Assolo: Laura Morante invita le donne a essere soggetti invece che oggetti

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Assolo: Laura Morante invita le donne a essere soggetti invece che oggetti

Curiosa per natura - come spesso capita alle persone intelligenti - e grande conoscitrice del mestiere dell’attore, Laura Morante non poteva non "scovare" e appassionarsi alla regia, forma espressiva che nel suo caso è diventata subito strumento per auscultare e possibilmente decifrare il cuore femminile, con estrema grazia e stando bene attenta a muoversi sempre al ritmo giusto.
Partendo ancora una volta da una sceneggiatura scritta insieme all’ex marito Daniele Costantini, la musa di Nanni Moretti ha costruito in Assolo un personaggio femminile piuttosto diverso da quello inventato per Ciliegine, una donna fragile, insicura e dipendente dagli altri che punta dritta alla meta apparentemente più irraggiungibile per una single che ha superato i cinquanta: l’autostima.
Nel nuovo film, quest’affannosa ricerca passa anche attraverso la conquista di un’autonomia sia concreta che emotiva, gioiosa solitudine da inseguire solamente nella vita e non sul set, dove a "suonare e cantare" insieme alla regista sono stati in molti: da Carolina Crescentini a Gigio Alberti, da Francesco Pannofino a una grandissima Piera Degli Esposti.

C’erano tutti alla conferenza stampa di presentazione del film all’Hotel San Regis di Roma, dove la prima voce a "levarsi" è stata naturalmente quella di Laura Morante, che ha raccontato delle difficoltà incontrate in fase di scrittura: "Con Daniele abbiamo fatto un lavoro lungo e più difficile del previsto. Siamo partiti bene, abbiamo cominciato a scrivere scene che venivano fuori abbastanza spontaneamente. Poi, dopo aver accumulato tantissimo materiale, ci siamo fermati per mesi: è stata una cosa angosciosa. Ero confusa, continuavo a ripetermi: 'Che film verrà fuori? Questo personaggio fa ridere, certo, ma è anche tragico'. Stavo per arrendermi, lo ammetto, ma mi sentivo in colpa per Daniele. Un giorno gli ho detto: 'Non ce la faccio'. A quel punto lui ha avuto il coraggio di insistere e di dire: 'Proviamo ancora una settimana'. Questo suo atto di fede mi ha sbloccata, ho ripreso fiducia e in quella settimana è venuto fuori il film".

In Assolo, Laura Morante si è divertita a mescolare realtà e immaginazione, e ad alternare naturalismo e visionarietà. Chi conosce la regista e attrice troverà perfino qualcosa del suo vissuto personale, filtrato attraverso i toni e i modi della commedia: "In Assolo gioco un po’ a rimpiattino, perché ci sono episodi che sembrano inventati, ma sono reali, ovviamente rielaborati e immersi nella materia della fantasia. Le cose più buffe e surreali mi sono accadute realmente. Questo film è un po’ un gioco a nascondino. Io sono in disaccordo con la mia epoca, in un certo senso, perché non ho mai amato la narrazione naturalistica, ho sempre preferito le forme espressive che ricompongono la realtà. La realtà è sempre là, tutto ciò che è bello è vero, ma la verità deve subire una metamorfosi, una trasformazione. Il personaggio e la vicenda di Assolo hanno molti spunti reali, ma c’è un grande lavoro di immaginazione, c’è molta visionarietà, il mondo di Flavia è anche onirico".

