Interviste Cinema

A Dangerous Method: intervista a Michael Fassbender

Allo scorso Festival di Venezia, dove il film è stato presentato in Concorso, abbiamo intervistato l'attore, protagonista del film di David Cronenberg. Ecco cosa ci ha raccontato.

A Dangerous Method: intervista a Michael Fassbender

A Dangerous Method: intervista a Michael Fassbender

Allo scorso Festival di Venezia, dove il film è stato presentato in Concorso, abbiamo intervistato il lanciatissimo Michael Fassbender, protagonista del film di David Cronenberg.
Ecco cosa ci ha raccontato:

D: Cosa mi dici del tuo Jung, un personaggio realmente esistito, è stata una sfida, qualcosa di diverso, hai dovuto studiare, che ricerche hai fatto?

R: Lo so, è un incubo, ho cercato di fare il più possibile durante il tempo che ho avuto a disposizione. Poi c’è il fatto che molte persone lo ammirano, hai a che fare con un individuo molto intelligente, molto più di me, perciò ho dovuto lavorare su questo, è stato difficile.

D: C’è questo fattore del lato razionale e di quello emotivo. Il lato razionale e quello professionale, è molto rigido, professionale, è un dottore, dall’altra parte c’è il lato personale, le emozioni, la relazione con Sabina.

F : Sì, qual è la domanda?

D: Non lo so, che mi dici del tuo viaggio in moto? No, a parte gli scherzi, questi due elementi nell’interpretazione del suo personaggio, cosa hanno significato? Lo hai interpretato come un uomo rigido ma facendo vedere che le emozioni contano?

R: Ad essere sincero il mio approccio non tiene conto delle emozioni, penso al personaggio con un obiettivo. So che sembra ovvio ma il personaggio ha un obiettivo, come dire, perché sono venuto qui oggi? Perché tu mi stai intervistando, mi vuoi fare un’intervista, perciò hai un obiettivo, poi si tratta di cosa faresti per avere questa intervista, le emozioni sono solo un contorno. Mi concentro su questo, sulla persona, su quello che crede, scelgo tre caratteristiche e comincio a lavorare da lì.

D: Come è stato lavorare con Freud, Viggo Mortensen? Il loro rapporto è molto intenso, un rapporto padre/figlio o maestro e…

R: Allievo. È stato molto interessante, un classico perché Jung ammirava molto Freud prima di conoscerlo, era un’ispirazione per lui. Poi l’allievo incontra il maestro, per un periodo fa l’apprendista e poi ha bisogno di staccarsi dal maestro. È come il rapporto tra un bambino ed i suoi genitori, è così che l’ho interpretato, come un adolescente, appassionato, determinato ed ambizioso che lavora per qualcuno come apprendista e poi conquista qualcosa e non può che andare così, c’è il distacco.

D: Come ti sei trovato a lavorare con un regista come David Cronenberg?

R: Abbiamo avuto lo stesso tipo di rapporto, alla fine mi sono staccato da lui. No, scherzo, sono molto fortunato. Ricordo che quando ero un ragazzino guardavo i film di David Cronenberg, non avrei mai pensato che un giorno sarei stato su un set a lavorare con lui. È un uomo intelligente e brillante, cerco di ascoltarlo il più possibile e di assorbire più informazioni possibili, poi mi do un pizzicotto per essere sicuro di essere veramente in quella stanza con lui.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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