Schede di riferimento
Interviste Cinema

Agnieszka Holland: "Le serie tv sono la nuova terra di mezzo del cinema"

5

La regista polacca ha parlato dell'Europa e delle serie tv americane al Festival del Cinema Europeo di Lecce edizione 2017.

Agnieszka Holland: "Le serie tv sono la nuova terra di mezzo del cinema"

E’ un personaggio interessante Agnieszka Holland, regista polacca che il Festival del Cinema Europeo di Lecce ha voluto annoverare, in questo 2017, fra i filmmaker stranieri a cui rendere omaggio, prima di Nuri Bilge Ceylan e di Stephen Frears.

Artefice di quel Pokot (o Spoor) che a Berlino si è aggiudicato l’Orso d’Argento, figlia (cinematograficamente parlando) delle "nouvelle vagues" europee degli anni ’60 e ’70 e autrice di film politici e impegnati spesso osteggiati o bloccati, la Holland ha ottenuto due nomination all’Oscar, ha saputo raccontare storie fortemente radicate nella sua realtà ed è riuscita nello stesso tempo ad accostarsi ad altre culture e e visioni del mondo: all’universo di Henry James (del quale ha adattato "Washington Square") e all’immaginario dei poeti decadenti - narrati in Poeti dall’Inferno.

Negli ultimi tredici anni, nel paese che l’ha adottata (gli USA), Agnieszka si è accostata alle serie tv, dirigendo episodi di The Wire, Cold Case, House of Cards, The Affair e la miniserie Rosemary’s Baby. Protagonista di un incontro serale presso il Multisala Massimo, ecco di cosa ha parlato la regista durante una breve conferenza stampa mattutina.

Film che narrano il passato - "Amo realizzare film che parlano del passato. Se lo faccio, non è perché mi piace indagare il tempo andato. Più che altro decido di trattare accadimenti lontani solo se c’è un legame fra questi e la situazione contemporanea. I miei film magari sono in costume, ma le domande che mi pongo e i problemi che analizzo sono squisitamente attuali. Non mi sento una regista nostalgica, non amo il passato e la gioventù perché sono pervasa da una sorta di malinconia di fondo. Voglio soprattutto che il mio cinema ponga domande che possano generare dibatti".

Un bilancio sull’Europa, il mondo, il presente - "Mi state chiedendo di essere un mix fra il papa e il Presidente degli Stati Uniti. Quello che posso dire è ci troviamo in un periodo pericoloso, di transizione, nel quale gli eventi si succedono a gran velocità e noi non abbiamo la possibilità di processarli, di elaborarli. Abbiamo vissuto con ottimismo infantile la caduta della cortina di ferro, abbiamo assistito al tentativo di cambiare la situazione dei paesi dell’Est dopo il crollo del comunismo e abbiamo sperato di tornare a vivere come negli Anni '30 del Ventesimo secolo, senza renderci conto che ciò comportava il ritorno anche dei demoni di quel periodo. Ma gli anni '30 sono andati e adesso viviamo in un contesto che vede protagonisti tantissimi leader che, sulla base di principi nazionalisti e populisti, stanno portando avanti indisturbati le proprie idee".

I leader populisti - "I leader populisti hanno preso piede per tre ragioni. La prima è la globalizzazione, che rende i governi incapaci di esercitare il controllo nella maniera più giusta. I governi credono di avere il potere, ma non è vero, il potere ce l’hanno le multinazionali. Così si diffonde sempre più un senso di frustrazione generale che investe in primo luogo i cittadini, che si ritengono delle vittime perché hanno perduto la loro identità. La seconda ragione ha a che vedere con Internet. Abbiamo assistito a una rivoluzione che avrà effetti potentissimi, proprio come quella industriale o l’invenzione della stampa, perché ha cambiato il modo in cui comunichiamo. La rete ci è sembrata la nuova democrazia dell’informazione, ma ci siamo sbagliati, perché invece ha creato delle bolle che sono diventate una nuova prigione da cui non si riesce a verificare cosa sia vero e cosa no. La terza ragione è un cambiamento di ruoli all’interno della società causato dall’emancipazione della donna, che è diventata più intraprendente e ha smesso di essere l’angelo del focolare. Ciò ha provocato una forte reazione da parte dei maschi bianchi come Trump, che si vedono privati di un grosso pezzo del loro potere e hanno perso un posto importante non solo nella società, ma anche in famiglia e nella coppia".

Il cinema e l’immigrazione - "Ci sono forme espressive che toccano temi come l’immigrazione e l’integrazione, ma lo fanno con superficialità e per attirare favore e attenzione. E’ facile mostrare sul grande schermo la sofferenza delle persone, molti sono capaci di descrivere l’odio e di affrontare con la giusta empatia argomenti scottanti, ma la verità è che anche noi che lavoriamo in questo ambito in realtà non riusciamo a trovare delle risposte, esattamente come i politici. Dobbiamo tutti prenderci delle responsabilità. Una volta usciti di scena i vari Saddam Hussein, le nazioni sono rimaste nel caos, sono scoppiate altre guerre, milioni di persone cercano di sfuggire alla fame e alla morte, vivono nell’incertezza e cercano speranza in Europa, ma l’Europa non è preparata ad accoglierle perché le teme, soprattutto se vengono dai paesi islamici, associati per definizione agli attentati terroristici".

Il mondo delle serie tv USA - "E’ successo qualcosa negli anni '90 che non doveva succedere: è scomparsa nel cinema quella 'Terra di mezzo' in cui si trattavano grandi temi e problemi di difficile soluzione in maniera accessibile e comprensibile. Questa terra di mezzo, che avevamo creato negli anni '60, '70 e '80 in Europa e in USA, arrivava ai festival. Quando è scomparsa, c’è stato un grande cambiamento e si sono creati due estremi: l’impegno e il cinema d’autore da una parte, il puro intrattenimento e quindi i blockbuster dall’altra. In mezzo è rimasto il deserto ed è stata una tragedia per il cinema perché è venuto meno ciò che il pubblico cercava veramente. Così, le tv hanno pensato di riempire il vuoto realizzando produzioni rivoluzionarie. Assistendo a questo mutamento, mi sono accorta che potevo lavorare anche per il piccolo schermo, affrontando temi a me cari in maniera nuova. Davanti a me si apriva la possibilità di esprimermi senza dovermi arrabattare per trovare i finanziamenti che solitamente mi servivano per il cinema. Se in Europa vuoi fare un film, ti servono almeno 2 milioni di Euro e qualche grande star che magari rincorri per un anno. E’ una cosa molto frustrante. In tv riesci a trovare la tua strada e a portare sul set attori originali, sinceri, diversi da quelli mainstream. La mia prima esperienza l’ho avuta con The Wire, che rappresenta per me una dichiarazione politica sulla società americana".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming