Interviste Cinema

Alita: Angelo della battaglia, le nostre interviste esclusive al regista Robert Rodriguez e al giovane Keean Johnson

Il regista e uno dei protagonisti ci parlano del film, co-sceneggiato a James Cameron, in uscita nei cinema italiani giovedì 14 febbario.

Alita: Angelo della battaglia, le nostre interviste esclusive al regista Robert Rodriguez e al giovane Keean Johnson

E' nei cinema italiani Alita - Angelo della Battaglia, il film basato sull'omonimo manga di Yukito Kishiro, con Rosa Salazar nei panni della giovane ragazza cyborg protagonista del film.
In occasione dell'anteprima europea del film a Londra, abbiamo incontrato e intervistato il regista Robert Rodriguez (anche co-sceneggiatore del film, insieme a James Cameron) e uno degli interpreti, il giovane Keean Johnson, nei panni di Hugo, il ribelle di cui si innamora la giovane cyborg.

Robert, parliamo degli occhi di Alita, contento del risultato finale?
Jim, (James Cameron), ci aveva già lavorato moltissimo prima che arrivassi io. Nel 2005 già aveva disegnato tanto dei personaggi. Mi ha fatto vedere la sceneggiatura, i disegni, il mondo di Alita che aveva preparato lui, per la versione che ne avrebbe fatto lui, un lavoro meraviglioso, bellissimo. Il braccio di Alita in porcellana, era una meraviglia di definizione. Così come i suoi bellissimi occhi manga, che non sembravano nemmeno un fumetto, ma proprio un dipinto, e questo nel 2005.
Per cui, dovevamo farlo con questi occhi così grandi. Mi ricordo di aver fatto una foto a Rosa (Salazar), appena scelta per il ruolo, e abbiamo iniziato subito a fare dei test e delle prove per gli occhi, per trovare la giusta combinazione, come nel fumetto originale, Battle Angel Alita, dove ci sono delle angolazioni nei disegni, dove gli occhi sono diversi in larghezza e misura.

Eri riluttante a subentrare alla regia di un film che era il progetto di qualcun altro?
No, mi era già successo prima, Dal tramonto all’alba l’ha scritto Quentin e voleva dirigerlo lui, poi non ha più potuto e anni dopo mi ha chiesto se mi andava di dirigerlo a me, e abbiamo lavorato insieme, e a volte è la combinazione migliore per un regista, esserne coinvolto, ma non doverlo fare tutto da solo. Lo stesso quando ho fatto The Faculty, l’ha scritto Kevin Williams, io cerco di imparare dagli altri, dal metodo diverso che usano, è come prendersi una vacanza dalle tue cose, non mi dispiace affatto.
In questo caso imparare a fare un film alla James Cameron, con la sua prospettiva, per un pubblico incredibilmente più vasto, e in più averlo come mentore è stata la cosa migliore.

Keean, ci sono stati dei momenti cruciali sul set per te?
Quando Robert è venuto sul set una mattina e mi ha detto, “Stanotte mi sono guardato le 10 migliori scene di rissa in un bar, e alcune sono mie, di Desperado, e Dall’alba al tramonto”, e questa cosa mi ha gasato moltissimo, perché era la scena che dovevamo girare quella mattina, in più Robert ha scritto la musica proprio per quella scena, nel Kansas Bar e Video Village, e anche se non ho una gran parte lì, è stato bellissimo fermarsi a guardare.

Questo è il tuo primo film per il cinema. Come ti sei sentito quando hai firmato il contratto e hai visto i nomi di James Cameron e Robert Rodriguez accanto al tuo?
Ho avuto forte la paura di commettere degli errori, però devo anche dire che Robert mi ha messo fin da subito estremamente a mio agio, e cosi Jim, e anche se la mia esperienza è davvero limitata, mi hanno fatto sentire come se fossi stata fin da subito l’unica persona giusta per il ruolo. Per cui tutto lo stress si è dissipato all’istante e mi sono tanto divertito.
Posso dire che noi abbiamo molto beneficiato del fatto che Avatar sia uscito prima, anzi, sono contento che Jim non abbia girato Alita nel 2005, perché abbiamo imparato tutti moltissimo da Avatar e lo dovevamo superare, e andare ancora oltre. Lo so che suona egoistico, ma per me è così.

Robert sei molte cose, regista, musicista, sceneggiatore e anche padre. Come fai a mantenere tutto e soprattutto ad avere tempo per tutto?
Non dormo. Ahah, no, dormo dormo, in realtà non divido mai in comparti, c’è fluidità in quello che faccio. Suonare la chitarra è un momento di relax, ma allo stesso tempo di lavoro, perché scrivo musica per i miei film, i miei figli lavorano con me sui miei film ora, abbiamo una compagnia insieme, quindi è lavoro, ma è anche il tempo per loro, e gli insegno ad assumersi la responsabilità di quello che fanno, quindi per me è fare il padre, ma di nuovo è lavoro e creatività. È tutto parte dello stesso flusso. Non penso mai, “Ora devo avere tempo per questo o quello” non divido i compiti o il tempo che ho a disposizione. E mi aiuta davvero molto.
“Una volta siamo tornati dal weekend e abbiamo trovato Robert che aveva girato un film sul set di Alita, ispirato a Halo, un cortometraggio che aveva girato con i figli sul set di Iron City durante il weekend”.
“Vero! Questo set era enorme, il set di Iron City, una cosa di 8.000 metri quadrati, completamente finito, pronto per girarci, era il weekend prima di iniziare le riprese, il set era nuovo di zecca e pieno di tutti i dettagli. E io sono andato con i miei figli e abbiamo girato un corto d’azione. È stato molto divertente, quindi, momento di relax, in più stavo con i miei figli, quindi Family time, ma allo stesso tempo per me era lavoro, perché con quel corto, mi sono studiato tutte le angolazioni per le riprese del giorno dopo. Avrei potuto aspettare, ma l’abbiamo fatto insieme.

Keenan, come è Robert Rodriguez sul set?
Sono stato su altri set e qualche volta si avverte molto forte se un regista è stressato o nervosa, si propaga davvero a tutti. E l’atmosfera diventa tesa e spiacevole. Robert riesce a creare un ambiente calmo e rilassato, un’atmosfera molto piacevole in cui lavorare. Ci divertiamo moltissimo. Credo che lo sappia. In più è davvero incredibile sentirlo che suona la chitarra quando ci stiamo preparando per una scena. È fantastico. Non mi era mai capitato prima.

Ti ha consigliato di vedere dei film prima delle riprese
Moltissimi, ma in particolare Fuga da New York .C’è una scena in cui Jena Plissken si volta, ci impiega cinque secondi, ha la macchina da presa su di lui, e in cinque secondi cambia l’espressione sul suo viso e io ho capito cosa voleva, non è stato facile per niente però! Io non vengo da una scuola di recitazione, ho fatto la scuola di Robert Rodriguez per 5 mesi e ho dovuto guardarmi tanti bei film.



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