Interviste Cinema

Aisholpan Nurgaiv: parola alla principessa che ha domato un’aquila e il maschilismo

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Incontro con la giovane dei record che ha ispirato il documentario in uscita in sala.

Aisholpan Nurgaiv: parola alla principessa che ha domato un’aquila e il maschilismo

Le guance le diventano presto rosse per il freddo, che non manca nelle montagne dell’Altai, nelle vette della Mongolia. Aisholpan Nurgaiv è una nomade della minoranza kazaka nel paese dell’Asia centrale; da generazioni la famiglia addestra le aquile con cui andare a caccia, ma anche partecipare alla più importante competizione del settore, nella capitale Ulan Bator. Impensabile per secoli che potesse partecipare una donna, men che meno una tredicenne; questo fino all’exploit della piccola grande guerriera Aisholpan, guidata dalla passione e da un rapporto speciale con l’aquila che ha scelto ancora cucciola.

La storia della vita quotidiana in alcuni degli scenari più remoti e affascinanti dell’Asia che ha attirato l’attenzione del documentarista Otto Bell, che è andato in Mongolia a seguire nel corso di alcuni anni l’allenamento de La principessa e l'aquila, presentando il risultato al Sundance Film Festival 2016. Un successo immediato, di cui si è innamorata (e in cui si è identificata) un’altra principessa, la giovane Rey dei nuovi Star Wars, Daisy Ridley, tanto da entrare in produzione nel film e interpretare la voce narrante, che nell’edizione italiana vede protagonista Lodovica Ramello delle serie Disney. 

La principessa e l’aquila ha poi proseguito il suo giro per i festival, passando per Toronto e il Biografilm Festival di Bologna, e arrivando sulla soglia della nomination all’Oscar per il miglior documentario, mentre la Fox Animation ha acquisito i diritti per realizzare un film d’animazione, che sarà prodotto da Chris Wedge, regista de L’era glaciale.

Abbiamo incontrato la giovane Aisholpan Nurgaiv, la principessa ed eroina di quest’avventura, nel corso della promozione del film a Parigi. La principessa e l’aquila uscirà il 31 agosto distribuito da I Wonder Pictures.

Com'è cambiato la sua vita?

La mia vita è sicuramente cambiata, ma viaggio e parlo della mia cultura, il che è per me molto interessante. Il film l’abbiamo girato qualche giorno ogni due mesi, nel corso di due anni, che mi sono serviti per trovare l’affiatamento con l’aquila che avevo scelto. In tutto ci sono voluti tre anni prima che partissi con lei per la prima caccia. All’inizio non ero abituata a tutte le camere che mi seguivano dappertutto, non mi sentivo a mio agio, ma poi mi sono abituata.

Cosa l’ha più sorpresa della vita dell’occidente?

Sono interessata all’aspetto culturale e alle antichità; sono appena stata al Museo del Louvre e sono rimasta davvero colpita. Sono stata in Canada, negli Stati Uniti, in Thailandia, a Dubai, che ho amato molto, così come le città americane. Mi piacciono tutti gli edifici da visitare, ma amo tornare da me, dove l’aria è pura. Amo l’inverno, quando è tutto bianco come la neve, e l’estate, quando fa bel tempo e possiamo giocare con i bambini all’aperto.

L’allenamento dell’aquila ricorda tradizioni radicate nell’Italia del sud come a Dubai, ha per caso parlato con chi addestra i falconi più che le aquile?

Ha ragione, ci sono dei falconieri, ho visitato quei luoghi e parlato con gli addestratori professionali. Abbiamo molti punti in comune.

Si ricorda il momento in cui ha deciso di seguire le orme di suo padre e suo nonno?

All’età di 6 anni ho imparato a cavalcare e studiavo sempre mio padre mentre si occupava delle aquile e ne aveva cura. Allora sono andata dai miei genitori per chiedere cosa avrebbero pensato se fossi diventata una cacciatrice di aquile. Avevo 8 anni. Provengo da sette generazioni di cacciatori ed è stato mio nonno che mi ha raccontato per primo delle storie tradizionali. La storia della nostra famiglia è questa. Mi iscrivo nella tradizione nomade kazaka della Mongolia. I nostri spostamenti dipendono dagli animali, visto che mio padre è allevatore. Ci spostiamo quattro volte all’anno: in primavera, in estate, in autunno e in inverno, quando viviamo in una piccola casa perché fa troppo freddo. Nel resto dell’anno cerchiamo i pascoli migliori per le nostre bestie.

Vedendo il film si ha la sensazione che la scuola sia molto importante per lei, un momento di felicità.

Resto in un convitto cinque giorni a settimana, dal lunedì al venerdì, e con i bambini e i ragazzi ci sentiamo come in famiglia, la gioia che si vede nel film è la realtà della nostra esperienza lì.

Cosa pensano i compagni o i suoi fratelli del successo del film?

Mio fratello piccolo è molto fiero di me e dice in giro che la sorella è una grande star e viaggia in tutto il mondo.  

Ha sempre l’intenzione di diventare medico?

Sì.

Perché?

Per ragioni legate alla mia storia personale, visto che mia madre ha dei problemi di salute. Voglio diventare medico per curare le persone a cui voglio bene.

Il suo rapporto con l’aquila che le ha fatto ottenere tanti successi deve essere molto intenso.

Quando sono in giro è mio fratello maggiore che se ne occupa, mentre quando sono a scuola è mio padre a farlo, ma nel fine settimana me ne occupo io, e non vedo l’ora di vederla, è mia amica. Bisogna avere talento per diventare addestratrice, ma anche del coraggio e dei geni come i miei, che risalgono a molte generazioni fa. Quello che è importante dimostrare, e il film credo lo faccia bene, è che anche le ragazze possono fare la stessa attività dei ragazzi, che il sesso conta poco.

Ha mai pensato di vivere da qualche altra parte, di abbandonare la vita nomade?

No, non ho mai pensato a cambiare il mio modo di vivere. 

Qual è la cosa che ama di più di vivere nelle montagne?

I monti Altai sono splendidi, l’aria è pura e incontaminata.

Ha realizzato il suo desiderio di diventare la prima cicatrice d’aquile donna, ora quale sogno ha per il futuro?

Contribuire allo sviluppo della mia terra, far conoscere la Mongolia nel mondo.




  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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