"Al centro di tutto, innocenza e sentimento": Claudio Giovannesi e Roberto Saviano ci raccontano La paranza dei bambini

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"Al centro di tutto, innocenza e sentimento": Claudio Giovannesi e Roberto Saviano ci raccontano La paranza dei bambini

Pubblicato nel 2016, "La paranza dei bambini" è stato il primo libro di finzione di Roberto Saviano. La storia che raccontava, quella di giovani adolescenti napoletani che abbracciavano la vita criminale e tentavano una loro scalata nel mondo della camorra, era però ovviamente ispirata a fatti reali e casi di cronaca.
Quel romanzo (che ha avuto anche un seguito l'anno successivo, intitolato "Bacio feroce") è diventato un film presentato in prima mondiale in concorso al Festival di Berlino 2019, e a dirigere l'adattamento è il Claudio Giovannesi che ha firmato film come Alì ha gli occhi azzurri e Fiore, ma anche - e non a caso - due episodi della seconda stagione di Gomorra.
"Qui per noi il punto era proprio non fare Gomorra, che è un prodotto di genere," dice il regista romano, "volevamo uscire dal genere e cercare di raccontare la realtà vissuta dagli adolescenti napoletani, lasciando che la loro reale esperienza guidasse la storia, anche quando questo significava tradire il libro di Roberto.
"Nel romanzo la dinamica di potere è in primo piano," gli fa eco Saviano, che di La paranza dei bambini è anche sceneggiatore, assieme a Maurizio Braucci e lo stesso Giovannesi; "qui invece al centro di tutto c'è il sentimento, protagonista è il prezzo da pagare per la scelta umana, l'andare a vedere cosa accade a un ragazzino che fa una scelta del genere, che inizia giocando, ma poi vede il gioco trasformarsi in guerra, in qualcosa che è irreversibile. Volevamo raccontare la discesa nell'abisso delle emozioni, mantenendo come elemento di continuità tra libro e film il dialetto e il linguaggio dei corpi."

Per Giovannesi - che ha citato come influenze per questo film materiali eterogenei come "il prefinale di Germania Anno Zero, con il ragazzino che prova a giocare tra le macerie, un'immagine guida, ma anche il cinema di Rosi e quello americano anni Ottanta con protagonisti i ragazzini" - tradurre quello che era sulla pagina scritta in quella che definisce "l'evidenza del cinema" è stato qualcosa che gli ha richiesto "una cautela estrema, perché nel realizzare certe scene, nel raccontare certi aspetti della vita criminale, aveo il terrore di diventare ricattatorio, voyeuristico e pornografico, e allora ho lavorato molto in sottrazione, seguendo naturalmente il punto di vista adottato nei miei film precedenti."
Il sentimento, ribadisce Giovannesi, era il punto centrale del film: "raccontare cosa significasse la ricerca illusoria del potere attraverso il male, rinunciare alla propria età, cosa si prova capendo che c'è la possibilità di tornare indietro dopo aver fatto certe scelte." E, a partire da questa impostazione, lo stile della regia e perfino la scelta degli attori sono venuti di conseguenza:  "Stilisticamente La paranza dei bambini si regge sul tema dell'innocenza," dice il regista. "Abbiamo visto quattromila ragazzi per riuscire a trovare un protagonista che potesse riunire tre caratteristiche imprescindibili: un volto lontano dall'iconografia criminale che potesse riflettere l'innocenza; un'esperienza diretta delle cose di cui parla il film; un talento innato per la recitazione, e cioè la capacità di mostrare sul suo volto i sentimenti. Perché con la macchina da presa volevo stare sui volti, per esprimere una vicinanza che portasse all'empatia e a sentire l'umanità dei personaggi senza giudicarli, e se ho usato spesso il piano sequenza era perché volevo dar modo ai ragazzi di vivere dall'inizio alla fine la scena."

Quando Francesco Di Napoli, l'esordiente che interpreta il protagonista del film, Nicola, è stato avvicinato da chi curava il casting nel Rione Traiano dove vive, pensava fosse "tutto uno scherzo, una truffa, tanto che al primo provino nemmeno mi sono presentato." E se qualcuno avesse dubbi sulla verosimiglianza della storia raccontata dal libro e dal film, Di Napoli conferma che " è proprio questa è la realtà che viviamo noi, e io ho sfruttato la possibilità di questo film per diventare più adulto e più maturo, e sono cresciuto molto durante la lavorazione. Ma da noi c'è chi pensa che quelli che vanno a lavorare siano stupidi; quelli che a scuola vanno due giorni su sette; che non ascoltano i genitori o i genitori non li hanno perché sono in carcere, o assenti per motivi di lavoro."

L'assenza degli adulti è un altro nodo centrale, in La paranza dei bambini.
"Eliminando il personaggio del padre di Nicola, era per noi come togliere un simbolo di autorità, e quindi dello Stato e delle istituzioni da quel mondo," dice Giovannesi. "Questa dell'assenza dei geniori è caratteristica generazionale," aggiunge Saviano. "C'è una vera devastazione dell'idea di sicurezza insita nella famiglia, e dell'autorità dei padre. I paranzini o accudiscono o disprezzano i genitori, e compiono le loro scelte criminali in maniera indipendente dalle famiglie. Paranzini diventano anche i ragazzi che non hanno padri camorristi. Sono ragazzi che hanno desideri che sono uguali a quelli dei loro coetanei di tutto il mondo, ma che hanno a disposizione una lampada di Aladino in grado di fargli ottenere tutto quello che vogliono, e questa lampada di Aladino è la pistola." Per questo, continua lo scrittore, "questa non è una storia che racconta Napoli, ma che riguarda tutti, perché Napoli qui è una dimensione universale che racconta le periferie di tutta Italia e di tutto il mondo."



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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