Interviste Cinema

20 anni di Noir Americano in un film esperienza sensoriale: Giuseppe Boccassini presenta Ragtag

Ragtag è stato presentato Fuori Concorso al Noir in Festival 2022. Ne abbiamo parlato con il regista Giuseppe Boccassini, che in 84 minuti ha condensato il Noir Americano dall'inizio degli anni Quaranta alla fine degli anni Cinquanta.

20 anni di Noir Americano in un film esperienza sensoriale: Giuseppe Boccassini presenta Ragtag

Uno dei titoli secondo noi più interessanti della bella selezione del Noir in Festival 2022 è Ragtag, presentato Fuori Concorso. Non si tratta di un divertissement né di un'opera d'arte astratta né di un esperimento estetizzante, ma di un omaggio al Noir classico americano realizzato attraverso il montaggio non soltanto di scene di oltre 300 classici del genere ma anche di frammenti di scene, di fotogrammi, ripetuti nella stessa sequenza o con delle variazioni e facendo sempre attenzione alle parole e ai suoni. Il risultato è un’esperienza sensoriale, estetica, in cui la vista e l’udito vengono costantemente stimolati. Allo spettatore viene chiesto inoltre di cogliere le associazioni di idee e di fare un ripasso dei pilastri del cinema Noir a stelle e strisce.

Ragtag è diretto da Giuseppe Boccassini, regista italiano che abita a Berlino e grande appassionato di cinema. Lo incontriamo davanti a un caffè e a una prima colazione a base di uova strapazzate e bacon, e gli chiediamo innanzitutto di spiegarci l’uso che nel film ha fatto della ripetizione:
"Ho utilizzato la ripetizione in maniera ludica, ma anche ritmica" - ci risponde. "Sappiamo bene che i bambini traggono giovamento dal ripetere le cose, e questo perché non sono legati, al contrario degli adulti, ai grandi significati della vita, alle strutture esistenziali. La ripetizione ludica, in Ragtag, serve quasi a creare un effetto assurdo, surreale e sospeso attraverso cui ho cercato di smascherare i sensi del Noir, che in realtà sono sensi circoscritti alla storia del Noir. Il mio film va dal 1940 al 1960 circa, raccontando 20 anni di cinematografia Noir con tutto ciò che ne deriva. In quei decenni ci sono state due guerre, pian piano si è affermata una visione nietzschiana dell’esistenza che ha annullato la centralità di Dio. C’è stato molto arrivismo, oltre a una guerra fra poveri e all'idea che ciascuno potesse arrivare a qualsiasi cosa. Tutto questo si è riflettuto sul cinema, e ovviamente sul genere Noir".

E che mi dici della ripetizione che hai utilizzato in senso ritmico?

Innanzitutto credo sia importante dire che i miei non sono loop, perché nel loop parti da un punto A, raggiungi un punto B e ripeti per enne volte la stessa sequenza. Invece io ho fatto dei chiasmi, ovvero dei segmenti che vanno sì da un punto A a un punto B e da un punto B a un punto A, ma dentro questo gesto che va avanti e indietro ho creato varie ripetizioni sullo stesso tema: magari c'è qualcosina in più, oppure qualche frammento o secondo in meno, quindi è un meccanismo che cerca se stesso nel ripetersi. Non è un meccanismo quadrato, è un meccanismo fluido dentro una situazione matematica, perché il film è matematico, il montaggio è matematico.

Com'è nato Ragtag?

Io ho lavorato sempre con materiale d’archivio in qualche modo, ma mai prendendo in esame un periodo storico così grande. Ho fatto, per esempio, un film sull’archivio di Chicago. In questo caso, Federico Rossini, che è un mio caro amico e che aveva visto alcuni miei film precedenti in cui avevo messo dei frammenti di Noir, perché comunque il Noir è il genere che amo di più, mi ha proposto di "costruire" questo film. Gli avevo fatto uno scherzetto con La donna che visse due volte, facendo un montaggio particolare, così mi ha detto: "Dovresti provare a fare un film sul Noir". Ho accettato subito. C'era la pandemia e avevo tanto tempo.

Ma davvero conoscevi tutti i film che hai inserito in Ragtag?

