Interviste Cinema

Alfonso Cuaròn incanta il pubblico al Lucca Film Festival

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Masterclass con ovazione del regista premio Oscar, premio alla carriera del festival

Alfonso Cuaròn incanta il pubblico al Lucca Film Festival

E' stata una Masterclass nel senso letterale del termine quella tenuta ieri sera al Lucca Film Festival dal regista premio Oscar Alfonso Cuaròn, perché solo un Maestro può parlare con tanta generosità, passione e simpatia della propria arte e si può perfino permettere, in un inciso, di dire che "l'Oscar non conta niente". Sceso a valle da Pietrasanta, dove vive e di cui è cittadino onorario, il regista messicano ha parlato nel suo italiano creativo ma fluente coi critici e il pubblico rivelando divertenti dietro le quinte del suo lavoro, applauditissimo dal numeroso pubblico presente, composto soprattutto da giovani. A partire col suo lungo rapporto di amicizia e collaborazione col direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, soprannominato "El Chivo" (la capra) e che lui chiama sempre e solo così.

Emmanuel Lubezki:

Conosco Chivo da quando avevo 15 anni e lui 13, poi, siccome sono più grande, ho iniziato la scuola di cinema prima di lui, e lui ha lavorato con me in un paio di corti, quando facevo il direttore della fotografia e lui era il mio assistente. E' stato subito evidente che era molto più bravo di me in quel campo, per cui ho deciso di fare il regista, ma è come se avessimo la stesso sguardo. In quel periodo in Messico c'erano grandi registi come Felipe Casals ma il reparto tecnico era carente per cui all'inizio eravamo preoccupati più del lato estetico e tecnico che di quello concettuale, facevamo film molto illuminati, con troppe luci. Il momento di svolta per me è arrivato quando mi sono reso conto di aver fatto indigestione di questo. Lui ha fatto dei film a Hollywood come Sleepy Hollow e dopo abbiamo fatto Y Tu mama tambien, il cui punto di partenza è stato concettuale e non estetico, senza luce artificiale, più nudo, grezzo. Lui fa due film l'anno io uno ogni 4 anni, è speciale, lavora solo con registi che gli interessano, per lui è importante il lavoro concettuale. Ha fatto 3 film con Malick, quindi è tornato da me carico di tanta esperienza che ha fatto con lui.

Confine tra cinema mainstream e ricerca formale e sperimentale:

Credo che queste siano definizioni comode per un critico, per me sono solo etichette. Non riesco a pensare a un regista più mainstream di Hitchcock, oppure a un film più mainstream de Il Padrino , ma si tratta di arte. Per Gravity il mio punto di partenza non è stato fare un film mainstream ma la mia preoccupazione è stata il cinema. Per l'artista il punto di partenza è il cinema, quasi tutti gli autori sognano di ottenere il cinema puro ma la mia decisione di scegliere che film fare nel caso di Gravity è stata diversa, nata dalla necessità di pagare l'affitto. Dopo Y tu mama tambien ho fatto I figli degli uomini, che allo Studio non è piaciuto, non avevo più soldi e allora ho fatto Harry Potter il prigioniero di Azkaban per pagare l'affitto, poi ho fatto con mio fratello Jonas un piccolo road movie nel sud della Francia con Charlotte Gainsbourg e Daniel Auteuil, che è uscito quando le banche sono collassate nel 2008 e tutto il mio finanziamento indipendente era a Parigi. Visto che era difficilissimo finanziare un film piccolo mi sono detto che dovevo farne uno che interessasse a uno Studio, un film che fosse vero cinema ma che potessi vendere a uno Studio. Il punto di partenza di Gravity è stato un film di Bresson, Un condannato a morte è fuggito, per cui ho deciso che dovesse essere come quello, con un personaggio che doveva scappare da una sua limitazione metafisica, ma che potesse interessare a Hollywood, e cosa può esserci di meglio se non ambientarlo nello spazio, per venderlo alla Warner Bros.?



Musica e silenzio:

Non credo che ci sia una regola per il cinema ma è importante che tutto sia al servizio del cinema. Si dice sempre che tutto deve essere al servizio della storia, ma per me questo è noioso, si tratta di tv movies allora. Per me tutto serve a una questione più grande che è il cinema. Si possono fare film senza musica, senza montaggio, senza suono e senza attori ma non si possono fare film senza macchina da presa e questa immagine è il punto di partenza. Tanti pensano che il cinema sia più simile alla letteratura o al teatro ma per me l'arte più simile al cinema è la musica, è una questione quasi astratta. In Gravity c'era silenzio ma in Y tu mama tambien si parlava un sacco. Come disse Chabrol a proposito della Nouvelle Vague, "le onde sono tante ma l'oceano è uno".

Film tratti da libri e rapporto tra traduzione di testi altrui e cinema:

Sono un gran fanatico della letteratura. Per questo faccio scrivere le mie sceneggiature a mio fratello che ha iniziato come romanziere e ha cominciato a lavorare con me nella scrittura per il cinema e poi ha abbandonato la letteratura ed è diventato regista. Che è come se uno sposato da giovane con una donna bellissima l'avesse lasciata per una bionda stupida con grandi tette. I primi due film che ho fatto a Hollywood mi sono serviti per apprendistato tecnico, per La piccola principessa e Paradiso perduto mi sono arrivate delle sceneggiature già pronte. Il processo di scrittura è creare una scrittura filmica, I figli degli uomini è tratto da un romanzo che non ho letto e non ho voluto leggere. A Hollywood ti mandano un sommario di due pagine della storia, mi è piaciuta la premessa, il nome del personaggio e il titolo del progetto e ho subito avuto chiaro in mente il film che volevo fare.

