Interviste Cinema

Anton Corbijn ci racconta Life, l’ossessione di un fotografo diventato regista

53

Il regista olandese racconta l'amicizia fra James Dean e il fotografo Dennis Stock.

Anton Corbijn ci racconta Life, l’ossessione di un fotografo diventato regista

Anton Corbijn ha una lunga carriera come fotografo alle spalle. Le sue immagini musicali sono spesso entrate nell’immaginario. Più recente è la sua attività come regista, partita nel 2006, non casualmente con Control, un film sulla breve e folgorante vita di Ian Curtis, frontman dei Joy Division. Dopo aver diretto lo scorso anno l’ottimo La Spia, tragicamente rivelatosi il film d’addio di Philip Seymour Hoffman, torna ora con Life, presentato all’ultimo Festival di Berlino. Proprio in quell’occasione lo abbiamo incontrato.

La storia è quella dell’amicizia fra il giovane aspirante fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson) e l’altrettanto giovane, ma già famoso, James Dean (Dane DeHaan). I due si conobbero per un servizio sulla rivista Life e diventarono amici, come Corbijn racconta abilmente. Nei film recita anche Alessandra Mastronardi nel ruolo di Anna Maria Pierangeli, fidanzata in quei mesi di James Dean. Per lei il regista olandese ha parole al miele: “è fantastica nel ruolo, volevo interpretasse una ragazza italiana, ma senza scadere nel cliché”.

Trova dei paralleli tra la sua carriera di fotografo e il personaggio di Dennis?

Quello che mi interessava nel progetto era l’idea di un fotografo alle prese con il suo soggetto, una personalità ben conosciuta, perché è quello che faccio da oltre 40 anni. È per questo che ho fatto il film. Non l’ho fatto per James Dean, non è una sua biografia, ma il racconto di un fotografo che immortala qualcuno molto noto. Il fatto che si tratti di James Dean aggiunge l’interesse di guardare alla vita di qualcuno di cui crediamo di sapere molto.

Ha scelto Robert Pattinson per un ruolo molto più anonimo rispetto alla sua immagine pubblica. All’inizio del film è un paparazzo, di cui è vittima ogni giorno.

Da parte mia è stato un piacere perverso mettere Robert dietro invece che davanti alla camera. Con il successo di Twilight è arrivata facilmente la popolarità, ma ora sta lottando per essere riconosciuto come un attore vero, lo si vede dalle scelte che fa. È un attore che vuole dimostrare di esserlo a tutti gli effetti e interpreta un fotografo che si trova nella stessa situazione, il che ha creato un parallelo interessante.

Nel film racconta i momenti che hanno preceduto e seguito uno degli scatti più iconici di James Dean.

Molte persone pensano che le fotografie siano una sorta di rivelazioni, grandi momenti. Ma non è mai così. Solo dopo, quando stampi il negativo o vedendo il modo in cui sono usate, ti rendi conto di quanto siano significative. Volevo creare un contesto all’interno del quale immaginare cosa ci fu intorno a quello scatto. Non si vede mai la foto, ma le circostanze nelle quali fu scattata. All’inizio volevo girare in bianco e nero, il budget sarebbe stato ancora inferiore. Poi ho cambiato idea perché se avessi creato un film con l’estetica del mondo di Dennis Stock quello che faceva rischiava di non distinguersi poi tanto. Se, invece, ci fossimo trovati nel normale mondo a colori in cui viviamo, allora quello che Dennis faceva in questo mondo sarebbe apparso speciale.

Cosa cerca in particolare nei suoi attori?

L’autenticità emotiva. Devi credere a quello che vivono. Poi per me la regia è ancora un processo di apprendimento, il che mi fa scoprire ogni volta cosa funziona per me e cosa no. Talvolta lavoro con degli attori che entrano così profondamente nel personaggio da comprenderlo meglio di me. In quel caso ascolto le loro idee.

Sono ormai dieci anni che realizza film. Ne ha fatti cinque, sembra averci preso gusto. L’industria cinematografica è diversa da come se l’aspettava?

No, ma è un business e la fotografia invece non lo è, il che rende la cosa interessante. Ma in realtà faccio film solo da nove anni [ride n.d.r.]. Fra un film e l’altro continuo a dedicarmi alla fotografia, perché reputo importanti quelle vibrazioni solitarie. Di questi tempi per me è quasi un hobby. Per fare una fotografia non devo sedere attorno a un tavolo insieme a tante persone e discutere del film, o commentarlo durante la promozione. Nella fotografia, invece, la difficoltà è convincere la gente a vedere il tuo lavoro. Ho recentemente preparato una mostra retrospettiva delle mie foto e ho rovistato molto materiale di tanti anni fa; ho stampato delle immagini che all’epoca ritenevo troppo difficili, perché altrimenti non esisteranno mai. Se non realizzi un libro o fai una mostra, quel lavoro muore, semplicemente non esiste.

James Dean è, così come Ian Curtis, una figura iconica. Trova abbiano aspetti in comune?

Puoi comparare l’impatto che hanno avuto, ma quando fai un film chi si suicida ha uno stato d’animo molto diverso rispetto a chi muore in un incidente stradale. Girare Control e Life è stata un’esperienza molto diversa, perché erano due persone molto diverse.

Siamo invasi dai film tratti da libri, mentre in questo caso ha realizzato un film partendo dalle immagini. Un approccio diverso per raccontare il mondo attraverso il cinema?

Potrebbe essere, ma non sono sicuro se voglio andare in quella direzione. La bellezza della fotografia è il suo essere costituita da una singola immagine, dando in questo modo molto spazio a chi la osserva per fantasticare cosa ci sia intorno, c’è del mistero. Nel cinema non accade, perché il mistero sparisce nel momento stesso in cui vuoi spiegarlo. Lotto sempre durante una mostra per non parlare delle foto che faccio. Perderebbero la loro magia e sono molto attento a proteggere le mie creature.

Visto che racconta di un fotografo verrebbe da pensare che Life sia un film personale. È così?

Per certi elementi biografici sì, ma Control mi è più vicino, almeno dal punto di vista emotivo, mentre Life lo è dal punto di vista lavorativo.

È anche la storia dell’ossessione di un fotografo per il proprio soggetto, che quando l’articolo è pubblicato perdere interesse, passa ad altro, laddove James Dean sembrerebbe volere qualcosa di più?

Sì, talvolta finisce così, anche se nella realtà Dean coinvolse Stock nel suo film successivo, mentre noi abbiamo drammatizzato un po’ di più la vicenda. Come fotografo amo le relazioni lunghe, perché impari a capire la persona che ti trovi di fronte, cosa sia meglio per lei. È il motivo per cui da molto tempo non lavoro più con nuove band, non ho più l’energia per capire quello che sarebbe meglio per loro rispetto al mio rapporto con i R.E.M. o con i Depeche Mode. Penso che l’ultima band con cui abbia lavorato in profondità siano gli Arcade Fire.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming