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American Night: intervista esclusiva al montatore Zach Staenberg, premio Oscar per il montaggio di Matrix

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Arriva al cinema il 19 maggio il film American Night di Alessio Della Valle. Abbiamo raggiunto per un'intervista esclusiva il montatore Premio Oscar Zach Staenberg.

American Night: intervista esclusiva al montatore Zach Staenberg, premio Oscar per il montaggio di Matrix

Presentato all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, arriva in questi giorni nelle sale cinematografiche American Night. Scritto e diretto dal regista Alessio Della Valle, qui al suo esordio nel lungometraggio di finzione, il film è un noir ambientato a New York e prodotto quasi totalmente con capitali italiani. Il cast vanta volti noti a livello internazionale come quelli di Jonathan Rhys Meyers, Emile Hirsch, Jeremy Piven e Paz Vega e si avvale in ruoli secondari della presenza di Fortunato Cerlino, Maria Grazia Cucinotta e Michael Madsen.

La storia segue parallelamente le vicende di due personaggi, il mercante d'arte John Kaplan e il giovane boss della mala nonché pittore per diletto Michael Rubino. I due inevitabilmente finiscono per incontrarsi e scontrarsi a causa del furto di una delle opere più importanti e del mondo dell'arte moderna, la Pink Marilyn di Andy Warhol, un pezzo del valore di milioni di dollari. Intorno a loro ruotano una serie di personaggi le cui intenzioni sono fumose e mutevoli, finché tutti i nodi non verranno al pettine. La persona che ha lavorato al montaggio di American Night è nientemeno che Zach Staenberg, montatore di film di culto come Matrix (per cui ha vinto l'Oscar nel 2000) e i suoi primi due sequel, Lord of War e Bound - Torbido inganno. Lo abbiamo raggiunto per un'intervista esclusiva per Comingsoon.it che potete leggere qui sotto dopo il trailer di American Night.

Intervista a Zach Staenberg, montatore di American Night, Matrix e Lord of War

Mister Staenberg, American Night è uno dei suoi ultimi lavori. Quali sono le virtù del film secondo lei?
Personalmente ho amato moltissimo quella che i francesi chiamano la “mise en scène” del film, il fatto che fosse ambientato in due ambienti iconici, quello dell’arte contemporanea e quello dei gangster. Mi affascinava moltissimo poter prendere la struttura di un film di genere e trasportarla nel mondo dell’arte, creando dunque un prodotto molto artistico pur rimanendo all’interno del genere, che continua ad essere qualcosa di molto popolare.

Oltre che come montatore, lei figura anche come co-produttore. Nonostante la lunga esperienza da regista di Alessio Della Valle, questo segna il suo esordio alla regia di un lungometratto. Come avete collaborato insieme?
Quello svolto con Alessio è stato un lavoro molto creativo e di collaborazione attiva: è un ragazzo di grande talento e sono sicuro che avrà una lunga carriera. Ho amato da subito la sua sceneggiatura e ho cercato di dare il mio contributo per renderla più “americana” possibile. La cosa più eccitante è stata capire ciò che Alessio voleva raccontare e trovare il modo per comunicarlo con il montaggio più adeguato. Il film ha una struttura molto complessa, piena di flashback e scene d’azione. Quell’idea fa parte della sceneggiatura, ho cercato di dare una struttura nuova e diversa al film pur rispettando il copione originale. Il compito del montatore è di essere il pubblico, e di far capire agli spettatori ciò che è nella testa del regista: spesso i cineasti sono talmente dentro al proprio lavoro che per loro tutto ha un senso, mentre per gli spettatori può non essere lo stesso.

Il montaggio è quella fase della lavorazione in cui un film prende vita. Questo aspetto non è difficile da comprendere per gli spettatori, ma lei che monta film da più di 35 anni, cosa ha imparato da questo lavoro che vuole condividere con noi?
Credo che molti dei cliché sul montaggio siano in realtà corretti. Ad esempio, si dice che il montaggio può salvare o affossare un film, oppure si dice che in sala di montaggio si svolga la vera riscrittura di un film. Credo sia tutto vero, specialmente da quando siamo passati all’era del digitale. Quando si lavorava sulla pellicola, si montava quello che usciva dalla macchina da presa: oggi, con l’avvento del digitale, le riprese possono ancora essere molto manipolate. Anche in American Night, ad esempio, io e il mio assistente romano Giovanni Pompetti siamo riusciti a creare delle sequenze che prima non c’erano, e questo accade spesso nei film di oggi. Ciò che amo del montaggio (e che ho applicato in tutti i film ai quali ho lavorato) è che, insieme alla regia e alla recitazione, è la parte più importante nella realizzazione del film. Il montaggio è allo stesso tempo arte e artigianato, ed è qualcosa di assolutamente specifico per il cinema, è ciò che lo distingue e lo differenzia dal teatro o dalla fotografia, ad esempio, rendendolo unico. Ho imparato negli anni a capire questo tipo di potere, a rispettarlo, ad amarlo e ad usarlo.

