Interviste Cinema

5 (Cinque), parlano il regista e il cast

"E' che non c'erano i soldi", o meglio "i sordi" avrebbe potuto dire Francesco Maria Dominedò che oggi in conferenza stampa, presentando 5 (Cinque), la sua opera prima, ha precisato che si tratta di un film indipendente nel vero senso della parola

5 (Cinque), parlano il regista e il cast

5 (Cinque), parlano il regista e il cast


"E' che non c'erano i soldi", o meglio "i sordi" avrebbe potuto dire Francesco Maria Dominedò che oggi in conferenza stampa, presentando 5 (Cinque), la sua opera prima, ha precisato che si tratta di un film indipendente nel vero senso della parola. Un budget di 350mila euro e, ha tenuto a dire, suscitando un po' di ilarità "gli attori sono stati pagati tutti". Poi a noi più tardi ha rivelato candidamente "è bellissimo quanto siamo riusciti a fare, con pochi mezzi, tantissima passione e fatica, ma non è che vogliamo rimanere 'indipendenti' per sempre". Lo capiamo.

C'è Francesco e c'è buona parte del cast a questo vivace incontro in cui trapela la soddisfazione di tutti di poter finalmente uscire (il 24 giugno), anche se solo in sette copie. Una storia di criminalità tutta romana, girata tra il Quarticciolo e Roma Est. Cinque ragazzi, uniti da un'amicizia nata in riformatorio, e coltivata fino alla rapina che cambierà le loro vite. Il colpo che porterà al facile guadagno, alla bella vita e oltre.

Impossibile non chiedere al regista per quale motivo abbia scelto di calcare il terreno già ampiamente tracciato da Romanzo Criminale (film e serie). "Quella di Romanzo è un'operazione perfettamente riuscita e realizzata splendidamente. Ma non era quel che volevo fare io, non ci tenevo al paragone". Ciò che invece gli interessava era raccontare, in modo originale, una storia realmente accaduta ad un gruppo di ragazzi all'inizio degli anni novanta: "il soggetto, di Stefano Sammarco (uno degli attori ndr), mi è stato proposto dal produttore Walter D'Errico. Pensavo di rimaneggiarlo e romanzarlo un po', ma a il suo punto di forza era il fatto che fosse una storia vera, quindi siamo stati attenti ad aggiustare solo un po' il tiro, senza esagerare".

E, senza esagerare, il regista ha fatto credere agli attori che si trattava di un vero gangster movie: "in realtà gli attori sono protagonisti di un fumettone. Non mi interessava fare un film sul sociale, ma analizzare con una giusta dose di ironia chi sono i personaggi, l'importanza delle loro scelte e le conseguenze che ne derivano". Il fatto che si è trattato di un film indipendente, ha portato con sé una serie di limiti e difficoltà, e una motivazione ancora più robusta per andare avanti. "Questo però - prosegue Dominedò - ha creato un clima straordinario, di unione e collaborazione, non solo nel cast, ma tra tutti coloro che lavoravano al film. Compresi gli abitanti del Quarticciolo, che ci hanno tenuto compagnia e dato da mangiare!".

Una lunga presentazione quella del regista (attore in piccoli fenomeni indipendenti come Cover boy e Il rabdomante) che non nasconde l'entusiasmo contagioso per questo esordio e prima di passare la parola agli interpreti ci tiene a dire perché ha scelto Matteo Branciamore, in un ruolo che è quanto di più lontano dal Marco Cesaroni che lo ha reso famoso. "Proprio per questo ho voluto lui. Abitiamo vicini e, ve lo confesso, conoscendolo solo attraverso la serie tv pensavo che fosse uno stupido. Invece la mia intuizione di dargli non solo un ruolo nel film, ma in particolare quello di Manolo, il più schizzato e su di giri di tutti, si è rivelata perfetta. Inoltre quando Matteo, nonostante l'incertezza del progetto, ha aderito, ha dato forza a tutto il gruppo".

Questo è stato un po' il filo tessuto attorno agli interpreti, rompere i cliché, consegnare ad ognuno di loro un personaggio diverso da quello che di norma si trovano a interpretare. Mentre sulla tecnica di ripresa "sicuramente mi sono ispirato ai poliziotteschi degli anni 70, ma soprattutto volevo una storia che partiva piano e poi ti travolgeva".

I cinque sono: Matteo Branciamore, Stefano Sammarco, Christian Marazziti, Alessandro Tersigni e Alessandro Borghi. Quest'ultimo ha detto "abbiamo girato fino a diciotto scene in una giornata. Tanta fatica, ritmi serrati, ma ne farei altri mille così". Mentre la "star" Matteo Branciamore ha sottolineto quanto è raro trovare una persona che sperimenta qualcosa di diverso e non ha paura di toglierti la maschera televisiva a cui sei legato. Poi le donne: Lidia Vitale che ha descritto il variegato mondo fuori dal set come il vero film; Giada de Blanck "i miei pochi minuti di gloria cinematografica li ho assaporati tutti e vissuti come un sogno che si realizza, è stata una bellissima esperienza" e Giorgia Wurth, che interpreta una ballerina di pole dance "certo andare in questi locali alle dieci di mattina per vedere l'ambiente era un po' squallido, ma ho trovato il mio personaggio 'una perdente, un po' ingenua' molto più interessante di tanti altri vincenti".

In tutto ciò il morale della truppa era tenuto alto dalle imitazioni di Franco Califano e Silvio Muccino che improvvisava Branciamore prima di girare.



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