico. Siamo diventati una famiglia.
Mark Ruffalo - Per me invece non siamo come una famiglia perché invece andiamo tutti d'accordo! Non ci sono mai state tensioni come quelle di famiglie normali. Forse è la famiglia che ognuno vorrebbe avere, non so se posso metterla in questo modo. Oggi c'è un po' di tristezza, parliamo come se stessimo un po' morendo. Ho amato lavorare con questi colleghi ed è un momento dolceamaro per me. Perché come attori siamo dei vagabondi, sempre rimbalzati da una parte all’altra. Costruiamo rapporti molto intensi sul set e poi magari non ci vediamo più per mesi, a meno che tu non venga nominato per qualche premio e finisci con qualche collega a una cerimonia...
Chris Evans - Parli per te ovviamente. A me non capita neppure quello...

Il personaggio che è più cambiato nel corso dei vada film è probabilmente Black Widow
Scarlett Johansson - Non sapevo come il pubblico avrebbe reagito alla mia interpretazione della sua psicologia, certamente una delle più amate dell’universo Marvel. Quando l'abbiamo vita in Avengers era più vicina a essere un ragazzaccio, come loro, nel bene e nel male. A al tempo aveva un senso. Poi il pubblico e la stessa Marvel hanno spinto perché Black Widow diventasse una donna più complessa, con maggiori sfumature. E film dopo film il personaggio è cresciuto, soddisfacendo quel desiderio. Cobie Smulders era già con me nel primo Avengers, poi sono arrivate Elizabeth Olsen, Danai, karen e per ultima Brie Larson. Per blockbuster co così tanto testosterone è bello vedere così tante attrici sul grande schermo! Detto questo, è stato un viaggio magnifico, andato ben oltre i miei sogni migliori.

E Karen Gillan invece come ha interpretato ancora Nebula?
Karen Gillan - Sono partita dai problemi che ha con suo padre Thanos, finalmente affronta gli abusi da lui subiti. Nebula arriva a conclusione del suo percorso psicologico iniziato nella saga di Guardiani della Galassia. Vuole vendicarsi, lo sappiamo tutti, vedremo nel film se ci riuscirà o meno...

A Paul Rudd invece chiediamo: cosa ha provato a lavorare con tutti questi attori così celebri?
Paul Rudd - Mai avrei immaginato di poter entrare nell'universo della Marvel. Non mi accadrà più in carriera qualcosa del genere, già lo so. Cerco di tirarmi fuori dal glamour e analizzare questo per ciò che è: è surreale essere parte del gruppo. Ho incontrato così tante persone spinte da vera passione per ciò che hanno fatto. Ho incontrato così tanti bambini davvero ispirati dai nostri personaggi. Aver avuto la possibilità di contribuire anche in minima parte a tutto questo è un tesoro spirituale che conserverò a lungo. Ne sono stato onorato.

E invece cosa si prova ad arrivare come ultimo tassello del puzzle composto dagli Avengers?
Brie Larson - Penso di essere arrivata in un momento magico. Era il decimo anniversario, e mi sono letteralmente presentata a tutti al momento della celeberrima foto per il decennale. Per me Avengers: Endgame sarà sempre un film personale perché è stata la prima volta che ho interpretato Captain Marvel, dal momento che abbiamo girato prima quello dello standalone. Ho dovuto farmi avanti e capire chi fosse il personaggio, senza averlo neppure esplorato nella sua avventura in solitaria. E' stato incredibile doverlo interpretare per la prima volta di fronte a leggende come gli Avengers!

Come affrontare i vari feedback ricevuti dopo ogni trailer, spot o nuova notizia che sce riguardo i vostri film?
Anthony Russo - Il fatto è che alla fine siamo arrivati dove siamo perché siamo dei fan, siamo cresciuti con i fumetti. L'energia che si scatena è anche la nostra, la nostra passione. Abbiamo imparato molto tempo fa che le storie devi raccontarle a modo tuo, non puoi pensare agli altri e a come le interpreteranno. Siccome io e Joe amiamo così tanto il materiale, e possiamo collaborare con persone intelligenti come Kevin, abbiamo dato forma ai film alla nostra maniera, e cioè come appassionati. Abbiamo provato a sorprendere noi stessi, a entusiasmarci. Ci siamo sfidate a scavare sempre più, arrivando a livelli che mai avremmo immaginato. E una volta che un film è completo e lo consegniamo al pubblico, non abbiamo idea di come sarà accolto. Quello è il momento in cui magari facciamo attenzione alla reazioni, mentre giriamo non abbiamo mai dubbi su quello che stiamo facendo, non cambiamo mai la nostra visione.

Domanda per Chris Evans: come si costruisce un supereroe che combatte per un bene comune?
Chris Evans - Immagino che dipenda da ciò che si vuole ottenere. Suppongo prima di tutto mettendo insieme persone esperte in quel determinato campo, poi cercare di stimolare veri pensatori verso un obiettivo comune. Non so se ho risposto alla sua domanda…

E' ciò che tenta di fare Captain America?
Chris Evans – Come altri leader che non pensano solo a se stessi. Alcuni di questi personaggi non so perfetti, e questo ha generato delle magnifiche storie. Mi riferisco soprattutto ai contrasti tra Steve e Tony, sono materiale che ho amato interpretare insieme a Robert. Ma il cuore di tutti alla fine è nel posto giusto. L’introduzione poi di nuovi personaggi come Black Panther e Captain Marvel in un certo senso ha riportato Captain America a vedere meglio il suo scopo, ha rinforzato la sua natura perché hanno creato un ambiente che per lui è più naturale.

Ultima domanda per i fratelli Rosso. Come definireste Avengers: Endgame con una sola parola?
Antohny Russo - Epico
Joe Russo – Catartico.



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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