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"A 12 anni ero esattamente come Tolkien": il regista Dome Karukoski ci racconta Tolkien, il film sullo scrittore inglese

Il ritratto della giovinezza dell'autore de Il Signore degli anelli e Lo Hobbit arriva in sala il prossimo 10 ottobre, ma ha avuto la sua anteprima al Taormina Film Fest.

"A 12 anni ero esattamente come Tolkien": il regista Dome Karukoski ci racconta Tolkien, il film sullo scrittore inglese

Nella lontana Finlandia, Dome Karukoski non è un regista qualsiasi. E’ un personaggio piuttosto conosciuto, che ha diretto sei lungometraggi diventati veri e propri blockbuster. Il penultimo, intitolato Tom of Finland e ispirato a un personaggio realmente esistito, è stato scelto per concorrere agli Oscar 2018 nella categoria miglior film straniero. Classe '76 e figlio di una giornalista finlandese/francese e di un poeta e attore statunitense, Karukoski ha avuto la fortuna di incappare, nel 2017, in una sceneggiatura scritta da David Gleeson e Stephen Beresford che raccontava l'adolescenza e la giovinezza dell'autore de "Lo Hobbit" e "Il Signore degli Anelli". Il magnifico J.R.R. Tolkien il nostro lo conosceva bene, e così eccolo a dirigere Nicholas Hoult in Tolkien, un biopic classico e rispettoso della materia trattata che è anche un inno all'amicizia e una riflessione sugli orrori della guerra e sulla nascita di un mondo meraviglioso, pieno di draghi, elfi, nani e prodigi, da opporre alla dura realtà. Tolkien arriverà nelle nostre sale il 10 ottobre, ma noi lo abbiamo visto in anteprima al Taormina Film Fest, dove abbiamo incontrato il regista, che ci ha parlato, innanzitutto, del suo primo incontro con lo scrittore.

"Avevo dodici anni ed era un periodo in cui mi capitava di sentirmi spesso triste perché a scuola mi bullizzavano. Ero un outisder, la mia famiglia non faceva che muoversi da un posto all'altro. Ero nato a Cipro e mi ero trasferito in Finlandia quando avevo di 4 anni, un po’ come J.R.R. Tolkien che dal Sudafrica si era spostato in Inghilterra esattamente alla stessa età. Mi sentivo sempre spaesato, poi, un giorno, la mia maestra mi prestò "Il Signore degli Anelli" dicendomi: "Penso che ti piacerà". E così fu. A quell'età cerchi un in cui rifugiarti e io lo trovai nell'universo creato da Tolkien, nella Terra di Mezzo. Più tardi lessi Il Silmarillion, che è un'opera ancora più monumentale. Ricordo il senso d'avventura che mi invadeva mentre leggevo quelle pagine e le lacrime che versai alla fine de Il Ritorno del Re, quando Sam torna a casa dopo essersi separato da Frodo. Piansi anche perché la mia "evasione" era finita. La cosa curiosa è che all'epoca avevo 12 anni, e il nostro film comincia quando Tolkien ha 12 anni. Come lui, ero alla disperata ricerca di amici e decisamente povero, inoltre stavo crescendo anche io senza un padre . Essendoci così tante cose in comunque fra noi, ho capito benissimo il suo bisogno di fuggire in una realtà immaginaria."

Immagino che qualche anno dopo lei abbia trovato la sua via di fuga nel cinema…
In parte sì. Quando ho cominciato a interessarmi al cinema, la mia vita era un po’ migliorata. A 21 anni mi sono iscritto alla scuola di cinema pur non avendo alcun tipo di esperienza. Oggi le cose funzionano diversamente, perfino i bambini cominciano presto ad armeggiare con la telecamera da giovanissimi. La mia famiglia non aveva certo i soldi per comprarmi una macchina da presa 16mm, quindi ero completamente "vergine". In un certo senso, i film sono sempre stati per me un modo per entrare in un altro mondo, e in Tolkien sono entrato non solo nella mente e nella fantasia di J.R.R. ma anche nella creatività e nella vivacità dei suoi 3 amici. Perfino lavorando con i miei quattro attori, ho avuto la sensazione di evadere da ogni infelicità e preoccupazione.