Dagli anni 80 ad oggi la tecnologia applicata all'industria cinematografica ha fatto passi da gigante. C'è qualcosa che avrebbe voluto lasciare com'era o con il progresso ha riscontrato soltanto benefici?
Come la maggior parte delle cose nella vita, abusare delle novità positive talvolta può essere pericoloso. Da un punto di vista puramente tecnico il passaggio al digitale ha portato progressi meravigliosi, anche se io mi sento molto fortunato ad aver iniziato la mia carriera nel mondo della pellicola perché il mio cervello ragiona ancora in quel modo. Ritengo che oggi alcuni film soffrano di eccesso di montaggio, e ciò deriva dal fatto che questo procedimento è diventato sempre più veloce e facile da fare, quindi può esserci una tendenza ad abusarne. Alcuni montaggi oggi sono troppo veloci, mentre io amo un certo tipo di lentezza, amo vedere una scena svolgersi in modo completo e non troppo sbrigativo. Va detto comunque che la responsabilità, in questo senso, non è del digitale in sé quanto di chi ne fa uso o abuso.

Il suo primo lavoro da montatore è stato sul film Scuola di Polizia del 1986. Quali sono i suoi ricordi in proposito?
Ho amato moltissimo quel film, mi sento molto fortunato ad averlo fatto! Ho una storia da raccontarti: inizialmente né io, né il regista Hugh Wilson né la produzione eravamo sicuri che il film avrebbe funzionato, ci sembrava sin troppo leggero. Facemmo un montaggio molto veloce, e poi organizzammo un'anteprima per il pubblico: fu incredibile, me la ricordo ancora vividamente. Gli spettatori risero talmente tanto alla prima gag, che si persero la seconda e la terza proprio perché stavano ancora ridendo. Lo stesso accadde con la quarta battuta, talmente esilarante che il pubblico perse la quinta e la sesta. A quel punto, alla fine del film, io e il regista tornammo in sala di montaggio e rendemmo le scene più lunghe per dare più tempo al pubblico di godersi tutte le battute. Ho imparato moltissimo da Scuola di Polizia.

Molte persone che hanno lavorato al film Matrix, hanno dichiarato di non aver compreso la storia fino a quando non hanno visto la versione montata. Per lei come è andata?
Io lo capii subito, ma ero avvantaggiato perché avevo montato anche Bound, opera prima delle sorelle Wachowski. Quel film ci aveva unito molto e aveva creato tra noi una bella sintonia. Lessi la sceneggiatura di Matrix proprio quando stavamo lavorando a Bound, quindi mi fu spiegato assai bene dai suoi creatori. Credo che uno dei compiti del montatore sia quello di capire bene il sottotesto di un film e di tenerlo sempre presente. È successo anche con American Night. Mi sono spesso fatto spiegare da Alessio Della Valle quale fosse il background dei protagonisti, cosa facesse John Kaplan prima di diventare un gallerista, da dove venisse Michael Rubino e quale rapporto avesse con i genitori. Sono tutte cose che non si vedono chiaramente nel film ma sono assai importanti per rendere visivamente al meglio i personaggi.

Lei ha lavorato con filmmmaker dalla forte visionarietà, tanto nella forma quanto nei contenuti, come le Wachowski e Andrew Niccol. In che modo il montaggio può assistere o migliorare quello che un regista ha nella mente?
Uno dei motivi per cui non ho mai voluto fare il regista - anche se credo che avrei le capacità tecniche per farlo - è che ho sempre preferito essere il miglior montatore possibile per i migliori registi, io stesso non sarei stato in grado di essere uno di loro. Quindi ho messo la mia professionalità e la mia professione al servizio dei migliori. Lo dico con la più totale modestia e umiltà, ma quando collaboro con registi come le sorelle Wachowski o Niccol - Lord of War è uno dei film migliori che io abbia mai montato - credo di essere un montatore migliore di quanto loro potrebbero esserlo: è successo tantissime volte che soltanto ascoltandoli parlare e capendo cosa volevano da me, avessi già il film montato in testa! Con loro monto mentre le riprese sono ancora in corso, e dopo due settimane dalla fine del film ne ho già una prima versione pronta, anche se non è quella definitiva. Quasi sempre accade che i registi vedano il montaggio ed esclamino “wow, non avevo immaginato così questa scena, è molto più bella montata così”. Quando si riesce a combinare in modo artistico e collaborativo due punti di vista diversi, spesso il prodotto che si ottiene risulta migliore del previsto.

Quali film lei considera grandi esempi di montaggio cinematografico?
Mi piace molto la lista stilata qualche anno fa dall’American Cinema Editors dei migliori 100 montaggi della storia. Sono orgoglioso di essere al venticinquesimo posto con Matrix. Personalmente adoro Bonny & Clyde e tutto ciò che ha fatto la montatrice Dede Allen (tre premi Oscar per Quel pomeriggio di un giorno da cani, Reds e Wonder Boys, ndr), mi piace molto il lavoro fatto da Martin Scorsese nei suoi film, uno su tutti Toro Scatenato. Ho avuto la fortuna di lavorare, nel ruolo di assistente al montaggio, per la serie The Twilight Zone, diretta tra gli altri da Steven Spielberg e da quel genio di George Miller. Ecco, credo che i suoi film siano dei capolavori sia dal punto di vista della regia che del montaggio. Devo dire che tutti i nomi che ho citato sinora sono artisti che sono stati anche montatori o hanno una grandissima conoscenza del mestiere del montaggio, cosa fondamentale per fare del buon cinema. Altri film che adoro sono Lawrence d'Arabia e i film di Sergio Leone. Sono un grande fan anche del neorealismo italiano, trovo che ci sia un’ottima combinazione di regia e lavoro sui personaggi.

Qui sotto il video della cerimonia degli Oscar del 2000 quando a vincere per il miglior montaggio con Matrix fu proprio Zach Staenberg.

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