Interviste Cinema

Alexandr Sokurov a tutto campo: su Francofonia, l'ISIS, l'Europa e Napoleone

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Intervista al regista russo, autore di uno dei film più apprezzati a Venezia 72.

Alexandr Sokurov a tutto campo: su Francofonia, l'ISIS, l'Europa e Napoleone

Francofonia, in concorso al Festival di Venezia 2015, è un film che parla di tantissime cose. Tutto, però, parte da un museo, il museo, dal Louvre di Parigi, e dalla questione della conservazione delle opere d'arte. Nei mesi terribili delle tragiche distruzioni iconoclaste dell'ISIS, di Palmira e della decapitazione di Khaled Asad, era inevitabile che nel corso di un incontro con Alexandr Sokurov si parlasse anche di questo.
“Palmira ci testimonia che nel mondo ci sono dei branchi di bestie spietate,” esordisce il regista russo senza usare mezzi termini. “Come reagire a tutto questo? Come ha reagito la comunità umana quando nel passato è stata aggredita da branchi analoghi. Noi siamo una civiltà, e in quanto tale abbiamo tratti etici, e dobbiamo difenderci da eventi di questo genere. Ogni epidemia va combattuta in maniera radicale, senza esitazioni: d'altronde non si tratta con i batteri, i batteri si annientano o ti uccidono. Il tempo delle trattative è finito. Non voglio più vedere cose del genere, non voglio che le opere d'arte vengano distrutte e chi le vuole difendere decapitato.”

Quando parla di “noi”, di “civiltà”, Sokurov sembra riferirsi principalmente all'Europa, evocata anche spesso idealmente e non nel suo film. “L'unica garanzia per la nostra esistenza, oggi, è l'esistenza del vecchio mondo, dell'Europa,” dice. “Per la Russia, ad esempio, è proprio una questione di vita o di morte, perché siamo legati in modo estremamente forte dal punto di vista etico morale e spirituale con l'Europa. Italia, Francia, Germania possono sopravvivere senza la Russia, mentre la Russia non può sopravvire senza l'Europa: siamo da una terra troppo fredda, da molti punti di vitsa, e abbiamo bisogno del vostro calore e della vostra arte. La corona europea è ancora piena di tesori, mentre io sono deluso dalla vita in Russia oggi.”

Che Francofonia sia un film che mescola al suo interno diverse forme linguistiche del cinema, dipende per il regista dai temi che affronta: “Dipende sempre dai temi. I grandi temi possono essere raccontati con un linguaggio non contaminato, puro: pensiamo, dato che siamo qui, a Morte a Venezia di Visconti, che trattava temi enormi solo con la fiction,” spiega Sokurov. “Nel mio caso, molti temi esigevano un modo di espressione diverso: e in più il mio film parla della commistione tra temi e eventi, e quindi era inevitabile arrivare a una forma ibrida di questo tipo. Vorrei però sottolineare che Francofonia non è un documentario, ma un film di finzione che racconta come un nuovo genere una storia, e le mie personali emozioni e riflessioni.”

La storia del Louvre, appunto, ma anche quella della Francia, dell'Europa e di Napoleone. E nel futuro di Sokurov torneranno ancora i musei? O ci possiamo aspettare un film sull'Imperatore francese, appendice della sua Trilogia del potere? “Ho chiuso con i musei,” ride il russo. “Se Napoleone, come nel film, dovesse continuare a inseguirmi, dovrò di certo parlarne: ma da quando ho finito Francofonia non mi ha più inseguito. Né lui né Marianna, che avrebbe voluto forse parlare di più ma era intimorita dalla presenza dell'Imperatore. Lui invece era contento: e ho l'impressione che stia aspettando che qualcuno che li raggiunga e possa così raccontare la loro storia. Ma non so se sarà io.”

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