Ho visto i film mentre li montavo. Ho iniziato quasi da zero, perché avevo visto solo fra i 20 e i 40 Noir di quelli che ho messo. Federico mi ha dato una guida dei Noir americani e sono partito dal 1940. Il primo film che ho visto è stato Ombre malesi, quindi Lo sconosciuto del terzo piano, e poi sono andato avanti, e mentre guardavo i film, di solito la sera, prendevo nota mentalmente delle cose che mi avevano colpito, e il giorno dopo andavo al montaggio e vedevo cosa succedeva, e ho fatto sempre così dall’inizio alla fine. Ovviamente al principio non ero preparato, non sapevo cosa sarebbe accaduto, dopodiché ho dovuto ordinare le idee, perché più allargavo i miei orizzonti, e più si andava delineando una struttura e cambiavano i temi dei Noir. Il Noir nel '56 era molto diverso dal Noir degli anni Quaranta, e forse il Noir puro è finito alla fine degli anni Quaranta. Il grande cambiamento è stato questo: che negli Stati Uniti gli anni Quaranta sono stati anni in cui gli spettatori osservavano la violenza con un certo divertimento, perché la violenza era, sì, intorno a loro, ma la guerra non era mai arrivata negli Stati Uniti, e infatti c’è una scena di Sabotaggio di Alfred Hitchcock in cui c’è un personaggio che scappa inseguito dalla polizia. A un certo punto si rifugia in un cinema dove il pubblico sta guardando un gangster movie e ride agli spari, però poi l’uomo in fuga entra, sale sul palco e qualcuno gli spara, allora gli spettatori smettono di ridere. Ecco, secondo me Hitchcock ha voluto dire: Quando gli Stati Uniti avevano la violenza della guerra fuori dalla loro nazione, questa veniva estetizzata, perché c’era una distanza che permetteva un’estetizzazione, mentre quando la violenza della guerra ha contagiato gli Stati Uniti, le cose sono cambiate. E infatti, negli '50 gli Stati Uniti sono diventati un paese violentissimo, poi c'è stata la Guerra in Corea. Il '52 sembra sia stato l'anno con più morti ammazzati, inoltre l’ambizione cresceva sempre di più, e il Noir si è fatto più giornalistico. E appena è successo, la fotografia, da vellutata, ambigua e poetica, è diventata più schietta, realistica. Ovviamente non è un passaggio brusco, ma molto graduale.

Hai detto che ami tantissimo il Noir. Perché questo genere ti affascina tanto?

Il Noir, in realtà, è un non genere. Nasce negli anni '40 negli Stati Uniti, però viene definito Noir negli anni ‘50, dai francesi che avevano visto L'ombra del dubbio di Hitchcock e altri quattro o cinque Noir americani a Parigi. Però il Noir esisteva già da dieci anni, quindi è un genere post-moderno per eccellenza, perché crea una categoria dopo che l’evento è stato già fatto.

In Ragtag ci sono tutti gli oggetti tipici del Noir, dalle armi ai cappelli. E poi treni, automobili. Quali sono i simboli che preferisci?

Veramente non lo so, però c'è un altro aspetto interessante nel Noir, che è quello dei mezzi di trasporto, e il più utilizzato è la macchina. Ora, il cinema è macchina, e mi piace che il film stesso appaia allo spettatore come una macchina, e in fondo Ragtag è un assemblaggio di pezzi diversi, un Frankenstein che poi miracolosamente si muove. I trasporti sono dunque importanti nel film. Ci sono il treno, l'aereo, la nave. Si tratta di mega oggetti che schiacciano l'uomo e sono importanti anche nella storia di quel periodo. A volte in Ragtag gli oggetti sono complementari ad altri. C’è per esempio una scena in cui vediamo una scodella di crema che viene agitata, e poi un orologio più o meno della stessa forma, e quindi è come se il tempo venisse un po’ shakerato, o possiamo parlare di tempo sbattuto. Insomma, c’è anche un filo formale che lega i vari segmenti. Naturalmente, ci sono pistole ovunque, cappelli, orologi, ci sono molti oggetti sferici o che comunque hanno una forma circolare, e questo per una ragione ben precisa.

E sarebbe?

Secondo me il primo noir è M di Fritz Lang. In M troviamo una gran quantità di cerchi, perché il Noir, se ci pensate, è un serpente che si morde la coda. Con i suoi morti continui, non è un genere che cerca un riscatto, e infatti finisce quando diventa politico, anche se il Noir, per definizione, non ha uno scatto politico e i personaggi non sono avanzati a livello politico. La donna, per esempio, a un certo punto inizia a riscattarsi dalla figura di femme fatale e diventa capobranco, però il riscatto non le porta uguaglianza. M comincia con dei bambini che girano in tondo, poi troviamo una giostra, che è il simbolo del caos di quegli anni. In generale, le spirali, le ruote, le scale a chiocciola del Noir sono tutti simboli di un farsi male da soli, di un genere che non riesce a uscire da se stesso.

Però il tuo film ci racconta un’evoluzione sociale, politica…

In effetti sì. Nella seconda parte di Ragtag c’è un uomo di colore che chiede a un cameriere bianco di portargli una birra, mentre all'inizio vediamo un uomo di colore che fa il facchino, quindi anche qui ho voluto evidenziare una trasformazione sociale.

Ragtag è un film che va accolto con mente aperta e voglia di lasciarsi andare alle suggestioni delle immagini e dei suoni. Credi che lo spettatore saprà apprezzarlo anche se non è un cinefilo?

Spero di sì. Secondo me, però, Ragtag va visto due o tre volte. Io ho una tale familiarità con quello che ho fatto che i messaggi mi appaiono chiari, ma a una prima visione non è mai così, perché bisogna elaborare tante cose. Il mio non è solo un film di gesto estetico ma è anche un film-saggio, anche se odio il film-saggio.

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