Arriva DolceRoma il "mix tra commedia, azione e thriller" di Fabio Resinaro con uno scatenato Luca Barbareschi

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Arriva DolceRoma il "mix tra commedia, azione e thriller" di Fabio Resinaro con uno scatenato Luca Barbareschi

Un giovane scrittore che per pagare l'affitto lava i cadaveri in obitorio. Un produttore spregiudicato che vuole fare un film dal suo unico romanzo. La ricca moglie di lui e la sua amante, una giovane e tormentata attrice che ne conosce un segreto. E poi uno sgherro della camorra irritato perché lo scrittore, nel libro, ha rivelato i suoi segreti, un ispettore di polizia tanto stanco, un distributore volgare e rapace, e in generale il mondo del cinema italiano, che poi spesso è romano, e quindi è Roma. La DolceRoma del film che debutterà nei cinema il prossimo 4 aprile, e che il regista e sceneggiatore Fabio Resinaro descrive come "un mix tra commedia, azione e thriller, un remix di tanti elementi del cinema italiano."
Alla sua prima regia in solitaria, uno dei due Fabio del duo di Mine dirige un film ambizioso, scatenato e scanzonato, che adatta in maniera molto libera il romanzo di Pino Corrias "Dormiremo da vecchi".
"Sono salito a bordo del progetto quando c'era già una sceneggiatura abbozzata," racconta Resinaro, "il film era diverso, era una commedia più tradizionale e io ho tentato lo spostamento verso il genere, senza voler fare alcuna critica tagliente alla Roma reale né al mondo del cinema, che per me qui rappresenta genericamente un sistema di potere, la cornice all'interno della quale si snoda il rapporto tra un potente e un giovane, un personaggio sfigato che è lì per hackerare quel sistema. Questo non è un film sul cinema, ma sul rapporto tra due personaggi." Che sono lo scrittore, Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy), e il produttore, Oscar Martello (Luca Barbareschi).

"Il romanzo è ovviamente un'altra cosa," dice con grande serenità Corrias. "Per me la scrittura e i libri appartengono a un mondo, e il cinema a un altro. Il mio libro parte da cose vere e le trasforma, e il film le trasforma ancora, facendole diventare tutta un'altra cosa. E DolceRoma," continua lo scrittore, "mi permette finalmente di rispondere alla domanda che mi facevano tutti, 'chi è Oscar Martello?'. Oscar è Luca Barbareschi, che lo ha fatto esattamente come me lo ero immaginato, coi i difetti peggiori di un imprenditore pirata e squalo ma anche con le caratteristiche tragiche di un uomo sinceramente romantico."
"Martello sono io all'ennesima potenza. Martello è oltre Barbareschi, oltre Martello non c'è più niente," si entusiasma l'attore, che di DolceRoma è anche - realmente - il produttore attraverso la sua Eliseo Cinema. "Attraverso questo personaggio larger than life, guascone, senza freni inibitori, ho potuto dire tutto quello che penso davvero nella vita, tutto quello che nessuno dice più in quest'era in cui ci stiamo trasformando in fuchi spenti, in degradati mentali che subiscono senza reagire. Dovremmo tutti essere così per salvarci dalla noia."
Reagisce eccome, Barbareschi, quando nel bel mezzo della conferenza stampa viene aggredito da un inviato delle Iene: "Qualcuno dovrebbe dire al signor Berlusconi che le cose che produce sono tossiche, e che con programmi del genere non c'è da stupirsi se il paese è in mano agli stercorari."

Tornando al film, Barbareschi racconta che quello che definisce "il più bel personaggio della mia carriera" lui, all'inizio, non avrebbe dovuto interpretarlo: "L'ho offerto a tutti, ma tutti mi hanno detto di no, Castellitto e molti altri. Dentro ci ho messo tanto di me, ma c'è anche un mosaico composto da mille tessere raccolte nel corso della mia vita che mi servono per costruire i personaggi che interpreto. Il nostro è un mestiere da sciamani: il pubblico è convinto di vedere un personaggio, ma tu dentro ne hai cinquanta persone diverse. Per Oscar ho rubato a me stesso, a Aurelio De Laurentiis, a Pietro Valsecchi, al mio collaboratore Claudio Gaeta. Sarebbe facile provocare facendo un solo nome, ma non sarebbe la verità."
E, a proposito di nomi e di riferimenti a fatti o persone, quando a Luca Vecchi - che nel film è un regista incompetente maltrattato da Martello - viene chiesto come è stato per lui affrontare il ruolo, la risposta è tagliente e mirata: "Devo dire che è stato molto difficile per me interpretare il regista di un brutto film alle prese con un produttore megalomane." E ogni riferimento a The Pills - Sempre meglio che lavorare non è affatto casuale.

Lorenzo Richelmy, che del film è protagonista con Barbareschi nei panni di Andrea Serrano, racconta di aver cercato di raccontare attraverso il suo personaggio anche uno scontro generazionale: "Oscar e Andrea sono il vecchio e il nuovo che si affrontano, e quel loro affrontarsi racconta la sfida tra chi ha il potere e ragazzi della mia generazione che non hanno i soldi per comprarsi una casa. Ho voluto vedere come evolve quella rabbia e quella frustrazione, in qualche modo."
E forse, e non solo perché Resinaro aveva definito Andrea un hacker, è anche per questo che il giovane protagonista di Ride e di Marco Polo cita tra i riferimenti per la parte la serie tv Mr. Robot.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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