5 è il numero perfetto: tutto quello che avreste voluto sapere da Igort su film con Toni Servillo

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5 è il numero perfetto: tutto quello che avreste voluto sapere da Igort su film con Toni Servillo

Il Noir in Festival 2018 è anche un'occasione per parlare del cinema che verrà, sia di nuovi progetti di registi "consumati", sia di film che segnano l’esordio dietro alla macchina da presa di artisti legati ad altri linguaggi. E’ il caso del fumettista Igort, che dalla bidimensionalità dei comic è passato alla tridimensionalità della settima arte, avendo tuttavia già lavorato per il cinema, anche se in veste di sceneggiatore (Accabadora, Last Summer). Il suo primo lungometraggio si intitola 5 è il numero perfetto - proprio come la (sua) graphic novel da cui prende spunto - ed è un noir con risvolti comici interpretato Toni Servillo, Valeria Golino e Carlo Buccirosso che uscirà nella primavera del 2019 distribuito da 01 Distribution.

Per il bolognese classe '58 il passaggio alla macchina da presa non è stato un percorso traumatico, come lui stesso spiega durante un incontro con il pubblico del Teatro sociale di Como: "Chi lavora con i linguaggi, con la scrittura o con la musica o la pittura, sa che si cercano sempre due elementi: la profondità e il ritmo, e questo fa la storia della della cultura. Cosa cerchiamo quando leggiamo un libro? Uno sguardo sul mondo. E cos'è un regista? E colui che ha uno sguardo sul mondo".

Intervistato da Giorgio Gosetti, uno dei direttori del Noir in Festival, e dal giornalista Maurizio Di RienzoIgort accenna poi al look del film e all’ambientazione: "Ho voluto una Napoli deserta, notturna, piovosa, ci ho fatto mettere perfino la nebbia, che viene attraversata da cavalieri solitari. Inseguivo lo spirito del cinema epico degli anni '70, in fondo 5 è il numero perfetto è anche un film sulla memoria cinematografica. Abbiamo fatto un grande lavoro sulle atmosfere. All'inizio progettavo di inserire sequenze di animazione per raccontare due sogni. Già nel fumetto li avevo mostrati con lo stile dei cartoon degli anni '30. Poi ho cambiato idea".

Il direttore della fotografia di 5 è il numero perfetto è Nicolai Brüel, che ha lavorato con Matteo Garrone per Dogman. Quando Igort lo ha incontrato, ha capito di aver trovato il collaboratore dei suoi sogni: "L'ho scritto anche su Facebook: quando ho trovato Nicolai, mi sono sentito come Jimmy Page nel momento in cui ha incontrato Robert Plant. Venendo dal fumetto, do grande importanza ai dettagli, cosa che fa anche Brüel. Cercavo un direttore della fotografia con una qualità pittorica, uno dei miei riferimenti era il cinema di Hong Kong, in particolare Christopher Doyle, che aveva fatto In the Mood for Love. Infine ho pensato più ad Andrei Tarkovsky che a Gomorra".

Per Igort la lavorazione del film è stata carica di phatos e perciò indimenticabile: "Ero uno scemo sul set, piangevo continuamente, riguardavo il girato e mi commuovevo, infatti correvano tutti ad abbracciarmi, e non c'entrava niente il fatto che fossi al primo film, io piango sempre quando vedo cose forti. Anche se ho letto centomila romanzi, se ne trovo uno che mi piace, mi sciolgo in lacrime. E’ una questione di intensità, non di esperienza, ormai sono nonno, e sono 40 anni che 'lotto' con le immagini. L'arte deve parlare al cuore delle persone. Quando ho visto L'uomo che non c'era, per esempio, sono saltato sulla sedia: puoi andarci a fare una vacanza con uno che scrive così".

Non stupisce trovare Toni Servillo come protagonista di 5 è il numero perfetto (nel ruolo del guappo Peppino Lo Cicero). Ormai da tempo l'attore ama accostarsi alle opere prime. Servillo però ha le sue idee e non è uno che si lascia facilmente "addomesticare": "Toni è una persona molto esigente e, quando ci siamo incontrati, mi ha chiesto perché non avessi chiamato il direttore della fotografia di Paolo Sorrentino. Gli ho risposto: 'Guarda, Luca Bigazzi non c'entra nulla con quello che voglio fare'. Stando sul set, gli attori non vedono le immagini che passano sul monitor, però capita che passino a dare un’occhiata. Ricordo che Toni è venuto solo un paio di volte nelle tre settimane di riprese, ma in una di queste occasioni ha visto una scena che lo ha talmente appassionato che è corso ad abbracciare Nicolai. Toni sarà pure un po’ rompicoglioni, ma è una persona vera, ha una grande onestà intellettuale e ha compreso la complessità del nostro lavoro. Quando l'ho sentito pronunciare le battute esattamente come le avevo immaginate, ho capito che era avvenuto un piccolo miracolo".

Più semplice è stato per Igort conquistarsi la stima incondizionata degli stunt: "Li ho mandati in visibilio. Le scene di sparatorie erano complesse e coreografate. Non succede spesso. Di solito si tende a stare su una linea di realismo, ma il mio stile è diverso".

A fine incontro Igort riassume in poche frasi il senso, più che la trama, di 5 è il numero perfetto: "Il film narra il ritorno alla vita di un uomo che credeva di avere capito quali fossero i suo valori: i soldi facili, la violenza, l'indifferenza. Poi si rende conto di non aver capito nulla. 5 è il numero perfetto è quindi la cronaca di una rinascita".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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