A Cannes 2016, una semplice storia d'amore: Jeff Nichols, Joel Edgerton e Ruth Negga su Loving

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A Cannes 2016, una semplice storia d'amore: Jeff Nichols, Joel Edgerton e Ruth Negga su Loving

Loving è il quinto film di Jeff Nichols, autore di Take Shelter e Mud e indubbiamente uno dei registi indipendenti americani più interessanti in circolazione. Il film è stato apprezzato moltissimo al festival di Cannes come hanno dichiarato tutti i giornalisti intervenuti alla conferenza stampa col regista e gli interpreti, l'australiano Joel Edgerton e l'irlandese Ruth Negga. In breve, si tratta della storia vera di una coppia interrazziale, Mildred e Richard Loving, che in Virginia nel 1958 venne arrestata e divisa per aver violato la legge dello Stato che puniva i matrimoni misti col carcere da 1 a 5 anni. Un caso che portò a una storica sentenza della Corte Suprema, a lungo purtroppo disattesa da alcuni stati del Sud. Alla vicenda è stato dedicato un documentario, The Loving Story, da cui parte questo film, come ha raccontato Nichols: “Il mio agente mi chiamò per dirmi che volevano fare un film dal documentario dell'HBO per cui vidi subito il trailer, che era bellissimo mi fece piangere. Stavo girando un film e mandai il link a mia moglie, che mi rispose con una mail in cui mi diceva: “Sai che ti amo ma se non fai questo film chiederò il divorzio”. Ovviamente non ho subito detto al produttore quanto fossi coinvolto e ho fatto un po' il difficile ma non ho mai avuto dubbi. Di altri miei film è difficile parlare, anche perché c'è il rischio di rivelare troppo ma di questo è facile parlare perché è diverso, è semplice e puro”.

Joel Edgerton commenta l'importanza di questa semplicità: “Questo film era era molto speciale soprattutto perché era tranquillo e meditativo e il nostro scopo era la verità, mostrare quello che è successo davvero e che abbiamo la fortuna di poter vedere nei documenti che esistono, tra cui molte riprese video. Sicuramente a Hollywood avrebbero distorto la verità per rendere il film più... hollywoodiano appunto, magari avrebbero inserito una festa o una scena toccante in tribunale, ma la verità era molto semplice e Jeff ha saputo arrivarci con la sua sceneggiatura”. Ruth Negga concorda col partner: “Era una sceneggiatura molto “snella” ed essenziale, non c'era niente da aggiungere o da togliere. Io ho “incontrato” Mildred 2 anni prima di iniziare il film, ho visto il documentario e ho vissuto con lei così a lungo che per me era come stare con un'amica. Mi sono innamorata di loro e della loro storia e volevamo rendergli giustizia. Con Jeff ci si sente molto tranquilli e al sicuro, è stata la miglior esperienza di lavoro che abbia mai avuto”.

Jeff Nichols ribadisce l'importanzadi parlare di questa storia da un punto di vista umano: “Quando mi è arrivato questo progetto le ripercussioni sociali e politiche di questa storia erano ovvie e per me era il modo migliore di parlare di queste persone. Quando parliamo di razzismo e di matrimonio tendiamo a farlo partendo dalle nostre posizioni ideologiche: se sei un conservatore o un liberale hai le tue idee e quindi è per questo che possiamo parlare di cose idiote come le leggi per i bagni pubblici ecc., perché non riguardano persone ma sono solo politiche. Per me è uno spreco di tempo, la gente quando si accanisce nella discussione tende a dimenticare le persone coinvolte. Conoscendo la storia per me era molto ovvio che si doveva parlare delle persone. E' molto affascinante la parte che si svolge in tribunale e come si arriva alla decisione della Corte Suprema, ma io non volevo fare un courtroom drama ma un film su due persone innamorate e per me questa è una delle storie d'amore più pure nella storia americana”.

Il regista sull'incontro coi figli dei Loving: “Dei 3 figli dei Loving purtroppo Peggy è l'unica ancora viva. L'ho incontrata in Virginia prima di scrivere la sceneggiatura e avevo un sacco di domande, su com'era la vita in casa loro, se c'era della musica, perché paradossalmente c'è tantissimo sul caso in tribunale ma non si sa molto della loro vita privata, ma lei è una molto riservata e non ne ho avuto molto. Dopo che ho scritto la sceneggiatura sono tornato da lei con Ruth. Peggy è una donna molto forte, si è messa a sfogliare il copione senza parlare e non avevo idea se le piaceva o meno finché ha iniziato a piangere perché loro non c'erano più e mi sono reso conto di quanto fossero reali per lei queste persone di cui avevo preso il controllo al punto da scriverci una sceneggiatura. Eravamo molto consapevoli di volerli onorare, ho dovuto perciò inventare molte cose ma spero che il film rappresenti è l'essenza di quello che erano".

Crede che il film possa influenzare il dibattito politico in America? E gli attori cosa pensano del tema dell'eguaglianza nei loro rispettivi paesi? "Spero che questo sia “il film calmo dell'anno” e che faccia pensare la gente al fatto che ci sono persone al centro di questo dibattito, persone che hanno importanza e la cui vita è influenzata da queste decisioni. Per questo è importante essere a Cannes, perché voglio che la gente lo veda, ne parli e rifletta su questo".

Joel Edgerton: "Quello che accade tra due individui in fondo non è affar nostro, se non fanno del male a nessuno che c'è di male nel legame tra due persone, qualunque sia il loro aspetto o il loro genere? È sbagliato dire dire agli altri cosa devono fare della loro vita. In Australia al momento c'è un grosso dibattito sul matrimonio gay e un film come questo può essere l'esempio di due di persone la cui vita è stata influenzata dalle opinioni altrui".



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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