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Amma Asante, regista di A United Kingdom: "il razzismo oggi è più sottile, politicamente corretto, per questo più pericoloso"

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Abbiamo incontrato dal regista del film con Rosamund Pike e David Oyelowo, in arrivo al cinema il 2 febbraio.

Amma Asante, regista di A United Kingdom: "il razzismo oggi è più sottile, politicamente corretto, per questo più pericoloso"

Amma Asante è nata a Londra nel 1969, figlia di genitori ghanesi. A United Kingdom - L'amore che ha cambiato la storia, in uscita nei cinema italiani il 2 febbraio distribuito da Videa, è il suo secondo lungometraggio da regista dopo La ragazza del dipinto del 2013. Come il suo primo film, anche A United Kingdom racconta di un contrastato amore interrazziale, quello che provocò scandalo e gravi problemi ai suoi due protagonisti: il principe ereditario del Botswana, interpretato da David Oyelowo, e una giovane impiegata bianca (Rosamund Pike), che si conobberò e s'innamorarono nella Londra di fine anni 40. Ed è a Londra che abbiamo incontrato Amma Asante in occasione dello scorso London Film Festival, inaugurato proprio da A United Kingdom. Sotto il trailer del film potete leggere la nostra intervista:

Deve essere molto emozionante quando un progetto, dopo anni di sforzi, prende vita.
"Si, anche per qualcosa che non ho necessariamente scritto, come questo, solo vedere i miei attori fare il tanto agognato photocall e la conferenza stampa, è stato un grande momento di compiutezza e di sollievo".

La scrittura è il suo momento più creativo o quando comincia le riprese?, oppure c'è dell’equilibrio in entrambe le cose?
"Si sicuramente, hanno due ritmi diversi e tu devi ascoltarli, perché anche la creatività che ci si mette è diversa per tutta la durata delle riprese. È un lungo percorso, quasi un intero anno.
Un mio caro amico l'ha definito perfettamente, una maratona, non una staffetta".

Questo progetto particolare però è durato più di 6 anni per riuscire a farlo.
"Si, ci sono voluti sei anni per fare il film, ma io mi sono aggiunta al progetto quando già c'erano Rosamund e David, ed era già quasi tutto pronto. Ma in generale, girare un film in Gran Bretagna è un processo lungo, la media è di 7 anni."

Quindi essere una filmmaker implica una certa dose di ottimismo?
"Senza dubbio, e devi amare moltissimo il progetto, non può solamente piacerti. È una relazione a lungo termine.
Quindi o la tua passione aumenta o rimane della stessa intensità. Se scema, il film non si farà mai. Un film ha sempre necessariamente bisogno del grosso motore della passione, che venga da un gruppo o da una persona sola, non importa. Noi avevamo David, che è anche produttore del film, e Rick McCallum. Lui è stato il grosso motore dietro questo film, per esempio facendo in modo di girarlo proprio in Botswana, come volevamo io e David, e non in Sudafrica. Quando hai tutte le tue energie concentrate sull'aspetto creativo del film, hai bisogno di qualcuno così".

Cosa l'ha spinta a dirigere questo film?
"Ho accettato questo lavoro, non solo perché era la storia di un matrimonio interrazziale. Questo, nonostante ci siano ancora molte difficoltà, non è cosi interessante. Per me la motivazione e stata più di tutte il momento e il luogo, ovvero il 1947, quando il Sudafrica, stato confinante, stava per approvare la legge sull'Apartheid e inoltre voleva annettere il Botswana. La mia ammirazione per questo Stato che è riuscito a mantenere la sua indipendenza, nonostante fosse così piccolo accanto ad un gigante come il Sudafrica, anche se vediamo poi quali problemi incontro uno dei suoi abitanti quando torna a casa con sua moglie, una bianca inglese".

Perché non si vedono molte coppie miste sul grande schermo?
"Non credo ci sia una cospirazione, ha a che vedere con l'industria del cinema, prevalentemente bianca e maschile e una particolare fascia d'età. Noi ci siamo abituati a vedere solo questo... quando andavo al cinema io da bambina era già così."

È stato difficile cercare di mantenere un equilibrio tra la storia d'amore e la a vicenda politica?
"Si assolutamente. Il film è tratto da un libro, Colour Bar di Susan Williams, ed è una storia incredibile. Molto densa, ho fatto fatica a leggerlo, c'era molto da assorbire, ma ho capito che dovevo rimanergli molto fedele per riuscire a trasmettere tutto quello che volevo sullo schermo. Ovviamente era troppo lungo per riuscire a condensarlo tutto in due ore, per cui la mia strategia è stata quella di filtrare tutto attraverso gli occhi della storia d'amore. Io credo che due adulti consenzienti che si amano e decidono di stare insieme, non devono chiedere permesso a nessuno, ma ovviamente per l'Inghilterra di quel periodo, appena uscita da una guerra che l'aveva impoverita e resa più debole, la questione era molto diversa."

Pensa che oggi la percezione sulle coppie miste sia cambiata?
"Non è vero che oggi le relazioni interrazziali, seppur piu frequenti, siano più accettate. Sono cresciuta tra la fine degli anni 70 e 80, e il razzismo all'epoca era almeno diretto. Se non piacevi a qualcuno per il colore della pelle, te lo dicevano in faccia. Oggi è più sottile, più politicamente corretto, ma per questo più pericoloso. Non sai mai se quello che ti capita è perché sei donna, o nera, e se lo dici, a volte vieni accusata di usare la carta del razzismo".

Crede nell'amore? Crede che le persone siano ancora capaci di innamorarsi totalmente?
"Omioddio certo che si! Sono un'inguaribile romantica!
Sta parlando con una donna alla quale è bastata una sola uscita per decidere di sposarsi!
Però credo anche che sempre più persone abbiano le idee confuse su cosa sia l'amore. Quando incontri la tua anima gemella, e credo che nella vita ne esista più di una, lo capisci al volo".



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