La cosa bellissima di quei ragazzi era che pensavano di cambiare il mondo attraverso la poesia, la letteratura, la musica. Era anche un'epoca di grande fervore culturale e di libertà di pensiero, visto che l'era vittoriana si era appena conclusa. Lei pensa che oggi sia ancora possibile cambiare il mondo attraverso l'arte?
Credo di sì. Se ci pensate, con la sua opera Tolkien ha cambiato la vita di tantissime persone, suppongo che in Italia abbia migliaia e migliaia di fan. Se pensiamo alla sua giovinezza, ci rendiamo conto che è stato un periodo pieno di dolore, di perdite, c'è stata la Prima Guerra Mondiale. Ma lui ha reagito cominciando a scrivere, e le sue opere hanno avuto fin da subito un grande potere taumaturgico, tanto sui suoi lettori quanto su lui stesso. Già questo significa cambiare il mondo, perché quando un libro o una qualsiasi opera d'arte riescono a portare felicità nella vita di un'altra persona, si compie un piccolo miracolo. Anche un film può avere questo potere. Un film può essere intrattenimento, arte, oppure tutte e due le cose, e succede spesso. E’ successo con Tolkien, innanzitutto, o almeno così mi sembra.

Qual è stata la sfida stilistica più impegnativa di Tolkien? Peter Jackson ha dedicato 6 film all'universo di Tolkien. Il suo film ha tutta un'altra estetica, però, lei privilegia il realismo, per esempio, cosa che ho molto apprezzato.
La sfida più grande sono state le sequenze di guerra e come raccontare la guerra mostrandola attraverso gli occhi di Tolkien. Il mio desiderio è sempre stato quello di non fare un tipico film in costume in stile BBC. Qualsiasi luogo, qualsiasi scena doveva essere come filtrata dallo sguardo di Tolkien. Ho raccontato la guerra immaginando i suoi ricordi delle atrocità della battaglia, e così ho mescolato il realismo a suggestioni oniriche in cui le emozioni avessero un ruolo fondamentale.
La seconda sfida è stata mostrare la mente di Tolkien, la sua immaginazione, senza però andare a pescare troppo dalla sua opera, magari trasformando in immagini le pagine dei suoi libri, anche perché i libri ancora non c'erano, noi raccontavamo il periodo antecedente a Lo Hobbit. Ci siamo chiesti: come facciamo a far esplodere sullo schermo l'immaginazione di un genio? Avevo infinite possibilità e mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Nell'immaginare il mondo di Tolkien a 12 anni ho pensato alle mie fantasticherie di dodicenne sui suoi libri. Abbiamo inventato tutto, ricostruito tutto. Non abbiamo copiato calligraficamente i luoghi in cui Tolkien passò il suo tempo, ma li abbiamo reinventati come se fossero nati dalla sua fantasia.

Cosa rende Nicholas Hoult un perfetto giovane Tolkien?
Nicholas è stata la prima scelta per il ruolo di Tolkien. E’ un ragazzo molto intelligente, empatico, è un piacere vederlo sul grande schermo, è fatto per la macchina da presa. E’ un giocherellone e ho per lui la stessa ammirazione che ho sempre nutrito per Tolkien, e poi anche lui è un fan sfegatato di J.R.R. Il nostro film, comunque, è una storia di amicizia, e non bisogna necessariamente essere un ammiratore di Tolkien per apprezzarlo, e Nicholas è l'incarnazione dell'amicizia, conta moltissimo sui suoi amici, coltiva le sue amicizie. Come me, ha gli stessi amici da anni, e fare un film sull'amicizia con una persona che dà grandissima importanze all'amicizia rende il risultato finale ancora più straordinario.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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