E venne il giorno - la recensione dell'eco-thriller firmato Shyamalan

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E venne il giorno - la recensione dell'eco-thriller firmato Shyamalan

E venne il giorno - la recensione

Una cosa la possiamo dare per certa: che il cinema di M. Night Shyamalan sia in evoluzione. Il fatto è che non è detto che “evoluzione” sia necessariamente sinonimo di “miglioramento”, come insegna la biologia e come testimoniano le condizioni del Pianeta Terra – utilizzando un paragone eco-friendly, tanto per rimanere in tema con il film.

È vero infatti che fin da Il sesto senso Shyamalan ha compiuto un percorso coerente di analisi dell’istituzione comunitaria e sociale degli Stati Uniti, della dialettica tra individuo e sistema, e che con questo E venne il giorno giunge a nuove, inedite considerazioni. È altrettanto vero che le caratteristiche strutturali del suo cinema si sono modificate, espanse, adeguate alle crescenti complessità tematiche.
Ma è anche vero che nel suo cammino evolutivo il cinema del regista d’origine indiana si è fatto progressivamente sempre più sfacciatamente cosciente delle sue ambizioni socio-filosofiche: se grossomodo fino a Signs le opere di Shyamalan erano film sostanzialmente “di genere” che lasciavano il loro messaggio trapelare tra le pieghe della narrazione, da The Village in poi è la teoria - esposta programmaticamente e tramite una solennità un po’ pedante - a governare la struttura tutta della narrazione, pur appoggiandosi comunque a strutture riconducibili ai generi e ad un’idea di cinema sostanzialmente classica, che rimangono però subordinate alle necessità intellettual-autoriali del regista.

E venne il giorno ha la trama e la struttura di un episodio espanso della serie Ai confini della realtà (quella classica, in bianco e nero...); sono poi evidenti e innegabili i riferimenti (in)diretti ai film che lo stesso regista ha citato come ispirazione diretta per il suo, come L’invasione degli ultracorpi di Siegel o Gli uccelli di Hitchcock. Ma la differenza sostanziale rispetto a questi modelli risiede in una costruzione della tensione infinitamente meno efficace, poiché allentata e diluita dalla pesantezza esibita della riflessione ambientale e sociale del regista.

Il livello interpretativo più superficiale ed evidente di E venne il giorno - quello che ne fa una sorta di eco-vengeange - è talmente sfacciato e facilone da perdere ogni capacità di intrigare davvero; quanto invece alle riflessioni più celate (o meglio, meno sfacciate) effettuate da Shyamalan - quelle riguardanti lo sfaldamento quasi necessario della comunità sociale, l’impossibilità del confronto/controcampo, l’esigenza di una rifondazione nucleare del tessuto connettivo umano – possono essere anche considerate condivisibili. Non condivisibile è la loro declinazione, intellettualmente rarefatta e pretenziosa, che penalizza E venne il giorno anche in quanto “semplice” film di genere.
D’altronde è lo stesso regista ad aver dichiarato che l’etichetta di “genere” gli va stretta: ma ci si chiede allora perché insistere su una strada di questo tipo.

Allora lo svuotamento – di spazi, luoghi, interiorità – messo in scena da Shyamalan in E venne il giorno non riesce ad impattare con sufficienti energia ed incisività lo spettatore, trasformandosi in uno svuotamento di senso cinematografico dove la fotografia minimal-zen del film appare un facile escamotage per nascondere una mancanza di sostanza reale e concreta.
E dove la negazione del controcampo rischia di apparire non tanto esemplificativa di un’inquietante assenza di confronto, dialettica o capacità di osservazione, quando di un’altrettanto spaventosa incapacità di (di)mostrare quel che si vorrebbe raccontare.

Schede film di riferimento