Interviste Cinema

A Dangerous Method: intervista a Keira Knightley

Allo scorso Festival di Venezia, dove il film è stato presentato in Concorso, abbiamo intervistato l'attrice, protagonista femminile del film di David Cronenberg

A Dangerous Method: intervista a Keira Knightley

A Dangerous Method: intervista a Keira Knightley

Allo scorso Festival di Venezia, dove il film è stato presentato in Concorso, abbiamo intervistato l'attrice, protagonista femminile del film di David Cronenberg
Ecco cosa ci ha raccontato.

Domanda: Il suo personaggio era veramente rivoluzionario. La storia è rivoluzionaria, la psicanalisi è qualcosa di molto innovativo per le donne di quei tempi. Come è stato lavorare a questo personaggio? Forse il percorso del suo personaggio è il più intenso perché passa dall'essere paziente al diventare psichiatra.

Keira Knightley
Sì, per lei è un percorso straordinario. Dall'inizio quando era malata, prima ancora di conoscere Jung, prima di arrivare in quell'ospedale, era stata rinchiusa in un istituto per almeno un anno, dove non facevano più niente per lei, era stata mandata via da altri ospedali perché dicevano che non c'era più speranza di miglioramento, poi venne ricoverata al Burgholzli e grazie ad un trattamento straordinario, non voglio dire che guarisce, perché non penso che guarì ma ricominciò a funzionare. Non solo ma fece sparire la nebbia dalla sua testa tanto da poterla usare in modo straordinario, diventò una psicoanalista ed una psicologa infantile, scrisse saggi che influenzarono sia Freud sia Jung, penso sia straordinario.

Domanda: Forse la differenza tra la paziente ed il dottore è molto sottile?

Keira Knightley
Non lo so, potrei aver sbagliato completamente ma ho intepretato la passione con il dottore come parte della malattia, come se lei guidasse le persone in una certa direzione. È chiaramente una masochista, penso che suo padre fosse un sadico e lei cerca i sadici, continua a cercare, non so come chiamarla, una relazione distruttiva, come quella che vediamo in questo film con Jung. Però c’era anche una forte intesa anche per il fatto che lei capisse e fosse affascinata dalle sue scoperte. È interessante anche considerando il fatto che ci sono gli aspetti positivi e quelli negativi in tutte le cose. Come nella malattia mentale, è un personaggio psicotico, è pazza ma solo alla fine di ogni emozione troviamo la pazzia, tutto quello che viene portato all’estremo lo è, è stato interessante sperimentare tutto questo.

Domanda: Deve essere una bella sfida per un'attrice interpretare un personaggio psicotico, non deve essere facile. Ci sono molti pazzi nella storia del cinema, è difficile rimanere nei ranghi, senza enfatizzare la recitazione?


Keira Knightley
Non ho mai pensato a lei come pazza, ho solo cercato di creare il suo universo, perché nella sua testa era tutto logico, forse non come succede negli altri, fino a quando hanno iniziato a capire che tutto ciò che lei faceva aveva una ragione, è stato come unire tutti i puntini e trovare il filo conduttore. Questo è stato molto affascinante perché la prima volta che ho letto la sceneggiatura non avevo idea della situazione, non capivo, la trovavo terribile, ci ho messo del tempo a capire una storia del genere, soprattutto tutto l'aspetto sessuale. Mi ci è voluto tanto tempo a comprendere la storia ma è stato affascinante.

Domanda: Interpretare un personaggio realmente esistito è particolare, possiamo percepire la presenza del personaggio. Come è stato lavorarci, ha sentito il peso della responsabilità?


Keira Knightley
Penso ci si debba sentire responsabili però è sempre una finzione, stiamo cercando di raccontare una storia, non sono qui per dire chi era lei esattamente, perché non posso saperlo. Questo è il mio modo di vederla e penso che le persone che si interesseranno a lei e leggeranno libri su di lei, potrebbero non essere d'accordo su quello che ho fatto, sulle mie scelte, il che va bene comunque. È stato un privilegio interpretare un personaggio così complesso e così affascinante, cercare di scavare nella sua mente e capire quel punto di vista, è stato straordinario.

Domanda: Ha fatto molti film in costume, come mai così tanti?


Keira Knightley
Non lo so, ci stavo pensando l'altro giorno. Sto per iniziare le riprese di Anna Karenina, quindi un altro film in costume. Non lo so, immagino che mi piacciono molto, non riesco a trovare un'altra risposta. Lo scorso anno mi dicevo continuamente:"Non devo fare un altro film in costume, ne faccio sempre", però non ho trovato sceneggiature o ruoli che mi piacevano in altri generi cinematografici, prima o poi succederà. Forse è la ragazzina che è in me a cui piace travestirsi, forse è questa la risposta più semplice, non lo so.

Domanda: Un aspetto interessante del suo personaggio e naturalmente anche di Jung e Freud, è questo equilibrio, così delicato, che è l’essenza della vita, tra il lato razionale e quello emotivo, che tutti cercano, come il suo personaggio. Lei cerca di essere razionale nella parte pubblica della sua vita quando diventa una psicoanalista. Mentre all'interno di una stanza, c'è questo rapporto intimo e personale con Jung, quindi razionale e pubblico, emotivo e privato?


Keira Knightley
È ciò con cui combattiamo sempre tutti, fa parte della condizione umana, vorresti essere razionale, soprattutto nelle situazioni lavorative ma è impossibile non far trapelare la parte emotiva. Lei l'ho vista come due persone separate, lo scrive anche nei suoi diari, parla di se stessa come due esseri diversi, la malattia è una persona, la parta sana è una mente scientifica brillante, una persona completamente diversa. Nel suo caso la lotta tra queste due personalità è stata epica. È stato Jung a stimolare il suo intelletto razionale e a farne la parte dominante, mentre la parte malata dominava all’inizio del film.

Domanda: Qualcosa di molto affascinante per il pubblico e penso anche per lei, forse è il motivo per il quale fa i film di costume, è seguire un personaggio durante il corso di tanti anni. È così anche in questo film, ci sono delle situazioni che possono cambiare la vita, anche il suo personaggio percorre una strada molto lunga, dall'inizio alla fine, come quando accetta il fatto di non essere più innamorata.


Keira Knightley
È un bel percorso e se poi lo inserisci nel contesto storico di come la psicoanalisi ha cambiato il mondo nel quale viviamo, ha cambiato il nostro modo di pensare. È stata una vera rivoluzione per quel tempo e vedere queste due persone che si trovano e che poi si separano. Un evento straordinario che ha dato forma al nostro mondo, letteralmente. Il fatto che si stava andando verso la Prima Guerra Mondiale, che storicamente è ugualmente affascinante, ha reso tutto ancora più appassionante.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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