Interviste Cinema

18 regali per un inno alla vita: Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli e il regista Francesco Amato sul toccante melodramma

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Ispirato alla storia vera di Elisa Girotto, madre che, una volta saputo che sarebbe morta di tumore, lasciò 18 regali alla figlia appena nata da aprire per i primi 18 compleanni.

18 regali per un inno alla vita: Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli e il regista Francesco Amato sul toccante melodramma

Un paio d’anni fa le cronache riportarono una notizia che commosse tutti. La storia di Elisa Girotto, una donna che preparò scrupolosamente e lasciò 18 regali di compleanno alla figlia appena nata, una volta avuto la conferma che stava morendo di cancro. Un lutto che si trasformava in inno alla vita che ha ispirato Andrea Occhipinti nell’affidare il progetto a Francesco Amato, regista di un altro melodramma interessante, Cosimo e Nicole. Dopo molto lavoro ecco arrivato 18 regali, in uscita per Vision Distribution il 2 gennaio

Ne hanno parlato alla stampa oggi, insieme a Francesco Amato, le due protagoniste: Vittoria Puccini nei panni di Elisa e Benedetta Porcaroli in quelli della figlia ormai diciottenne, piena di rabbia per dover ogni anno festeggiare, pur coincidendo la data del compleanno con quella della morte di una madre che non ha mai conosciuto. Il marito, Alessio Vincenzotto, era in conferenza, come una presenza gentile e piena di positività, assente invece l’attore che lo interpreta, Edoardo Leo.

“Ho sentito la notizia alla radio e ricordo che la rigettai, mi spaventò”, ha dichiarato il regista. “Il giorno successivo mi chiamò Andrea Occhipinti per trovare una maniera per raccontare la vicenda in un film. Ho provato a capire come farlo fino da quando, era l’ottobre del 2017, sono andato per la prima volta a trovare Alessio, che mi ha aperto le porte della sua casa quando Elisa era morta da meno di un mese. Mi ha svelato il suo immaginario e fatto leggere le lettere che ha lasciato, di grande potenza emotiva, piene di volontà di misurarsi con il futuro a pochi giorni da una morte di cui era consapevole. Mi colpì il tono, che mi convinse a raccontare questa testimonianza, non la loro storia, il messaggio di speranza che veicola poi il film, che ha come riferimento certo melodramma non italiano e un’ambientazione che può ricordare la provincia americana. Una storia d’amore non poteva evitare un incontro fra madre e figlia e da lì ho costruito un legame psicanalitico, più che onirico. Con Alessio si è creata una bella complicità, tutti abbiamo messo più del solito per uno speciale senso di responsabilità nei confronti di Elisa e della famiglia, che ci ha dato grande slancio”. 

Sentendo parlare protagoniste e regista, e vedendo il grande sforzo di mantenere l’emozione entro un livello di guardia, si capisce bene come fosse particolare per tutti, questo film ispirato a una storia vera così toccante. “Abbiamo iniziato andando due giorni a casa di Alessio”, ha detto la Puccini, “che ci ha messo a disposizione con generosità un materiale così intimo e prezioso, che abbiamo cercato di maneggiare con la massima cura e il rispetto che una storia così meritava. È stato molto emozionante vederlo tirare fuori dall’armadio i regali già pronti, o leggere le sue lettere, ho sentito subito che emanavano vibrazioni positive che accompagneranno la figlia, è un inno alla vita. Ha avuto la forza di non concentrarsi sul presente, ma di proiettarsi nel futuro della figlia, chiedendosi come potesse accompagnarla, pur non essendo fisicamente con lei. Nelle lettere emerge una nobile semplicità, un'eredità fatta di cose concrete e pratiche, come il richiamo all’organizzazione di chi accompagnerà la figlia all’asilo il giorno che il padre non potrà. Del resto era super organizzata, scriveva liste per tutto. Le ha lasciato un vero kit di sopravvivenza, invitandola a vivere in pieno, poi sarà lei a camminare con le proprie gambe, come è giusto e come noi mamme sappiamo bene, rispettando i figli come siano altro da noi. Ogni spettatore reagirà in maniera diversa, in base alla sua sensibilità e al proprio vissuto”.

Bendetta Porcaroli mette in rilievo la semplicità della vita di Elisa e Alessio. “Non voleva lasciarci come eredità i massimi sistemi, ma la figlia Anna nel film si trova a 18 anni nel momento più difficile, dopo aver scartato ogni anno dei regali senza la mamma, facendo emergere cose con cui magari non aveva pienamente fatto i conti. Uscendo non sapevo se piangere o ridere, se mi avesse insegnato qualcosa o fosse solo una storia di due donne che non si conoscono e imparano a scoprirsi l’un l'altra. Sono molto felice di aver fatto un film così sincero, che non vuole insegnare qualcosa o giudicare, ma mettere al centro persone meravigliosamente semplici. Nessun intento ricattatorio ci ha guidato, mi è stato chiaro fin dalle prime prove, ma la voglia di raccontare le alterne emozioni di tre coppie, con i loro conflitti e le loro diversità. Non è solo un dramma, ci sono anche momenti divertenti”.

“Ognuno ci ha messo qualcosa di proprio”, ha tenuto a sottolineare Francesco Amato, “abbiamo iniziato leggendo il testo tutti insieme, come si fa comunemente, poi l’ultima fase di scrittura è avvenuta fra tutti, sceneggiatori e attori; un momento in cui abbiamo messo in gioco le nostre idee, perché la storia fosse più universale possibile. In questo senso ho cercato di sottrarre territorialità, siamo in un luogo non identificato. Ho voluto poi creare un rapporto come solo il cinema può fare, fra due donne che non si sono conosciute, giocando con il tempo, prendendo spunto da una teoria psicanalitica, la trasmissione transgenerazionale dell’inconscio. Ci sono parenti che hanno vissuto in epoche diverse, in particolare durante la Shoah, che conoscono eventi vissuti da nonni o genitori pur non avendoli mai conosciuti. Più che l’aspetto metafisico, mi interessava quello psicanalitico”:

18 regali uscirà il 2 gennaio, distribuito da Vision.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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