I figli degli uomini:



Dopo questo primo periodo, con Chivo abbiamo parlato tanto e abbiamo messo una regola iniziando da Y tu mama tambien: facciamo il film che avremmo sempre voluto fare prima di andare a scuola di cinema e prima di conoscere le regole del cinema. La nostra preoccupazione è concettuale, per questo abbiamo iniziato a lavorare con l'obiettivo grandangolare, con lenti troppo aperte, 18 e 21, in cui tutto a fuoco e da allora ho lavorato solo con questi due obiettivi. La ragione era limitare l’uso del primo piano per dare lo stesso peso al personaggio e all'ambiente circostante, che sono collegati strettamente. Questo anche il motivo del piano sequenza che è un momento di verità in cui la camera registra e basta. Questo è continuato coi Figli degli uomini, il punto di partenza è stato una specie di saggio politico-sociale e l'idea è nata dopo l'11 settembre 2001 quando è stato chiaro che il mondo cambiava e questo mi ha dato la curiosità di pensare a quale fosse la tendenza del nuovo secolo, un po' come se la storia fosse un ipertesto dove lo sfondo è forse più importante del viaggio del personaggio. Questa distopia che succede nel 2027 è iniziata l'11 settembre e tante questioni di cui si parla nel film hanno avuto riflesso nella realtà. Ho poi fatto un piccolo documentario sulle radici del film perché i making of mi annoiano tantissimo, sono creazioni dei PR del marketing, dove si vede sempre il regista che fa una bella carrellata, gli attori che dicono che è un film bellissimo e il regista e l’attore colti mentre ridono insieme, quando magari è stato solo quell’attimo e per tutto il resto del tempo hanno litigato come in un film di Truffaut.

Believe e rapporto con la televisione:



Anche con la televisione il fine è sempre stato il cinema. Abbiamo collaborato con Chivo all'inizio in una serie messicana che voleva essere una specie di Twilight Zone ma era più una Toilet Zone per come è venuta. Però è stata interessante per poter scrivere storie e dirigere e allora pensavamo - anche Del Toro ha cominciato con quella - di fare un capolavoro. Guillermo mi ha chiamato tempo fa per dirmi "Alfonso, non li guardare, sono bruttissimi, ne avevo un ricordo così bello!". Dopo questo, che avevamo fatto per l'equivalente messicano della tv di Berlusconi, Chivo mi ha chiesto: “qual è la tua ambizione dopo questo, diventare regista di telenovelas?". Poi ho fatto Fallen Angels come un piccolo corto, invitato da Sydney Pollack e ho detto "questa è l'ultima volta", ma J.J. Abrams mi ha chiamato tantissime volte per Believe e ancora per l'affitto ho accettato, visto che ero alla fine di Gravity per cui c'era voluto 1 anno in più di post-produzione rispetto al previsto. Così quando JJ mi ha chiamato ho detto "va bene, faccio un pilota": è stato molto veloce, per fare Gravity ci sono voluti 5 anni e per questo dall'inizio alla fine 3 mesi e dopo tanto tempo passato a far fluttuare la gente nello spazio è stato liberatorio e divertente farla camminare. Ho avuto più tempo per prendermi cura dello show, se fai questo devi fare solo questo, ci vuole un'altra dedizione ma è stata una grande esperienza. Mi piace la possibilità che ti dà il rapporto col pubblico di cambiare la direzione della storia, ma è un mezzo più adatto a uno sceneggiatore. Di tanta grande tv in America non tanti ricordano un momento cinematografico ma le storie e i personaggi. Se farò altre cose le farò per la tv via cavo che ti dà maggiore libertà mentre la tv pubblica come la NBC ha tante regole, come Hollywood. La violenza per loro deve essere eccitante, per me è orribile e banale, abbiamo discusso su queste cose, anche sul modo di rappresentare la magia che io volevo potesse avere una spiegazione logica mentre loro non avevano dubbi e volevano le luci come nel Signore degli anelli. Guillermo ha fatto The Strain e gli è piaciuto molto, anche Fincher e JJ amano fare tv. Io sono un messicano pigro, JJ è americano e lavora di continuo e mi sa che anche Guillermo è un po’ gringo visto che lavora di continuo in più campi.

Consigli per giovani aspiranti registi:

Se ti piace il cinema e vuoi fare il cinema devi amare e guardare cinema, tanto cinema. Il problema è che c'è una generazione che crede che il cinema sia cominciato con Tarantino (i più studiosi con Scorsese) ma la ragione per cui loro sono grandi è per tutta la storia che viene prima di loro e che loro ben conoscono. E' un piacere vedere i film muti, i film di Dreyer, Lubitsch e Billy Wilder, ma credo che limitare il mondo al cinema sia troppo povero perché il cinema è il fratello brutto e stupido della famiglia dell'arte, perciò deve essere puro. E' brutto se dipende troppo dalla letteratura, ma se hai un figlio brutto e tonto lo ami lo stesso, perciò è bene amare la musica, la letteratura, la pittura, l'architettura, il mondo e la realtà. Non è però necessario diventare intellettuale ma avere passione per quello che si legge e per la propria realtà. L'importanza di un regista come Scorsese è che il suo cinema parte da un punto di vista personale di come lui vede la realtà. Non imitate mai gli altri ma esprimete la vostra realtà.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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