Interviste Cinema

Alice e il sindaco: intervista a Nicolas Pariser sulla storia di una giovane intellettuale e un politico senza più idee

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Incontro con il giovane regista del convincente racconto di un sindaco, Fabrice Luchini, e di una giovane intellettuale, Anaïs Demoustier.

Alice e il sindaco: intervista a Nicolas Pariser sulla storia di una giovane intellettuale e un politico senza più idee

Due ottimi attori, Fabrice LuchiniAnaïs Demoustier, al centro di un ottimo film, Alice e il sindaco, in sala dal 6 febbraio, che racconta di una giovane intellettuale che, più o meno per caso, viene scelta nella squadra dell'esperto sindaco di Lione, alle prese con una crisi di idee. Due mondi ben diversi che confliggono, in un film malinconico e dai toni delicati, senza alzare inutilmente la voce, una storia inedita di amicizia e dialogo fra generazioni così differenti. Ne abbiamo parlato a Parigi con il regista Nicolas Pariser, in occasione dei Rendez-Vous di Unifrance.

Trovo rinfrescante che si parli di politica con l’attenzione ai dettagli e la sensibilità di questo film. Da dove viene l’idea di far incontrare due mondi così diversi?

All’inizio erano due progetti diversi. Da una parte ho pensato alla storia di un presidente di regione, poi divento sindaco di una grande città, perché penso che sia una figura più familiare. Dall’altra la vicenda di una giovane intellettuale dagli ottimi studi, che però non le avevano dato per niente un senso della sua vita e non sapeva cosa fare, occupandosi nel frattempo di un po’ di tutto. Quindi mi sono detto che queste due idee mi interessavano entrambe, ma non erano sufficienti per farne due film, fino a che ho avuto l’idea di mescolarle e mi è sembrato interessante di fare il ritratto di una persona che sa esattamente cosa fare nella vita, grazie a una forte vocazione, ma allo stesso tempo non ha più contenuti, dall’altra una persona che sa un sacco di cose, non ha problemi di contenuti, ma non ha la più pallida idea di cosa fare. Mi sembrava dicesse qualcosa sull’epoca in cui viviamo.

Si parla molto della complessità di comunicazione fra generazioni, probabilmente uno dei nodi cruciali da il ’68 a oggi. Come raccontare due generazioni così lontane.

Scrivere il personaggio della giovane è stato più facile, vista la vicinanza di età e il fatto che ho molti amici di quel tipo. Per il sindaco ho fatto più un lavoro di immaginazione, mi sono servito di molti esempi, nel cinema come nella vita reale. Se vogliamo è una via di mezzo fra l’ex sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, Sacha Guitry e Fabrice Luchini, avendo scritto il personaggio per lui; un personaggio molto composito. Lei è più vicina a me, meno romanzesca.

Luchini inonda lo schermo col suo carisma e rischia talvolta di non approcciare certo il suo personaggio in sottrazione. Qui è molto equilibrato.

È un attore che adoro, volevo fare un film con lui. La trappola quando si lavora con questi attori dall’immagine molto forte è di chiedere di caricare troppo, o per reazione troppo poco, la loro recitazione. Cercavo l’equilibrio, anche se non ho problemi con attori di talento che vanno a pieni giri. È stato facile in questo caso, considerando quanto sia intelligente ed esperto Luchini, capace perfettamente di regolare la sua recitazione, poi abbiamo lavorato molto sul testo, molto preciso, che doveva imparare. Ci siamo scambiate molte telefonate, non è assolutamente un attore del metodo, di quelli che hanno bisogno di sapere tutto del loro personaggio. Per lui il lavoro cruciale è sul testo, ha avuto fiducia nel progetto e nel suo ruolo. Come tutti i grandi attori, le star, è capace di compensare in prima persona una scena, o un intero film, che non funziona bene, tanto che tutti lo amano, anche nei lavori più deboli. Qui mi sembra che suoni esattamente la giusta nota.

Viviamo un periodo in cui la politica è vista come negativa, in Alice e il sindaco mi sembra ci sia uno slancio sincero nei confronti di chi fa politica. Personalmente poi ho amato molto i momenti al di fuori della vita pubblica, i momenti privati nei quali si riflette su quanto accaduto nella giornata. Era importante per lei raccontare, più che la guerra, quello che c’era intorno?

A partire dal momento in cui mostravo la protagonista, Alice, oltre che al lavoro anche nella sua vita privata, dovevo fare lo stesso anche col sindaco, mostrando i suoi dubbi, l’assenza quasi totale di vita privata, visto che appena finisce di lavorare va a dormire, non c’è altro. Mi sembrava poi interessante mostrare un uomo politico nei piccoli momenti in cui toglie i panni e la responsabilità del suo ruolo e va a dormire, in linea col tono misurato del film. C’è indignazione fra i giovani, che siano di destra come di sinistra, nei confronti degli uomini politici, che è in parte giustificata, ma che non porta a niente. Ho preferito raccontare la situazione con onestà e misura, vedendo cosa restava, una volta tolta l’indignazione. La risposta è: la malinconia e i dubbi su come fare per uscire da questa crisi.

Attraverso gli occhi di Alice vediamo come il pregiudizio diventa comprensione di quale enorme macchina sia la politica.

Non credo avesse all’inizio dei pregiudizi, quanto un’ingenuità, non quella dei bambini, ma costruita. Siamo già oltre la disillusione, dopo che gli ideali che hanno portato in Francia la sinistra al potere negli anni ’80 sono stati traditi. La mia generazione è nata in un momento in cui già non si credeva più, il tentativo è semmai di ricostruire qualcosa in cui credere. Alice si avvicina al suo lavoro in municipio domandosi cosa ci sia di rimasto, di salvato. Essendo un brava studentessa, che si è preoccupata soprattutto dei suoi studi, non aveva idee aprioristiche sul mondo politico, arriva col suo bagaglio, ma non si è mai veramente posta la questione.

Non ha niente da perdere

Assolutamente, e volevo evitasse il grande peccato dell’intellettuale: porsi subito al di sopra della situazione, pronto a dare i voti a destra e manca. Cercavo qualcuno che guardasse cosa sarebbe successo con oggettività.

Il rapporto fra Alice e il sindaco mi sembra cruciale e molto interessante, cercano di trovare un territorio comune, di comunicare, con la loro differenza di età e senza facili scorciatoie come una inverosimile storia d’amore. In qualche modo rappresentano la politica in un mondo ideale: guardarsi negli occhi, dibattere l'uno con l’altro, ma ascoltandosi.

In politica non mi interessa avere dei convincimenti rigidi e cercare di difenderli, non sono un guerriero di idee politiche. Per me è il terreno della discussione, del compromesso. Mi interessa la questione del potere, della sua pratica, e al tempo stesso il lavoro sulle idee, che devono essere articolate e messe in discussione, senza difenderle con l’idea unilaterale di essere dalla parte del bene contro il male. La politica è pensiero in movimento. Al cinema spesso troviamo l’intellettuale idealista con buone proposte che si contrappone al politico cinico che le boccia, qui volevo mostrare come le cose non sono così facili, ma ben più complicate.

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