Interviste Cinema

Anna Frank e il diario segreto: intervista al regista Ari Folman

In occasione dell'uscita italiana di Anna Frank e il diario segreto, il regista israeliano Ari Folman è venuto a presentare il film e abbiamo avuto occasione di fargli un paio di domande.

Anna Frank e il diario segreto: intervista al regista Ari Folman

Arriva oggi al cinema un lungometraggio d'animazione molto particolare, Anna Frank e il diario segreto, che riporta al cinema il celebre Diario di Anna Frank, scritto da una ragazzina ebrea mentre si trovava nascosta con la famiglia in un appartamento segreto ad Amsterdam, per sfuggire alla deportazione. Purtroppo, come sappiamo, dopo due anni di prigionia e paure, il nascondiglio venne scoperto proprio quando le cose sembravano mettersi al meglio, probabilmente per un meschino tradimento, e nessuno degli abitanti di quell'appartamento, tranne il padre Otto Frank, sopravvisse ai campi di sterminio. Il diario resta uno dei libri più tradotti e letti in tutto il mondo, un vero e proprio simbolo. Ne abbiamo parlato brevemente col regista israeliano Ari Folman, che avevamo incontrato già all'epoca del suo debutto, nel 2008, con un altro film animato, stavolta per un pubblico di adulti, il candidato all'Oscar Valzer con Bashir. Nonostante abbia solo tre film al suo attivo, è uno dei più noti cineasti del suo paese in campo internazionale. E oggi, dopo l'anteprima a Cannes dello scorso anno, accompagna in sala il suo primo film rivolto specificamente alle generazioni più giovani.

Anna Frank e il diario segreto: qualche dato

Nel corso della presentazione alla stampa di Anna Frank e il diario segreto prima delle interviste, Ari Folman ha raccontato molti particolari del film, dalla sua riluttanza iniziale ai punti fermi posti una volta scelto di farlo. Le condizioni erano che fosse un film per bambini bello, colorato e coinvolgente, e che si raccontasse, attraverso l'amica immaginaria a cui Anna scrive nel diario, Kitty, anche cosa era successo dopo che il diario si interrompe, una parte omessa dai film precedenti. Inoltre è sorta durante la lavorazione, durata ben 8 anni, la necessità di collegare il film al presente e alla crisi mondiale dei rifugiati e dei molti bambini vittime in zona di guerra. Ma la produzione di questo film è stata davvero un'impresa, come ha raccontato Folman:

Anna Frank e il diario segreto è iniziato come coproduzione tra cinque Paesi, poi a causa della pandemia alcune delle società coinvolte per realizzarlo hanno chiuso e abbiamo dovuto reclutare gli animatori ovunque nel mondo, tanto da coinvolgere 14 paesi, tra cui le Filippine, la Malesia, l'Australia e la Nuova Zelanda. Abbiamo avuto quattro animatori francesi che erano in vacanza alla Martinica dove sono rimasti bloccati per il lockdown e hanno lavorato da lì e 2 a Bergamo, con cui avevo già lavorato e che erano i più  veloci perché non potevano uscire mai di casa. Per il film sono stati realizzati 160.000 disegni, i 12 personaggi sono stati scolpiti, fotografati con 150 diverse espressioni del volto e poi trasformati in 2D e mandati a tutti gli animatori in modo che avessero gli stessi riferimenti. È stato davvero folle. Tutto il tempo passato e l'appartamento segreto sono stati realizzati con miniature in stop motion dal team che ha fatto per Wes Anderson Mr. Fox e L'isola dei cani, e quindi credo che sia il primo lungometraggio con personaggi bidimensionali in set reali. Nel film sono confluiti gli sforzi artistici di moltissime persone proprio all'apice del lockdown. È stato un viaggio straordinario.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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