ADHD Rush Hour - incontro con la regista Stella Savino

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ADHD Rush Hour -  incontro con la regista Stella Savino

E' spesso difficile nel nostro paese, per un documentario, trovare il confronto col pubblico. Per fortuna esistono piccole distribuzioni come Microcinema che, in una coraggiosa doppietta, porta in sala, oltre a The Dark Side of The Sun, anche ADHD – Rush Hour di Stella Savino. Entrambi i film parlano di una condizione particolare che colpisce l'infanzia: il primo di una vera e propria malattia, il secondo di una sindrome su cui si discute da decenni e che potrebbe anche non esistere in quanto tale, la cosiddetta iperattività o deficit di attenzione, per cui moltissimi bambini vengono sottoposti a pericolose terapie farmacologiche. La regista debuttante, Stella Savino, racconta come è nato l'intero progetto, dal trattamento finalista al premio Solinas, a un film pronto da anni ma che solo oggi riesce ad uscire:

"I documentari spesso nascono per caso, io non ho nessuna esperienza personale che mi lega a questo tema, ma essendo di Napoli, nel 2008 sono rimasta colpita da una serie di articoli del Corriere del Mezzogiorno sul reinserimento del metilfenidato, un principio base derivato dall'amfetamina in un farmaco come il Ritalin, con cui si cura il cosiddetto deficit di attenzione. Per curiosità ho digitato questo acronimo e mi si è aperto un mondo. Mi hanno colpito soprattutto le percentuali e come, su una malattia o sindrome su cui la stessa comunità scientifica è divisa, tra un paese e l'altro potesse esserci una forbice così ampia: l'11% di casi negli USA e meno dell'1 per cento in Italia. Così è partita una ricerca random un po' a tappeto, in seguito alla quale ho scoperto che nel mondo la percezione di questa problematica è altissima nei paesi anglosassoni dove c'è un sistema scolastico basato sulla competizione e sul concetto di performance, mentre scende nei paesi mediterranei, dove persiste una struttura sociale famigliare molto forte, ci sono ancora i nonni e si presta attenzione all'infanzia. Volevo un contraddittorio, per cui abbiamo provato a contattare i maggiori esperti a livello mondiale contrari e a favore, e ho avuto problemi a trovare questi ultimi perché tutta la comunità a favore rifiutava il confronto non appena percepiva il mio punto di vista. Non si tratta di un documentario alla Michael Moore, non mi interessava focalizzare il film sugli interessi delle case farmaceutiche ma solo mostrare come sia difficile inquadrare una situazione del genere e come i genitori siano lasciati completamente soli con questi problemi una volta iniziata una terapia. La mia paura principale era quella di essere superficiale, di avere un approccio new age, dire che le medicine fanno male, basta fare yoga e passa tutto. Ma il disagio esiste, ci sono bambini che vengono catalogati come malati e sotto il cappello di questo acronimo finiscono decine e decine di altre malattie. Se un bambino si addormenta in classe potrebbe avere un problema epatico, o in famiglia, e spesso viene catalogato comee ADHD, visto che è una diagnosi che non richiede test clinici per essere accertata".

In America sono spesso gli insegnanti a fare la diagnosi e a dire ai genitori di far esaminare il bambino da un medico di base che spesso somministra una terapia farmacologica. In Italia per fortuna non è così, anzi il Ministero ha predisposto un registro per regolamentare questa condizione ed evitare questo tipo di abusi, a cui sfugge però il sommerso, cioè quello di genitori che preferiscono ricorrere allo psicofarmaco invece che alla terapia comportamentale, e dal momento che in Italia questi farmaci non sono disponibili vanno a comprarli in Svizzera". E' il caso di una madre che ha accettato di parlare della sua esperienza nel film e che, dice la Savino, "anche se penso che il suo sia stato un comportamento criminale nei confronti del figlio, provo per lei una grandissima stima, perché mi ha aperto la sua casa e sono stata per mesi a contatto con lei, tanto che a volte mi sono chiesta se inconsciamente con questa testimonianza non cercasse una forma di redenzione".

Gli effetti a lungo termine di questi farmaci non sono ancora noti, dice Canali "ne sapremo di più tra 10/15 anni e nel frattempo questi fanno da cavie. Come Marguerite Yourcenar fa dire ad un alchimista nell'"Opera al nero", "il cervello è un alambicco che distilla l'anima". Queste sostanze alterano la chimica del cervello e vanno dappertutto, influiscono sulla pressione, sulla circolazione, sul battito cardiaco. Non possiamo non pensare a cosa possano provocare in un organismo che si sta ancora sviluppando".

Conferma la regista: "I dati sono agghiaccianti e gli effetti collaterali variano a seconda del principio attivo impiegato. Ora si usa di più l'atomoxetina, che dà casi di tendenza al suicidio nei bambini: in Italia – ed è un dato ufficiale – ce ne sono stati più di 10, una percentuale alta su 2500 pazienti registrati. Per il metalfenidato l'effetto collaterale più diffuso è l'infarto, che in America tra i bambini ha una percentuale altissima".

Questi e altri temi vengono trattati con intelligenza e obiettività – indagando varie realtà e con molte e diverse testimonianze - in un documentario che ha avuto il supporto del Mibac, con una partecipazione tedesca di minoranza e prodotto con determinazione da Andrea Stucovitz. L'ente televisivo pubblico non è voluto entrare in fase di realizzazione ma sembra che lo trasmetterà. Nel frattempo, il 26 giugno, in tutte le città capozona, sarà possibile vedere un film su un argomento su cui tutti, genitori e non, dovrebbero essere sensibilizzati.  

 



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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