I soliti idioti - la recensione del film da oggi al cinema

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I soliti idioti - la recensione del film da oggi al cinema

I soliti idioti - la recensione del film da oggi al cinema


Anche scrivere di certi film, a volte, diventa più che altro un mettere nero su bianco, ciò che si pensa, in senso più ampio, della propria e altrui capacità di discernimento. E' quello che sta evidentemente succedendo a chi si trova alle prese con il passaggio della sketch-comedy I soliti idioti - divenuto a tutti gli effetti ulteriore fenomeno sociale - dal piccolo al grande schermo. L'arrivo in sala del film infatti, ha fatto sì che si conclamassero perplessità e interrogativi, non strettamente cinematografici (forse latenti sin dall'inizio della serie Tv?), che hanno amplificato questo che, oggi su quotidiani on-line e cartacei, sembra essere diventato un altro "indicatore" culturale.
I personaggi inventati e animati, con trucco e travestimenti studiatissimi, da Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, sono caricature portate all'estremo, che fanno sbellicare sempre più italiani, giovani o meno che siano. Sono ultra volgari, scorretti all'inverosimile, petulanti con i loro tormentoni, quasi del tutto privi di spessore, ma fanno tanto ridere.
Figure grossolane, che sotto una lente deformante e con i colpi d'accetta dell'approssimazione, cercano di rappresentare più luoghi comuni possibili della nostra società, e che, ancora, fanno tanto ridere.
E' questo il punto: la risata resta un'arma a doppio taglio, per chi ride, ma soprattutto per chi fa ridere. Lo spettro della risata gratuita e superficiale, per molti, sembra sempre minaccioso, una nebulosa che non rende chiara la consapevolezza critica dello spettatore, e le buone intenzioni dell'autore. Bisogna "fare a fidarsi", confidando in quella capacità di discernimento, di cui scrivevo sopra, per cui, non necessariamente divertirsi con l'immediata e spicciola comicità, sia segno dell'ottundersi del pensiero intelligente.

I due ex-vj colgono al volo il loro turno per passare il varco, aperto ormai da anni, tra televisione e cinema. Si fanno accompagnare, come Checco Zalone, da Pietro Valsecchi; non sono i primi, né tantomeno gli ultimi.
La loro, stavolta, è stata una scelta di unità narrativa, con quello che è un accenno, piuttosto debole, di sceneggiatura, che si svincola dalla consueta suddivisione in episodi.
Il bandolo della matassa è affidato alla coppia di personaggi "Father & Son", Ruggero e Gianluca, che tra Jaguar, ambulanze, mignotte e trivialità di diverso grado, snocciolano il repertorio, che lascia il posto però anche ai "cliccatissimi" siparietti di altri personaggi della serie.
Ci sono i gay Fabio e Fabio (uno ammutolito dal fastidio e dal telefonino, l'altro ossessionato dall'omofobia e da un'improbabile gravidanza); il metallaro Sebastiano, che non riuscirà mai a consegnare il suo pacco, ma ha la pazienza di un santo; la coppia iper borghese Marialuce e Gianpietro, in crisi, ma perfettamente "abbinati" e stavolta vestiti da tennis. Tutti sono diretti al matrimonio, clamorosamente annullato, tra Gianluca e quella "busta de piscio" (per dirla con Ruggero) della povera fidanzata.
Peccato però, che i personaggi di contorno, presenti sino ad un certo punto del film, spariscano poi, come dimenticati, in un evidente errore di scrittura.
Si saluta il Wes Anderson dei Tenenbaum, con personaggi che indossano sempre gli stessi abiti, ed anche il Brian De Palma di Carlito's Way, con il cameo di Gian Marco Tognazzi, nei panni di un avvocato davvero somigliante a quello interpretato da Sean Penn.
Ma il respiro del film resta sempre un po' corto, ed era prevedibile, vista la diversa natura dei tempi narrativi di sketch e cinema, il rischio è infatti, di riempire il vuoto con la ripetizione.

Se volete imparare nuove e pittoresche formule, per atterrire persone a voi non gradite, o se volete farvi la vostra idea su un film che potrebbe scatenare accesi dibattiti a cena, senza timore, fatevi sotto, è possibile che vi divertiate anche voi!

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