Interviste Cinema

American Hustle: parlano i protagonisti del film di David O. Russell

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Crosby Hotel, Soho, New York City. Christian Bale, Jennifer Lawrence, Amy Adams, Bradley Cooper e Jeremy Renner. A presentare American Hustle alla stampa americana e internazionale sono venuti loro, i cinque magnifici protagonisti del film. Noi di Comingsoon.it eravamo presenti.

American Hustle: parlano i protagonisti del film di David O. Russell

Crosby Hotel, Soho, New York City.
Christian Bale, Jennifer Lawrence, Amy Adams, Bradley Cooper e Jeremy Renner. A presentare American Hustle alla stampa americana e internazionale sono venuti loro, i cinque magnifici protagonisti del film. Noi di Comingsoon.it eravamo presenti.

Con un conteggio rapido si arriva complessivamente a ben dieci nomination all’Oscar e due statuette vinte, quelle che Bale e la Lawrence hanno ottenuto proprio lavorando con David O. Russell rispettivamente in The Fighter e Silver Linings Playbook. Vista la qualità sopraffina delle interpretazioni del cast di American Hustle, quasi sicuramente il numero delle nomination salirà, e potrebbe farlo anche quello dei premi conquistati.
Ecco cosa ci hanno raccontato del film gli attori.

La prima domanda è per Bale: cosa l’ha spinto ad accettare il ruolo fisicamente decadente di Irving Rosental?
C.B. – Per me diventa immediatamente interessante tutto quello che David O. Russell ha intenzione di realizzare, mi fido ciecamente della sua capacità di creare storie e personaggi che verranno ricordati. La sua qualità più grande sta nel coinvolgere gli attori e renderli fiduciosi nelle loro possibilità di ricoprire qualsiasi ruolo lui scriva. Quando mi ha mostrato le foto di Mel Weinberg (il vero artista della truffa a cui è ispirato il personaggio interpretato da Bale, Irving Rosenfeld) certo non era quello che mi aspettavo, ma l’ho vista come una grande possibilità per costruire un nuovo ruolo, un carattere per me sconosciuto e non solo a livello fisico.

La spaventava cimentarsi con un genere per lei nuovo come la commedia di costume?
C.B. - Il cinema di David secondo me non può essere incasellato dentro generi preordinati, cerca di rappresentare la vita com’è, fortemente drammatica in alcuni momenti e poi capace di riservare enormi sorprese. O il contrario, ovviamente. Si tratta di esplorare emozioni profonde e farlo con sincerità.

Jennifer Lawrence espande il concetto appena espresso da Bale.
J.L. - La realtà in alcune circostanze può essere così schifosa e drammatica da diventare divertente. Nei due film che ho girato con David ha raccontato principalmente questo. Durante le riprese si concede la libertà di esplorare tutte le emozioni che si incontrano sul set, così può accadere che ciò che è scritto sulla sceneggiatura diventi qualcos’altro, qualcosa di sorprendente.

A livello estetico i personaggi sono molto marcati, soprattutto quello di Bradley Cooper. Come ha lavorato su questa facciata?
B.C. – Richie DiBaso cura molto l’aspetto esteriore perché in realtà è un bambino che ancora non ha finito di crescere. Per rendere questo lato del personaggio abbiamo avuto l’idea di fargli arricciare i capelli, ma abbiamo lavorato molto anche sull’aspetto più fisico, sulla sua mimica inarrestabile, come appunto è quella dei bambini. Richie è sempre in movimento, produce un sacco di rumore. Quello che vuole in definitiva è essere riconosciuto come parte importante del mondo che lo circonda, allo stesso modo si innamora di Sidney (il personaggio interpretato da Amy Adams, ndr.) come un adolescente, come può succedere con la prima cotta al liceo.

Anche Bale interviene sulla questione.
C.B. - I personaggi sono coloriti, è vero, sono variopinti. Nei quarantadue giorni di riprese ci siamo tutti messi un sacco di abiti sgargianti e lacca per capelli, ma solo perché negli anni ’70 succedeva questo, per il resto è tutto come oggi, dove ognuno di noi indossa delle maschere ogni santo giorno. La bellezza del film è che tutti i personaggi alla fine sono costretti a fare i conti con questo, a togliersi la loro maschera di facciata confrontarsi con la propria coscienza. Si tratta di persone che devono costantemente reinventarsi, andare sempre avanti per trovare qualche ancora di salvezza. La cosa che ho amato di Irving come del resto del film stesso è la continua scoperta di se stessi: ciò che gli succede durante la storia avveniva allo stesso tempo a me mentre giravamo. Questo provoca molta energia in un attore, lo apre alla possibilità di cambiare, di sperimentare sul set adattandosi all’atmosfera che lo circonda. E’ uno studio sulle persone, sui loro sogni e sulla loro pazzia, o meglio sulle cose folli che fanno per cercare di realizzarli. Si diventa ossessionati da qualche cosa, e più ci si accanisce meglio ci si sente. Per il resto quell’epoca non è molto diversa dalla nostra, a parte l’estetica. E’ come se ci fosse stato Halloween per un intero decennio…

Un altro ruolo molto complesso è quello di Sidney Prosser, interpretato da Amy Adams. Come ha lavorato sulla sua definizione?
A.A. - Quello che mi sono sforzata maggiormente di fare è stato rappresentare la vulnerabilità di Sidney, la fragilità che nasconde dietro la sua sensualità così aggressiva, dietro l’estetica lussureggiante dei suoi vestiti e delle sue acconciature. La forza delle storie di David O. Russell è che i personaggi sono multidimensionali, credo soprattutto le donne che rappresenta. All’inizio del film Sidney è in cui di cambiamenti, incontra Irving che gli propone uno stile di vita completamente nuovo, intravede in lei furbizia e versatilità. Lei lo ama, si sente legata, ma lui la tradisce. Alla fine inizia a giocare con Richie per vendicarsi, poi però diventa realmente confusa su ciò che vuole, era una dinamica interiore molto bella da esplorare perché alla fine non si tratta di una donna divisa tra due uomini quanto piuttosto della sua capacità di distinguere ancora verità e menzogna. Non soltanto per quanto riguarda gli altri, ma anche dentro se stessa ci sono momenti in cui non riesce più a capire dove comincia l’una e finisce l’altra. Per me la fisicità del personaggio era fondamentale, mi è servita moltissimo per trovare una connessione con lei e capire chi fosse. Le scene di ballo e i suoi movimenti sinuosi sono stati fondamentali per arrivare al cuore della parte. Il ballo era un modo per esprimere la sua sensualità, che poi è il modo con cui Sidney definisce se stessa e conquista gli altri. Controllando il suo corpo ed esibendolo lei riesce in qualche modo a controllare anche gli altri. Mi sono vagamente ispirata alla fisicità di Ann-Margret in quel decennio.

Nel film c’è un bacio con Jennifer Lawrence che pare già essere diventato un momento di culto…
A.A. – Io ho avuto l’idea del bacio, ma Jennifer ha eseguito la scena con un’originalità e un’energia assolutamente sorprendenti, è lei la vera autrice della riuscita di quella scena. Ha avuto delle intuizioni geniali durante il dialogo,



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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