Interviste Cinema

13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi - Il racconto di attori e soldati

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Il film di Michael Bay sui tragici fatti avvenuti in Libia l'11 settembre del 2012, nei cinema italiani dal 31 marzo.

13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi - Il racconto di attori e soldati

L'11 settembre 2012 un gruppo di terroristi attaccò prima lo US State Department Special Mission Compound e successivamente l'Annex, il vicino distaccamento della CIA a Benghazi, in Libia. Un team di sei security operator americani respinse l'attacco andando oltre il loro compito stabilito, salvando decine di vite e limitando notevolmente le perdite. Dal libro che Mitchell Zuckoff ha scritto su quella vicenda insieme ad alcuni dei membri di quel gruppo Michael Bay ha tratto il suo nuovo film 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, nei cinema italiani dal 31 marzo. In occasione della presentazione del film negli USA abbiamo incontrato il cast di attori e tre dei veri soldati che vissero sulla propria pelle l'attacco di Benghazi.

13 Hours e Michael Bay
Per raccontare 13 Hours si deve necessariamente partire da Michael Bay, il Re Mida che ha fortemente voluto realizzare questo film, e l'ha fatto alla sua maniera. "Michael è una trottola rumorosa e infermabile - esordisce uno dei protagonisti principali, James Badge Dale - Preferisce stare al centro dell'azione, essere coinvolto direttamente, lavora sempre attaccato al direttore della fotografia. E' stato bellissimo vedere la collaborazione con Dion Beebee, con cui invece ha mantenuto un rapporto più compassato, più concentrato: si sussurravano consigli in un set dove invece tutti urlavano, pieno di frastuono e rumori assordanti. Una sinergia di incredibile potenza per il film."
Anche John Krasinski, coprotagonista di 13 Hours, dice la sua sul regista: "Il pregio di Michael è che conosce perfettamente se stesso e il suo lavoro, cosa che rende gli attori molto sicuri. Ti dice all'inizio quanto e quanto duramente lavoreremo, ed è veramente così. Il set con lui è impegnativo, e mentre a noi tutto può sembrare caotico nella sua testa invece ogni componente è già incastrata. Quando ci siamo seduti il primo giorno per le prove ha dichiarato che aveva già tutto il film in testa e sapeva esattamente come girarlo. Ed era vero, non scherzava affatto."
David Costabile - il mitico "cuoco" Gale Boetticher in Breaking Bad e un agente della CIA in 13 Hours ci presenta invece Bay sotto un'altra prospettiva: "Devo ammettere che mentre giravamo le scene d'azione non ero sulla stessa linea di Michael, non capivo bene cosa stava succedendo o perché stesse girando in quel modo. Diciamo che il mio orologio interno non andava allo stesso tempo del suo. Però se si tratta di Michael Bay devi fidarti, per quanto riguarda questo tipo di cinema è uno dei migliori. Quando ho visto il risultato finale ho capito che ho fatto bene a fare questo film, anche se era la parte umana che mi interessava di più, vedere come le persone prendono decisioni che possono salvare la tua vita o farti soccombere." Ultimo a condividere l'esperienza della collaborazione con Bay è stato Pablo Schreiber, che nel film interpreta un altro dei sei membri del team: "Michael non ti diceva mai cosa avremmo girato giorno per giorno, in modo da tenerci sempre preparati a tutto. Per me una scena era importantissima per caratterizzare il mio personaggio, è praticamente il suo climax. E una mattina Michael si presenta e mi dice: "Ok, andiamo sul tetto a girare la tua scena!" Ero terrorizzato, non è stato facile. Ha una grande energia, qualche volta può spaventarti ma il livello che tiene sul set è altissimo e alla fine i risultati sul grande schermo si vedono."

