Interviste Cinema

American Hustle presentato dal suo regista David O. Russell

La conferenza stampa a Roma

American Hustle presentato dal suo regista David O. Russell

"Non siamo mica all'ONU!" E' programmatico l'inizio della conferenza stampa del regista David O. Russell, a Roma per presentare American Hustle (in uscita da noi il 1° gennaio): non vuole l'interprete lontana, nell'apposito gabbiotto, ma accanto a lui.

Appare subito chiaro che ci si trova di fronte un personaggio amante del contatto umano, comunicativo e trasparente anche in un'occasione così formale come questa. Lo esalta la prima domanda sull'uso nella musica nei suoi film, in particolar modo negli ultimi, The Fighter, Il lato positivo e appunto American Hustle. La storia dei truffatori Irving e Sydney, interpretati da Christian Bale e Amy Adams, ambientata negli anni Settanta, è caratterizzata dal suo personale uso della colonna sonora: "Mi piace usare canzoni insospettabili, così come do agli attori ruoli per loro insospettabili".
Duke Ellington, citato nella pellicola, è il nume tutelare dell'aspetto romantico della vicenda, la "colonna sonora di queste persone", il processo di "creazione della loro eleganza". Russell è inoltre fiero di essersi avvalso di pezzi inediti: Jeff Lynne, l'artista britannico cofondatore dell'Electric Light Orchestra, non solo è stato contento di essere usato nella soundtrack, ma ha persino concesso a Russell alcuni brani inediti.

A chi gli domanda come mai la sua consacrazione sia avvenuta proprio con gli ultimi tre film, David risponde con inaspettata commozione: "La vita mi ha reso un cineasta diverso. Dopo I Heart Huckabees avevo perso la bussola, avevo un figlio con disturbo bipolare, ho divorziato, ero al verde, ho toccato il fondo". La soluzione è stata smettere "di pensare così tanto", abbracciare l'umiltà e raccontare senza mirare a tutti i costi alla perfezione, usando l'istinto per ritrarre personaggi che a loro volta agiscono per istinto, "senza vivere di raziocinio".

"Raccontare la sofferenza al cinema è molto facile", la vera sfida per Russell è la commistione di questa sofferenza esistenziale con l'amore e la passione che guidano le persone, in American Hustle ma anche in The Fighter e in Il lato positivo. "Tutta la mia vita mi ha portato a questi tre film, sono i tre film che ho voluto sempre fare e finalmente ho fatto." Una serendipity cominciata accettando un progetto su commissione (The Fighter), per finanziarne un altro (Il lato positivo), tratto da un libro che gli aveva fatto conoscere Sydney Pollack, poco prima di morire. Una generosità creativa immediata e non meditata, per un rinato David O. Russell che contagia anche i presenti alla conferenza stampa.

Del panorama umano di American Hustle non gli interessano "il cinismo e l'avidità" dei protagonisti, ma il motivo che li spinge a vivere, ad andare avanti. "Chi sono stati? Chi sono? Chi saranno?", con un'enfasi sul "chi saranno?", un elemento di delineo del personaggio che per lui deve essere evidente sin dal principio e non, come indicano i manuali di sceneggiatura, materiale confinato al cosidetto "terzo atto".Quanto di American Hustle è basato sulla storia vera alla quale si ispira? David glissa, elenca qualche fatto, ma aggiunge: "Però elencarli è noioso, è come spiegare i trucchi di un gioco di prestigio." Poi però s'illumina, trova la risposta perfetta: "L'amore, l'amore che lega i due protagonisti, quello era vero."

Un politico corrotto dipinto tutto sommato come una brava persona, portato sullo schermo da Jeremy Renner, non rischia di risultare ambiguo? "Non voglio certo dire che la corruzione sia una buona idea." Gli anni Settanta in fondo, secondo il regista, erano un'epoca ingenua: la valigetta con i soldi "fa quasi tenerezza", tenendo presente che negli Stati Uniti attuali il denaro si sposta in modi imperscrutabili e apparentemente legali.

I suoi film fruttano Oscar ai suoi attori, ma come nasce quest'intesa? La chiave per Russell è la trasparenza, la sua sincerità, la voglia di creare ruoli all'altezza degli attori, visitandoli a casa, da amico. "Alla fine sono io che faccio il provino per loro!"
Davanti all'espansività di David, non si stenta a crederlo.






  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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