Interviste Cinema

Attraverso i miei occhi: Gigi Proietti e l'onore di prestare la voce a un cane

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L'attore, che doppia Enzo nel film con Milo Ventimiglia e Amanda Seyfried, parla di saggezza, amici a 4 zampe e di un piccione chiamato Poro Toto.

Attraverso i miei occhi: Gigi Proietti e l'onore di prestare la voce a un cane

Cosa c'entra Gigi Proietti con il best seller USA "L'arte di correre sotto la pioggia" e con la sua riduzione cinematografica diretta dal regista di Marilyn Simon Curtis e interpretata da Milo Ventimiglia e Amanda Seyfried? Tanto per cominciare, l'attore c'entra più con Kevin Costner che con il resto del cast del melò Attraverso i miei occhi, e c'entra perché nella versione italiana del film ha prestato la voce al personaggio che, in quella originale, parla come Kevin Costner: un Golden Retriever di nome Enzo che poi è il punto di vista del racconto.
Proietti ha accettato l'invito della Fox a tornare in sala di doppiaggio per una moltitudine di ragioni, non ultima la passione per una storia certamente strappalacrime ma densa di contenuti e di significati: "Mi piace pensare che Attraverso i miei occhi abbia un valore metaforico" - spiega durante la conferenza stampa di presentazione del film. "Un cane che ti fa capire che i rapporti fra le persone potrebbero essere più semplici e diretti è una bella metafora, non c'è odio né rivalsa in Enzo, ma soltanto lealtà e fedeltà all'amicizia, oltre al desiderio che il suo migliore amico stia bene, perché volere bene significa volere il bene dell'altro, e il cane ci insegna proprio questo".

Gigi Proietti ha molto amato i continui cambi di tono di Attraverso i miei occhi, che a volte è tragico e a volte è allegro. "Non può esistere la commedia senza dramma e il dramma senza la commedia. Tanto in uno spettacolo quanto in un film è fondamentale il contrasto, come spiegava nei tempi antichi il buon vecchio Sofocle. Ho sentito la responsabilità di essere Enzo e ho evitato, per quanto possibile, ogni retorica. Lo so, avete pianto, e va bene, per una volta che se piagne…".

Se Kevin Costner ha avuto nove cani, Proietti non è da meno. Gli chiedono se secondo lui i cani riescano a pensare, e lui risponde: "Veramente non saprei, ma spero di sì, e credo che il cane sia davvero il migliore amico dell'uomo e che quello che ti dà, in termini di affetto, te lo darà sempre". Poi l'attore racconta del suo rapporto non solo con i cani, ma con diversi altri esponenti del regno animale: "Amo gli animali, ho avuto addirittura un piccione che la mia compagna comprò a Ponza. Un giorno vide una signora che teneva fra le mani un grosso piccione, così le disse: 'che ci fai?' E la signora: 'ce lo mangiamo'. La mia compagna allora lo comprò per evitare che il volatile facesse una brutta fine, lo portammo a Roma ma non volava, però si comportava da cane, il suo nome era Poro Toto, lo chiamavamo e lui arrivava. Avevo quattro cani all'epoca, e il giorno in cui Poro Toto azzardò un voletto, fu sbranato".
Fra le risate generali, il barzellettiere più spassoso d'Italia prosegue le sue storie di amici a 4 zampe o a 2 zampe: "Ho avuto un’oca, tanti gatti, ora non possiamo avere gatti perché abbiamo in casa un ragazzo filippino che sennò soffoca. L'animale che amo di più è il merlo indiano, che parla, ne ho avuti diversi, l'ultimo parlava molto e un giorno ho capito quanto fossi antipatico quando rispondevo al telefono quando, dopo qualche squillo, il merlo ha detto 'pronto' esattamente come lo dicevo io".

Doppiare un Golden Retriever non dev'essere stato complesso per un artista che ha dato la voce a Sylvester Stallone nel primo Rocky. Proietti ama da sempre il doppiaggio e ci racconta la sua esperienza: "Il doppiaggio è molto divertente, un tempo era la mia principale attività, ho doppiato perfino Marlon Brando, che ho scoperto avere una voce stridula, l'esperienza migliore, però, è stata Lenny, in cui doppiavo Dustin Hoffman. Mi è piaciuto tantissimo prestare la voce al genio della lampada di Aladdin, però per me l'interpretazione la fa quello che sta là. E comunque, il doppiaggio non sostituisce certo il cinema".
Con quest'ultima affermazione, forse un po’ malinconica, Proietti lascia intuire l'amarezza provata in tanti anni per non essere stato pienamente "adottato" dai registi italiani. Il nostro cinema Gigi non lo segue molto, però ha le idee chiare: "Il cinema sta cambiando, diventa sempre più televisione e meno cinema, perché un film sta poco in sala e poi va in tv. Tolta qualche rara eccezione, i film italiani sono sempre storie un po’ piccole, e ti accorgi che invece di un'ora e mezza possono benissimo durare tre quarti d'ora. La cosa buona è che, rispetto a 20, 25 anni fa, ci sono buoni attori e brave attrici".

In Attraverso i miei occhi, il padrone di Enzo, che si chiama Danny, fa il pilota da corsa. Qualcuno chiede a Proietti che rapporto abbia con le automobili e la velocità. "Non sono un patito di automobili" - dice. "Una volta, subito dopo Il Maresciallo Rocca, mi regalarono un SUV. Mi sembrava di essere l'autista di un pullman. A Roma un SUV è una bestemmia. Dove te metti?".
Proietti la sa lunga sul traffico della capitale, e la sa lunga su molte altre cose, tanto che il moderatore dell'incontro con i giornalisti, che è il nostro Antonio Bracco, gli domanda se l’età, proprio come è successo al cane Enzo, gli abbia portato un po’ di saggezza: "Mi piacerebbe definirmi saggio, ma non basta una vita a diventarlo. Non mi sento tanto maestro di vita, avevo una scuola di teatro e avevo a che fare con ragazzi giovanissimi, là mi capitava di dire: 'ti avverto, ti succederà questo'. Mi guardavano scettici, poi, dopo qualche anno, mi chiamavano e mi dicevano: 'avevi ragione'. Nella mia scuola si parlava di cose comiche e drammatiche e si cercava di spiegare il senso del nostro mestiere. Il teatro è importante, talmente importante che la società ha pensato di chiuderlo".

Che belle le parole di Gigi Proietti quando sono in gioco e sue passioni, e che gigante che abbiamo davanti mentre scriviamo al computer nella sala più grande della Casa del Cinema di Roma. Della sua levatura e grande presenza scenica si è accorto, come sappiamo, anche Matteo Garrone, che gli ha regalato, in Pinocchio, il personaggio di Mangiafuoco. Ed è parlando di uno dei film italiani più attesi di fine anno che l'attore chiude la conferenza stampa: "Purtroppo ho lavorato solamente 3 giorni, perché Mangiafuoco non appare a lungo nella storia di Pinocchio, però posso dire di essere stato diretto da un regista straordinario che viene da un altro mondo. Pinocchio sarà un film di grandissima immagine, esteticamente sublime".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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