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Alejandro Amenábar parla di Regression, ritorno al passato che parla di errori, verità e satanismo

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Il regista spagnolo a Roma per presentare il suo nuovo thriller, con protagonisti Ethan Hawke e Emma Watson.

Alejandro Amenábar parla di Regression, ritorno al passato che parla di errori, verità e satanismo

A sei anni dall'ultimo, ambizioso Agorà, Alejandro Amenábar torna sui suoi passi. Compie una regressione, se volete, e torna al genere che l'ha reso famoso: il thriller venato di horror, o viceversa. Non a caso, il titolo del suo nuovo film - storia di un detective interpretato da Ethan Hawke che, in una piccola cittadina del Minnesota del 1990, indaga su un caso di abuso su una minore (Emma Watson) da parte del padre che sembra aprire le porte su un inquietante e vasta vicenda di satanismo - è Regression.
“Credo sia l'approccio che ho avuto che rende questo film diverso da quelli dell'inizio della mia carriera,” racconta il regista spagnolo, “e il tema del satanismo è stato un punto di partenza che mi ha consentito di raccontare una storia complessa, con molti livelli di lettura. Mi piace girare film che siano molto stratificati, dove nulla è ovvio o troppo sfacciato. C'è della critica sociale, in Regression, ma non è mai sovraesposta, e per esempio non ho calcato la mano riguardo il ruolo della chiesa evangelica in questo genere di vicende. Quello che però mi premeva,” conclude, “è che la parte più importante della storia e del film si svolgesse dentro la mente dei personaggi, e degli spettatori.”

Senza voler rivelare nulla della trama, infatti, il film dello spagnolo riflette molto sul tema dell'illusione, dei condizionamenti psicologici singoli e collettivi, sull'idea stessa di verità.
“E penso anche che parli del concetto di autorità,” dice Amenábar, “e del fatto che quando qualcuno di autorevole, un giornalista, un professore, un prete, ti dice qualcosa, tu tendi a credergli sempre; ma anche che in generale è il fatto di possedere un informazione che fa autorevole una fonte. Oggi, in rete, tutto viene diffuso rapidamente, le fonti sono innumerevoli, e tu devi andare a ricostruire la verità. In un certo senso è tutto molto più democratico, ma fa anche impressione vedere, ad esempio, la facilità con la quale la popolazione possa essere infestata da notizie non sempre corrette, come nel caso dell'ISIS.”

Questa ricerca della verità, spiega il regista, può facilmente portare a compiere degli errori, come accade nel film al personaggio di Hawke: “Quando sei preso dall'ossessione della ricerca della verità, è facile sia sbagliare che non accorgerti degli errori che compi: in Regression, il protagonista in questo caso viene velato e impedito nella sua ricerca dalle sue stesse ossessioni. Gli errori che fai, magari, sono piccolissimi, ma nel contesto di un'equazione complessa contano moltissimo. E allora devi tornare indietro, e semplificare il problema. Il tema principale del film, quindi, è l'errore, l'idea che tutti possano commetterne, per quanto siano determinati a non farlo. L'errore più che la colpa, che è un idea molto cristiana.”

Pur parlando in questo suo nuovo lavoro di questioni legate al soprannaturale e alla fede, Amenábar confessa infatti uno spiccato laicismo: “Sono un uomo molto razionale, e un tempo ero molto legato alla fede cristiana. Poi è intervenuta la mia ragione, ed è stata una lotta. Ho letto approfonditamente la Bibbia, e più la studiavo, più me ne sentivo lontano. Oggi penso che si possa essere persone morali e virtuose anche se non si conoscono a memoria i 10 comandamenti. Certo, comunque, che se lavori all'interno di un genere come l'horror, devi sempre essere permeabile al mistero, e alla suggestione.”


 

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