Attore/personaggio
Che tipo di lavoro sul corpo e sulla psicologia hanno dovuto fare John Krasinski, James Badge Dale e gli altri attori che sul grande schermo hanno dato vita cinematografica ai veri protagonisti della battaglia di Benghazi?
"Mi sono documentato su Tyrone Woods attraverso i soldati con cui ha lavorato - risponde James Badge Dale - E solo una volta finito il film mi sono messo in contatto con la sua famiglia. Sentivo molto la responsabilità di farlo nel modo migliore possibile per rispettare la sua memoria. Ho parlato con la madre di Tyrone e lei spera che con questo film la gente che si è nutrita di tutte le assurdità che i media hanno scritto su Benghazi conosca finalmente la vera storia, che nessuno veramente ancora sa. La scena sul tetto in cui il mio personaggio si confronta con Jack, quello di John Krasinski, è stata la più difficile a livello emotivo. Michael Bay ci ha concesso di girarla per ultima, cosa che normalmente in un action movie non si fa, l'azione arriva sempre alla fine. Stavolta invece abbiamo invertito le riprese perché quello era il fulcro emotivo dell'intera storia, dovevamo conoscere bene chi stavamo interpretando e quali emozioni provassero." "Vengo da una famiglia di militari, cosa di cui vado molto fiero - continua Krasisnki - per me è stata una grande responsabilità interpretare la parte nel modo giusto, volevo anche capire cosa significa servire e sacrificarsi in questo modo. Al personaggio di Jack poi mi sono connesso subito, soprattutto al suo conflitto interiore se andare o meno a Benghazi, lasciandosi la famiglia alle spalle. Ho avuto una bambina proprio poco prima di partire per fare 13 Hours, quindi ho capito benissimo il dilemma di Jack."
Anche Kris "Tanto" Paronto (il soldato interpretato nel film da Pablo Screiber) commenta l'adesione del cast ai rispettivi ruoli: "Gli attori hanno restituito la nostra personalità al 100%, ci sono riusciti magnificamente. Molte delle battute che pronunciano nel film sono vere, soprattutto le freddure che ci scambiavamo nei momenti di pausa." "Sfortunatamente si sono allenati per il film con dei Navy Seals, così abbiamo dovuto spiegare loro tutto da capo..." scherza John "Tig" Tiegen, anche lui uno di coloro che combatterono in Libia.

Benghazi, 11 settembre 2012
Cosa avvenne veramente il giorno dell'attacco? John Krasinski tenta una risposta: "Molti pensavano di sapere cosa era successo a Benghazi, io stesso credevo di essermi documentato bene attraverso i notiziari o giornali. E invece alla fine era proprio il contrario, nessuno ad esempio conosceva la storia di questi sei soldati e cosa è veramente successo loro. La politica e un'informazione pilotata alla fine ha coperto la vera storia. Le persone che hanno combattuto quella battaglia sono il vero motivo per cui questo film è stato fatto, non lo spettacolo della guerra." "Spesso si guarda alla vicenda senza pensare agli esseri umani che l'hanno vissuta - continua Costabile - parlare con i veri protagonisti mi ha fatto capire che in un certo modo loro volevano essere lì, si erano preparati per tutta la vita, pochissime altre persone al mondo avrebbero potuto salvare tutte le vite che loro hanno salvato."
Mark Geist, un altro dei sei soldati al centro del conflitto, conferma la veridicità del film: "Ci sono delle differenze solo perché hanno dovuto condensare 30 ore di storia in un film di due ore, ma lo spirito del libro di Mitchell Zuckoff e di ciò che successe sono rimasti intatti."
Kris Paronto invece ci tiene a sottolineare ciò che quella vicenda gli ha insegnato: "Benghazi deve mandare un messaggio positivo, non negativo. Non mollare mai, non importa quanto dura sia la prova alla fine ne uscirai. Lo spirito umano non è fatto per mollare. Se Dio si è preso cura di me e dei miei compagni in quel momento, può farlo con chiunque." Anche Tiegen la pensa così: "Fidati dei tuoi fratelli, abbi fede in Dio e preparati ad affrontare le avversità. Non importa cosa abbiamo affrontato quella notte ne siamo usciti grazie al nostro spirito di fratellanza, alla fede e alla tenacia. Spero che la gente colga questo e lo faccia proprio nella loro vita di tutti i giorni. Solo perché avevamo fede in Dio e in noi come gruppo siamo riusciti a salvare così tante vite quella notte."
Come evitare che giorni come quell'11 settembre 2012 avvengano di nuovo? James Badge Dale non ha dubbi: "Viviamo in un mondo violento, in tempi molto difficili. Quello che possiamo fare prima di tutto è parlare tra di noi. Una delle cose migliori del lavorare nel cinema è che viaggio molto: abbiamo girato questo film a Malta e in Marocco. Abbiamo lavorato a stretto contatto con molti libici, persone di culture e religioni differenti. Quando la macchina da presa smetteva di girare aravamo costretti a parlare e connetterci con loro. Bisogna dare e ottenere rispetto e gentilezza, questo dovrebbe essere il nostro obiettivo, così ci si potrebbe rendere conto che in tutto il mondo siamo tutti un po' più simili di quanto pensiamo. Siamo più vicini."
E cosa si poteva fare invece per evitare quella tragedia? Risponde Paronto: "Si dovevano ascoltare quelli che avevano più esperienza sul campo, i quali sapevano che non c'erano abbastanza copertura e sicurezza né nel Compound né alla postazione della CIA. Qualche volta bisogna fidarsi di quelli che sono sul campo, che conoscono cosa sta succedendo, anche più dei politici o degli ufficiali."
La risposta di Tiegen è lapidaria: "Potendo, avrei ucciso tutti i terroristi il giorno prima."



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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