Anche se si ride molto seguendo le disavventure di Flavia - che incontra sempre l’uomo sbagliato, si muove con goffaggine ed è spesso preda di "vampate" - Assolo ha anche una componente malinconica, perché parla di smarrimento, rifiuto e di bellezza che comincia a sfiorire. In questo senso è un’opera coraggiosa, che però non pretende di impartire lezioni: "Più che dare delle risposte, questo film vuole essere un’esortazione per le donne insicure. C’è un momento nella vita di ogni donna che io considero particolarmente difficile e drammatico: il passaggio da un’età in cui ci si può sentire ancora oggetto di desiderio e di ammirazione a un’età in cui comincia a scemare l’attenzione da parte del sesso maschile. E’ una fase complicata, delicata. La chiave è approfittare di questo momento di passaggio per recuperare il proprio 'essere soggetti'. Bisogna smetterla di essere oggetti. Quando penso a questa cosa, mi viene sempre in mente una frase di Karen Blixen che giudico straziante per una donna con il suo talento. Una volta, a un giornalista che le chiedeva perché avesse usato uno pseudonimo maschile, lei rispose: 'Se fossi stata un uomo, non avrei mai potuto innamorarmi di una donna scrittrice'. Anche per lei era impensabile non immaginarsi oggetto d’amore. Io vorrei che noi donne recuperassimo tutte la nostra capacità di esser soggetti, spostiamo la nostra attenzione su ciò di cui possiamo fruire finché abbiamo la vista e le gambe, è questa l’unica fonte di felicità per noi. Quando ho cominciato a pensare ad Assolo, mi sono detta: 'Abbiamo paura di invecchiare e non piacere più: lo voglio dire. Abbiamo paura di affrontare il sesso da sole: lo voglio dire'. Io non sono poi così coraggiosa, ho semplicemente lavato i panni sporchi in pubblico. E comunque nessuna donna è esattamente come Flavia. Questa è una commedia. A me la commedia piace solo se affronta temi gravi. Ridere di qualcosa di doloroso mi è sempre sembrato più utile che ridere di una cosa leggera".

Uno dei personaggi più riusciti di Assolo è la Dottoressa Grünewald, la psichiatra che ha in cura Flavia e che la Morante ha voluto far interpretare a Piera Degli Esposti.
"Sono stata bene con Laura" - ha detto l’attrice - "perché mi ha trasmesso una calma di cui avevo bisogno per poter interpretare questa donna, beata lei, così sicura di sé. Laura mi aiutato a sentirmi distesa e nello stesso tempo mi ha dato la sensazione che tutte e due fossimo bene a conoscenza dei meccanismi dell’analisi. Questo mi ha rinforzato. Ho sentito anche di avere un’amica, perché Laura è amica sul set. I set sono sempre tesi, nervosi, ansiosi, ed è importante avere un’amica. Se fossi una psichiatra, consiglierei a donne come Flavia di amarsi. Un personaggio del film dice: 'Se una donna non si ama, è difficile che possa essere amata'. Ciò che manca a questa donna è il fatto di apprezzarsi, io da analista la inviterei a essere un po’ più narcisista".

Sono molti gli uomini di Assolo, fra ex mariti, figli, corteggiatori, uomini sposati che vogliono solo un po’ di sesso e insegnanti di guida. Per Flavia i più ingombranti sono gli ex mariti, che hanno il volto Gigio Alberti e Francesco Pannofino. Tutti e due si sono divertiti sia a lavorare su un doppio registro che a raccogliere la sfida di recitare un po’ come in un film di Luis Buňuel.

"In Assolo faccio felicemente parte della banda degli ex di Flavia" - ha spiegato il primo. "Sono piuttosto numerosi, il che significa che la passività in amore paga. Il fatto di lavorare con una persona che scrive un film, lo dirige e si assume la responsabilità di mettersi in bocca le parole che scrive ti aiuta tantissimo. Ricordo una mail che Laura mi ha mandato a proposito della prima scena. 'Ispirati a Buňuel' diceva. Ora, il mio ricordo di Buňuel era uno struzzo che appariva in un film, così le ho scritto: 'A quale Buňuel ti riferisci?'. Allora lei mi ha dato un’indicazione più precisa e ho capito la sua idea".

"Il bello di questo film" – ha detto invece Francesco Pannofino – "E’ stato dover fare un personaggio con un doppio aspetto, Gerardo com’era in realtà e Gerardo come lo vedeva Flavia. La differenza era piccola. Laura non pretende l’impossibile da un attore. La cosa di Buňuel l’aveva scritta anche a me. Sono andato su Internet e ho trovato una scena di una festa in cui una cameriera esce da una stanza con un piatto in mano, si sente male e crolla, tutti si girano, la guardano e nessuno si cura di lei (penso che fosse Il fantasma della libertà ). E’ bastata quell’immagine a darmi l’ispirazione e quel suggerimento di Laura a farci comprendere il senso della prima scena. Il film è bello perché questa è una storia importante, credo che ogni donna possa riconoscersi in Flavia".

Distribuito da Warner Bros. Pictures, Assolo arriverà nelle nostre sale il 5 gennaio in 200 copie. Ricordiamo che nel cast ci sono anche Giovanni Anzaldo, Eugenia Costantini, Antonello Fassari, Angela Finocchiaro, Emanuela Grimalda, Filippo Tirabassi.





Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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